S. Michele Arcangelo
Al Santo Patrono S. Michele Arcangelo, il
grande evocatore dei morti nel giorno del giudizio e della resurrezione, è dedicata la
chiesa parrocchiale di Rosora. Il sacro edificio è del '700 in quanto allora fu
necessario demolire le primitive strutture gravemente lesionate dalle scosse telluriche
che si erano succedute nella seconda metà del secolo precedente.
La nuova chiesa fu ricostruita a poca distanza dal sito dove sorgeva l'antica chiesa
ricordata sin dal 1199 nella bolla di Innocenzo III. Nell'edificarla fu utilizzato un
elemento difensivo dell'antico castrum. Pertanto in pianta l'edificio risulta
difforme dai modelli che nel '700 trovano larga diffusione nella Regione, anche perché
nei primi dell'800 furono eseguiti lavori di ampliamento dell'abside con il risultato di
una qualche sproporzione delle strutture.
Nella pala dell'altare maggiore è raffigurato S. Michele arcangelo: è una copia di
quella ben più nota di Carlo Dolci (1616-1686) e fu eseguita nel 1820 da Luigi Mancini,
un pittore originario di Jesi. |
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Sotto l'altare, in una urna di cristallo, nel
1973 sono state deposte le reliquie del martire Agapito riesumate nel 1803 nelle Catacombe
di S. Priscilla in Roma, sulla via Salaria e trasferite in quello stesso anno a Rosora
dall'abate Giacomo Fratini del monastero di S. Severino Marche.
Nella cappella di sinistra è posto un Crocifisso ligneo assai venerato dalla popolazione
di Rosora che ogni anno lo onora solennemente nel giorno 3 del mese di maggio. E'
attribuito a Pier Domenico Neofrischi, artista del '600, originario di Jesi e morto
proprio in Rosora nel 1674. La figura del Redentore sulla Croce, con il capo reclino ed il
corpo inerte, è espressa con umano realismo, contenuto e misurato.
Nella cappella di destra un gruppo, spiccatamente tardo barocco, della Vergine col figlio
in grembo (al presente è stato trasferito nella chiesa delle Tassanare). |
Da notare ancora una tela cinquecentesca
raffigurante S. Giovannino attribuito ad Andrea da Jesi.
Il giovane Battista, avvolto da un ampio manto rosso, è rappresentato nell'atto di
attingere acqua che scaturisce da una roccia. Con la mano sinistra protende la ciotola,
con la destra sostiene una Croce. Accanto gli sta il sacro agnello; sullo sfondo, oltre il
cupo sperone roccioso, alcuni fabbricati. Nella dinamicità della rappresentazione la
figura del piccolo santo assume una particolare esaltazione.
Nella sacrestia si trovano altri dipinti: un S. Vincenzo Ferreri; un S. Emidio; ed uno
grande della Madonna con Santi. |