Agitazione; buio; attacchi
di calore; attesa; ma anche felicità. Felicità molta poi,
pensando che aspetto questa gita da dopo Natale. La notte
passata in bianco la considerai come una sfida, o come una
preparazione. Immaginavo infatti quelle notti che avrei
passato in stanza affrontandole con un compagno tenace e una
buona scorta di stuzzichini. E, perché no, anche qualche
pigiama party, di cui tanto parlammo la sera prima. Le 5.15
arrivarono tra una sveglia e un’altra e non ci pensai su due
volte per alzarmi ed affrettarmi a soddisfare la mia attesa.
Entrando in sala, la prima cosa che istintivamente notai
furono le borse dove la sera prima spendemmo due ore solo
per infilarci qualche ricambio, il beauty-case e il
necessario per la doccia. Fatta colazione, domai i miei
capelli e, finalmente, sfrecciammo verso l’ultima tappa. Mia
madre, speranzosa di aver ben organizzato ogni cosa, mi
lasciò nel buio rischiarato dalle lanterne. Molti dei miei
amici mi accolsero calorosamente e, più insonnoliti che mai,
ci sedemmo sulla scalinata della piazza di Montecarotto ed
attendemmo in silenzio, nel silenzio solo rotto dalla
conversazione dei genitori eccitati. Dopo un quarto d’ora
arrivò il pullman tanto atteso, già invaso dalle seconde di
Serra e, fattaci forza, caricammo i nostri pesanti borsoni
nel portapacchi. Preso posto (in un duo di sedili) mi
affacciai al finestrino con due emozioni che non seppi
scegliere: la felicità e la tristezza.
Caserta
arrivò dopo 5 ore in un’atmosfera di intensa stanchezza,
appesantita dal caldo del luogo. Sembrava d’essere al
circuito di formula 1 di Brasile: l’aria era così ferma che
una piuma sospesa a mezz’aria sembrava in siesta. Respirare
era affannoso e passeggiare pareva scalare una montagna.
L’entrata della reggia era pullulante di gente disoccupata
che vendeva articoli poco interessanti. Visitatala, uscimmo
finalmente a respirare aria fresca in un immenso parco dove
anche un aereo sarebbe potuto atterrare. “Veramente un parco
incantato” pensai. Dopo aver pranzato al sacco, i professori
ci concessero una tanto sperata ora libera, di cui io e i
miei compagni cogliemmo all’istante l’occasione. Il nostro
primo obiettivo fu Cascatella situata proprio al termine
della visuale estesa della reggia. Arrivati a metà strada,
ci accorgemmo di aver già percorso almeno due Km e ne
mancavano ancora almeno il doppio. Rassegnati, ci
avventurammo in un sentiero che attraversava l’incontaminata
foresta. Arrivati poi ad un laghetto, decidemmo di
proseguire il nostro tragitto affidandoci alla logica, solo
dopo però aver fatto una risata con la sperduta dei nostri
compagni Cristian e Renato. Arrivammo dunque in anticipo
all’appuntamento e, nell’attesa, ci divertimmo il più
possibile con una palla. Il pomeriggio si trascorse con un
noioso tour di Napoli e l’arrivo all’hotel “la Sirenetta” fu
ragione di contentezza per molti. All’assegnazione delle
stanze non capitarono inconvenienti, anzi, fui il più
contento della comitiva. Nell’ora di sistemazione e
preparazione, fu un continuo viavai di gente che, eccitata,
esaminava con attenzione la stanza del compagno e dava il
proprio parere. Miracolosamente il viavai finì e, fatta la
doccia, io e i miei compagni di stanza ci dirigemmo dritti
dritti alla cena. Le portate non furono così pessime e, dopo
esserci saziati, ci dirigemmo in camera. Non aspettammo
molto che le professoresse ci dissero di prepararci per una
camminata sul lungomare. La camminata fu piacevolissima,
soprattutto conoscemmo dei cani randagi molto simpatici.
Quando ritornammo in albergo, non chiedemmo altro che di
avere la serata libera fino alle 2.00. La prof però ci
concesse solo fino a mezzanotte, anche se noi non accettammo
la proposta e progettammo di continuare a frequentarci. La
serata non passò proprio come avevamo immaginato, ma almeno
la vittoria del far tardi ci consolò e ci accontentammo.