STUDIO DEL TERRITORIO

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C'era una volta...

Il castello di Avacelli

La chiesa di Sant'Ansovino

 

T@m - T@mplesso di Arcevia

STUDIO DEL TERRITORIO
progetto in verticale dell'I.C. di Arcevia

 Moduli trasferibili di scuola media
(classe II A - Scuola media di Arcevia)

in adesione e in collaborazione con il progetto SPACE (educazione al patrimonio culturale) dell’IRRE TOSCANA

La Chiesa di Sant'Ansovino
(testo collettivo)

 

"Nella provincia di Ancona, nel comune di Arcevia, presso la località Avacelli, si trova l’antica Chiesa romanica di S.Ansovino. Nel 1082 era già costruita e conosciuta, come risulta da un antico documento notarile che si trova nell’archivio del comune di Serra S. Quirico. Nel X sec. la zona intorno era molto popolata, inoltre era un importante  punto di riferimento per mercanti  pellegrini che volevano raggiungere l’Umbria, Roma o altri monasteri, numerosi tra le montagne dell’Appennino. La valle di S. Ansovino era una zona di passaggio tra la valle del Misa, e dell’alto Esino lungo un percorso tuttora esistente.

La stradina, che passa vicino alla Chiesa sale infatti verso il Piano dell’Ospedale dove nel Medio Evo c’era un ospizio per i viandanti, scende sotto il castello di Genga, risale verso il castello di Pierosara, di origine longobarda, giunge al ponte romanico sul fiume Esino proprio nei pressi dell’abbazia di S.Vittore delle Chiuse.

 

 

Di fianco alla Chiesa, sopra un’altura, c’è il paesino di Avacelli, a sud della chiesa si possono intravedere le cime dei monti della fascia pre-appenninica. Vicino alla chiesa c’è un fossato, chiamato Fusano, anni fa era alimentato da una sorgente di acqua. che muoveva due macine di mulino a valle della chiesa e che era utilizzata per gli usi domestici dagli abitanti di Avacelli. Ora la sorgente è stata captata dall’acquedotto e il fosso è secco per gran parte dell’anno.

Attaccata alla parete destra della Chiesa c’è una costruzione più recente, risalente al 1700 circa, notiamo l’uso di mattoni più regolari e di diversa fattura rispetto a quelli della Chiesa. Durante la costruzione della casa è stata chiusa una parte della monofora sulla parete destra della Chiesa, sotto il tetto.

 

 

Sopra il portone principale c’è uno stemma con croce greca astile, circondato da sei palle e incastonato entro una nicchia con volta a tutto sesto. Sul fianco sinistro della Chiesa c’è un’apertura che immette in due stanze sotterranee, che venivano utilizzate originariamente come ossario.

 

 

La Chiesa ha un ingresso, ad arco a tutto sesto chiuso da una porta di legno. L’interno è ad una navata,  il soffitto è realizzato con travi di legno. Il pavimento della navata  e del presbiterio è in marmo, è evidente che non è originario ma sistemato recentemente, precisamente attorno al 1960, come pure l’altare. L’altare, posto nel presbiterio, rialzato di uno scalino, è racchiuso nel catino absidale, davanti  si nota una botola che dà accesso alle stanze sotterranee, abbiamo sollevato la tavola di legno e verificato la corrispondenza.

Addossati alle pareti, a metà della navata ci sono due semipilastri affiancati da pilastrini sovrastanti, reggevano, anticamente, l’arco centrale che divideva e sosteneva i soffitti a crociera. Delle due campate, alcuni capitelli sono originali, altri provengono da materiale di reimpiego utilizzato nel restauro. Gli elementi decorativi in bassorilievo sono costituiti da una cornicetta geometrica e da fiori diversi uno dall’altro, il capitello di destra è formato da volute, e foglie stilizzate che si richiamano allo stile romano.

 

 

Su un pilastrino d’angolo è scolpito un viso molto rozzo tipico dell’ arte barbarica, con sopra una corona e una cornice stilizzate, Sul lato destro e sinistro dell’arco dell’abside. Ci sono due fasci di piastrini sovrastati da capitelli. Quelli centrali, ora interrotti sorreggevano, anticamente, gli archi che costituivano le nervature del soffitto a crociera.

Sui capitelli del catino absidale ritroviamo tre figure umane intere con volti stilizzati in atto di pregare, al centro una  donna con corona, poi un’aquila, infine delle foglie molto stilizzate.

Nell’altro lato (a destra) notiamo sul capitello altre decorazioni, testimonianza dell’arte longobarda: i nodi intrecciati, un volto più curato nei particolari, poi degli  animali, una ruota, dei nastri.

 
 

Lungo i pilastrini notiamo resti di affreschi. Sulla parete destra notiamo una monofora e una porta ad arco ambedue murate. Sulla stessa parete nella prima campata c’è un affresco di epoca successiva alla costruzione della chiesa raffigurante una Madonna con Gesù, il bambino ha un piccolo angelo in mano, sono utilizzati colori caldi, le vesti sono morbide e colorate.

Uscendo dalla chiesa, nella parte posteriore, nell’abside, ci sono varie colonnine decorative con dei capitelli dove sono rappresentati foglie ed animali. Parte di questi elementi non sono originali, ma provengono dalla chiesa di S. Maria Pié di Monte, anch’essa molto antica,ma completamente distrutta. Oggi questa chiesa rurale, testimonianza dell’incontro tra cultura longobarda e cristiana, non e più utilizzata, solo un volta l’anno vi viene celebrata la S. Messa."

 

(Alunni II A - Media Arcevia)