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Teoria dell'iniziativa
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Visualizzazione del problema:
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difficoltà nell’esposizione
verbale, |
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difficoltà nella narrazione, |
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i bambini non leggono |
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Gestione del problema:
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Autonomia delle istituzioni
scolastiche |
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Continuità educativa e didattica in
verticalità tra i diversi ordini di scuola
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Perché si deve leggere? Perché
vogliamo che i bambini leggano? Come far leggere i bambini?
Possiamo dare una prima risposta sommaria, globale, perché
leggere, scrivere, non sono solo beni strumentali, necessari al nostro vivere, ma sono "bene in sé",
testimoni della nostra cultura, delle nostre origini. La
letteratura ha permesso all’uomo di esplorare il significato
della sua esistenza e dell’ordine del mondo, è nata quindi
per dare forma alle visioni dell’uomo, per passione,accesso
al sapere, progresso personale e sociale e non per qualche scopo
pratico e utilitaristico.Nel quadro delle attività proposte
nella scuola , tese allo sviluppo del linguaggio infantile,
(riconoscendone la centralità nella comunicazione e nella
costruzione della conoscenza), alla lettura di storie viene
riconosciuta sempre più importanza, in quanto induce il bambino
a compiere un particolare esercizio di abilità linguistiche e
cognitive che sono essenziali per la sua complessiva crescita
intellettuale e che,nello specifico, lo avvicinano alle
peculiarità della parola scritta; nel testo di Clodilde
Pontercorvo (Una scuola per i bambini 1990) si legge "tutta
questa attività di racconto e soprattutto di lettura di storie
al e con il bambino è un forte fattore di sviluppo delle sue
abilità linguistiche perché insegna a costruire e a estrarre
significato da un testo (composto anche da immagini ) e conduce
inoltre ad associare alla lettura e alla comprensione delle
storie un’emotività positiva(p.135). "E’ chiaro che
l’uso precoce del libro può essere un validissimo contributo
affinché il piccolo abbia l’esperienza che leggere ha senso,
che è piacevole, che i contenuti che emergono dal libro hanno
rispondenza nell’esperienza reale o sollecitano la fantasia ,
che per capire è necessario compiere una certa analisi delle
figure e delle parole che lo accompagnano(Susanna
Mantovani,1988,p.40)"Nella scuola il bambino entra per
imparare. Imparare a leggere e riconoscere le parole diventa
tutt’uno con l’imparare. Ma crediamo sia necessario
distinguere il momento dell’apprendimento della lettura dalla
lettura. Si separino quindi le prove tecniche dal compito
delicato "di portare alla lettura" intesa come
storia, narrativa, letteratura: piacere, senso estetico, primi
interrogativi esistenziali si incontrano nel rapporto intimo,
esclusivo fra bambino e il libro. Non sia frustrato
questo incontro così privato da contaminazioni che riguardano
doveri, compiti, controlli. Non si intrecci l’apprendimento
della lettura con la lettura. Si lasci che il bambino
arrivi alla lettura incoraggiato, spinto da un
"clima", e da una "regia", questa riteniamo
sia la giusta strategia. " Per ottenere questo risultato
ottimale è quindi opportuno che la scuola dispieghi i suoi
strumenti di apprendimento tecnico ma non induca confusioni,
usare la lettura a fini scolastici produce spesso un
atteggiamento reattivo di resistenza , di opposizione ,di
rifiuto. Non sia un "compito" il libro da
leggere" (Rossella Picech, conferenza di Verbania 10
Settembre 1998). |
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Organizzazione
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