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(ARTICOLI DELLA II A)
Economia mondo ed economia mondiale
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Storia motociclismo
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MOSTRA DEI FOSSILI
(ARTICOLO DELLA III A)
Sfogliando le pagine della nostra Terra

BARZELLETTE IN FRANCESE
(ARTICOLO DELLA III A)
Un français à Milan

 

Va al N:1


 

MOTOMONDIALE 2001
 
LA STORIA DELLA MOTO E DEL CAMPIONATO

Le origini della motocicletta si confondono,  s' intrecciano per poi dividersi con quelle dell'automobile e della bicicletta.
I costruttori dei prototipi auto, avendo a disposizione il motore, lasciarono le tre ruote per orientarsi alle quattro, mentre i pionieri dei "velocipedi  con  motore" abbandonarono le tre ruote per farne solo due .
A ideare qualcosa di molto particolare fu Bouton.
Mise un piccolo motore collegato direttamente sulla ruota anteriore attraverso la forcella che funge anche da  manubrio;  ma era sempre a tre ruote 

.....il primo motociclo realizzato in Italia risale al 1893 e si deve attribuire al prof. Enrico De Bernardi, autore nel 1884, dopo un periodo ventennale di studio dei motori a gas , di un brevetto di un veicolo a tre ruote dotato di propulsore a benzina. Il motociclo De Bernardi era in realtà una bicicletta con pneumatici, spinta da un carrello motorizzato posteriore a ruota singola e motrice....

Da questa idea a   dare l'impulso definitivo e a creare qualcosa di diverso furono due fratelli russi: i WERNER. Emigrati a Parigi  appresero l'arte sia del motore che della bicicletta;   costruirono un veicolo a due ruote, utilizzano l'idea di Bouton, ma   abolirono posteriormente una ruota .

La loro idea funzionò. All'inizio molti ruzzoloni (come per la bicicletta)  poi  il cervello fece il suo dovere, imparò ad equilibrare il corpo con impercettibili movimenti. Ne costruirono alcuni esemplari e li misero in commercio il 17 gennaio del 1898. E' MICHELE WERNER  a coniare la allusiva parola;  abbandona il termine "biciclo a motore", e ritiene  più corretto chiamarlo MOTO-CICLO, o meglio ancora MOTOCICLETTA al femminile,  perchè ormai sta diventando "l'amante" più desiderata dagli uomini di ogni ceto sociale.

All'inizio del secolo il nuovo veicolo é notevolmente diffuso. Si moltiplicano i modelli per opera dei francesi Rivierre, Fournier, De Dion, Rambaud, Gareau, Gillardot; dei tedeschi Hildebrand, Wolfmuller; non mancano gli italiani con Figini, Lazzati, Castellazzi, Rosselli, Edoardo Bianchi; infine gli inglesi con i due fratelli Goyan e Stevens, che fondano la nota AJS,  iniziando la produzione in serie, ma anche la sfida con le moto del continente.

 

STORIA DELLE GARE DI MOTO

Le competizioni non mancarono. La prima uscita della moticletta che si conosca, é la Parigi-Bordeaux del 1895 riservata indistintamente a tutti i veicoli a motore. Vi parteciparono insieme a tante stramberie motozizzate anche  due veicoli che potevano essere definiti "motociclette", anche se non erano ancora tali.

La motocicletta diventò un veicolo per uomini "duri" come si può leggere in ciò che segue.

"La motocicletta amava l’ uomo  selvatico, dotato di molta perizia, aspirava a  essere cavalcata dall'ardimento,  non desiderava altro che fondersi   in un unico corpo col pilota. L'abbraccio  della  potenza del mezzo  meccanico con l'agilità del pilota avvenne, creando   la "selvaggia bellezza" della motocicletta fino al punto che, facendo riferimento  ai  mitici figli di re Issione, i seguaci delle due ruote presero il nome di Centauri".

Il giorno della grande popolarità della motocicletta   arrivò nel 1903 con le grandi imprese sportive: la Parigi-Vienna, la Parigi-Madrid e la leggendaria sfida tra Francia e Inghilterra, in pista per affermare chi costruiva le migliori moto.
Scesero in gara su un circuito due potenti moto di 3000 cc. Vinsero i francesi a 86 km/h.

L'anno dopo nel 1904 in Francia nasce il Motocycle Club France, e contemporaneamente la Federation International des Clubs  Motocyclistes.

Molte  gare internazionali coinvolsero nell'agonismo tutti gli amanti della motocicletta.
In Inghilterra non rimasero a guardare: il 28 maggio  1907 organizzarono all'Isola di Man la più grande manifestazione d'Europa (ancora oggi una classica):  Il Tourist Trophy .
Fu la spina dorsale dello sviluppo di tutto il motociclismo agonistico.

Non mancarono in Italia gli appassionati, ma soprattutto non mancarono i "maghi" dei motori.

A Milano nel 1911 si costituì il primo Moto Club d'Italia. Nel 1912 si organizzò il primo Campionato di Motociclismo.  Nel 1913 la prima competizione di grande rilievo: l'Audax. Nello stesso anno  MAFFEIS  toccò i 116 km/h.
Nel 1914 venne avviata la preparazione del Raid Nord-Sud, una gara di velocità pura di grande impegno tecnico e organizzativo, ma la prima guerra mondiale ne impedì la realizzazione.

L'attività iniziò nuovamente nel 1919, con la nascita della Milano-Taranto; nel 1921   si diede il via al classico Circuito del Lario; nel 1922 nacque a Monza il Gran Premio delle Nazioni.
Nel 1933 si costituì  la Federazione Motociclistica Italiana.

In pochi anni l'Italia si rivelò stupefacente  nel campo motoristico.

Intelligenza, passione e abilità di piloti e  meccanici,  fecero decollare  il motociclismo italiano ai vertici mondiali. I nomi delle motociclette e dei piloti italiani sulle strade e negli autodromi  di tutto il mondo divennero  leggendari, fino agli anni Settanta.

La GILERA nacque nel 1909, la BENELLI  nel 1911, la GUZZI nel 1921, seguì poi la MORINI, la DUCATI, la LAVERDA, la GARELLI, la MOTOBI, la MONDIAL e molte altre ancora.

Un'altra azienda si distinse e dominò la scena mondiale nel secondo dopoguerra per molti anni,  la AUGUSTA;   per la costruzione e le strepitose vittorie della sua MV,  e per la costruzione delle poderose moto su licenza americana:
le  HARLEY- DAVIDSON.

Dai libri d'oro delle maggiori competizioni mondiali risulta evidente la superiorità delle marche italiane fino a un certo periodo.

Il Campionato Mondiale di Motociclismo iniziò per la prima volta nel 1949, con cinque classi: 125, 250, 350, 500, Sidecar. La Classe 50 cc. venne aggiunta solo nel 1962.
Nei primi 20 anni la superiorità delle marche italiane fu schiacciante: l'Italia vinse 46 titoli mondiali su 102, contro 15 della Germania, 12 della Gran Bretagna e 29 del Giappone. Quest'ultimo, apparso sulla scena solo nel 1961 con le medie cilindrate, poi cominciò a vincere su tutte le altre case motociclistiche.

I nomi Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki hanno fatto il giro del mondo e ad essi sono legati i successi dei migliori piloti di tutti i tempi.

 

 

 

 

 

(Damiano Pagnani, Matteo Rossi, Alessandro Manieri, Nino Rizvanovic e Gianluca Piras - II A)