Gli uomini illustri di Sassoferrato

Bartolo da Sassoferrato
(1313-1359)

Giureconsulto, fondatore della civile giurisprudenza, fu chiamato dai contemporanei Monarcha Juris perché oltre ad essere un insigne espositore del Diritto Romano, ne seppe interpretare lo spirito, adattandone le norme ai nuovi tempi e alle mutate condizioni sociali. Il suo commento al Corpus Juris per secoli fece testo nelle scuole ed in certi luoghi si può affermare che il diritto romano venne conosciuto unicamente attraverso l'opera di Bartolo. Fu allievo di Cino da Pistoia e gli successe sulla cattedra dell'Università di Perugia. Oltre che insegnante, Bartolo fu giudice ed avvocato e nella sua vasta opera occupano un posto importante le sue Sententiae e i suoi Consilia.


Niccolò Perotti
(1430-1480)

Nacque a Sassoferrato, fu educato a Mantova da Vittorino de' Ribaldoni da Feltre, uno dei più grandi maestri del suo tempo e successivamente a Ferrara dal Guarino. Giunto a Roma passò al servizio del Cardinale Bessarione e lo accompagno nella sua delegazione a Bologna dove incontrò l'imperatore Federico II al quale presentò l'omaggio della città con una splendida orazione latina, che gli valse la corona d'alloro e la nomina di Conte, estensibile a tutti i discendenti. Fu segretario apostolico di tre Papi (Eugenio IV, Niccolò V e Callisto III). Nel 1458 Papa Pio II lo nomina Arcivescovo di Siponto. Morì il 14 dicembre 1480, la sua tomba è nella cattedrale di Manfredonia. Le sue opere più importanti sono: la traduzione dei primi cinque libri di Polibio; un Trattato di Metrica Oraziana e i Rudimenta Grammatices. Scoprì nella biblioteca Vaticana 32 Favole di Fedro che ancora oggi vanno sotto il nome di Appendix Perottina, ma l'opera più grande di questo geniale umanista, lasciata purtroppo incompleta, è la Cornu Copia Linguae Latinae. Alla città di Sassoferrato, l'Arcivescovo donò una raccolta di reliquiari attualmente al museo civico di Sassoferrato.


Pietro Paolo Agabiti
(1470-1540)

Nasce nel Borgo di Sassoferrato da Agabito Agabiti. Fu pittore di soggetti religiosi, oltre che architetto e ceramista. Nel 1497 dipinge la Tavola "La Madonna in trono con il Bambino e due Santi" conservata nella pinacoteca civica di Padova, considerato il suo capolavoro. In questa opera è evidente la maniera veneta di Cima da Conegliano del quale l'Agabiti subì il fascino. Tra il 1523 e il 1526 avvenne, a Jesi, l'incontro più importante della sua vita artistica con il pittore Lorenzo Lotto. L'arte dell'Agabiti è da considerarsi un felice incontro tra la pittura veneta e quella umbra.


Giovan Battista Salvi detto "il Sassoferrato"
(1609- 1685)

Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato dal suo paese di origine nasce nel 1609. La sua formazione è pressoché sconosciuta. Allievo del padre Tarquinio, buon pittore locale, si sposta poi a Roma e a Napoli, ed è possibile che in ambiente napoletano si sia interessato alle opere del Reni e del Domenichino. Dopo una prima formazione marchigiana, compie a Roma le scelte che lo portano a rifiutare il linguaggio barocco. In un'epoca in cui gli artisti prediligevano impasti cromatici fortemente contrastanti, il Sassoferrato sembra affermare l'opposto; il nitore, la stasi, l'impassibilità, in una resa di colori che sembrano di smalto, puri, nitidissimi, squillanti. Le sue opere religiose, soprattutto Madonne, sono piene di dolcezza e di sentimento religioso. A 34 anni compiva il suo capolavoro: la "Madonna del Rosario" conservato nella chiesa di Santa Sabina a Roma. Una produzione tuttora poco nota del pittore è la ritrattistica. Le sue opere sono conservate in Chiese, Musei e collezioni private di tutto il mondo, nella sua città natale si conservano quattro opere. Nel 1977 e nel 1986 le poste italiane hanno emesso una serie di francobolli con la sua effigie e quella delle sue Madonne.



Last update Nov 29 1998

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