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Riforma della scuola elementare e possibili evoluzioni in una prospettiva di autonomia intellettuale e didattica
di Gabriele Boselli
Il più nuovo dei fenomeni in cui s'imbatte l'osservatore del mondo della scuola é rappresentato dal forte impegno con cui insegnanti e dirigenti stanno cercando -anche attraverso i percorsi della formazione in servizio- di rendersi conto dei mutamenti in atto nella società e nello Stato, con un coinvolgimento che li porta spesso a ripensare la propria situazione personale e a un nuovo senso dell'agire scolastico. Una fausta previsione pensabile di conseguenza é che vi sia una ripresa del tono intellettuale della funzione e aumenti la partecipazione degli insegnanti alla condivisione del senso della scuola e alla progettazione democratica del disegno culturale e didattico: se non vi saranno prese di posizione tecnocratiche della dirigenza, aumenterà il loro livello di attenzione critica ma pure la qualità e quantità del loro apporto.
Tra le seconde non si può non porre in evidenza:
--l'aggravarsi tra scolari delle elementari e studenti delle scuole secondarie di un atteggiamento di disinteresse e di noia verso le modalità e i contenuti della cultura scolastica, spesso percepita come lontana dal loro mondo televisivo e dai loro riferimenti e strumenti informatici.
--lo stato di frustrazione di dirigenti e docenti per un lavoro che appare sempre meno riconosciuto sul piano economico e sempre più impegnativo, nonché disconosciuto sul piano morale e indifeso oggetto di periodiche campagne di stampa;
-l'attenzione forse eccessiva per i problemi d'immagine conseguente alla necessità delle scuole, specie secondarie, di farsi largo in unn "mercato" sempre più ristretto e dalla "clientela" più difficile (esempio di risposta: gli addetti alle relazioni con il pubblico anche in singoli istituti);
--il sempre maggiore impatto nelle scuole delle problematiche dell'immigrazione incontrollata di questi ultimi anni, con tutti i problemi di risposta in termini di educazione e di istruzione entro in una situazione di risorse decrescenti di personale (forse destinata ad aggravarsi);
--la situazione di attesa delle famiglie dei portatori di deficit (domanda di accoglimento della differenza e di promozione dell'uguaglianza) conseguente alla sottoscrizione degli accordi di programma, siglati a Pesaro e ad Ascoli, senza che gli enti sottoscrittori abbiano potuto aumentare i messi finanziari e umani a disposizione e si trovino anzi costretti a ridurli
In positivo si riscontra:
--il rilancio dell'educazione morale e civile conseguente anche a iniziative come quella dell'educazione alla legalità;
--la consapevolezza che per l'informatica andrebbe fatto uno sforso paragonabile a quello intrapreso per la diffusione della lingua inglese, soprattutto in termini di formazione degli insegnanti (si sono avuti invece casi di riduzione del personale impiegato nelle poche scuole in cui l'informatica viene insegnata).
La positiva pro-tensione verso la cultura e l'Altro che da sempre -nonostante tutto- contrassegna l'azione di gran parte degli insegnanti e dei dirigenti scolastici della Nazione ha origine nel fatto che tradizionalmente la scuola elementare é un soggetto culturalmente e politicamente motivato, eticamente sensato. Perseguire la qualità può essere uno stile con cui realizziamo il nostro aver scelto, nonostante tutto, il servizio allo spirito. Questo comporta il ridimensionare le istanze che non hanno nel soggetto o nello Stato il loro fine e il cercar di conseguire (senza illusioni ma tenacemente) un'autonomia non tanto amministrativa e didattica quanto intellettuale e una capacità di dialogo e di dialettica con la contemporaneità sul piano etico-pedagogico più elevato .
Indicazioni
- Un recente documento ministeriale sugli sviluppi della riforma é ampiamente positivo. A preoccuparci sono altri elementi contestuali, tra cui il più grave é la monoculturalità secondo cui pare si venga costruendo il futuro Sistema nazionale della valutazione.
-Qualsiasi eventuale "riforma della Riforma" deve rifiutare ogni cultura del sospetto che tenda a sovradimensionare l'istanza di controllo dell'autonomia. Occorre invece un'atteggiamento di fiducia; senza questo sentimento di "amicizia con il passato e il futuro", la tradizione finisce per essere dimenticata e il Nuovo non nasce.
-Le tipologie d'intervento che postulavano un quadro riformatore ben definito e stabile si sono rivelate illusorie e pericolose in tutte le esperienze pratiche complesse e in tutte le costruzioni teoriche. Occorre individualmente darsi (e pedagogicamente offrire) un insieme plurale e variabile di punti di riferimento singolarmente instabili, ma che complessivamente possa fungere da costellazione di orientamento al "viaggio" pedagogico verso il nuovo assetto della scuola elementare.
-Individuare nello scolaro, entro la costellazione infrascolastica, il soggetto-amico e non l'oggetto di un'esperienza educativa anonima, come invece accade quando questi é semplicemente chiamato a conseguire obiettivi predefiniti dai suoi insegnanti, a loro volta agenti ad autonomia limitata di un "sistema senza soggetto".
-Delineazione e pratica di un agire che, rifiutati i presupposti oggettivistici e "naturalistici", respinta l'integrazione nel modello economicistico, disegni, in un contesto di autentica autonomia (ovvero a. intellettuale e pedagogico-didattica) quadri di riferimento (non ricettari) come motivo d'ispirazione per configurazioni diverse del progettare e dell'agire in educazione.
- Ri-forma come assunzione (non ricevimento) di una forma nuova: i futuri indirizzi legislativi dovrebbero non "cambiare le cose" ma lasciare che le cose cambino secondo lo spirito della Cultura.
La scuola italiana di Stato ha sufficienti risorse etiche, intellettuali e pedagogiche per trar profitto dei crediti che le potranno venire in tal senso concessi.
- La revisione e il rilancio della scuola elementare non possono avvenire lasciando inalterata quella cultura della programmazione e della verifica che é stata alla base dell'irrigidimento pseudopedagogico dei processi didattici e valutativi. Occorre aprire la scuola elementare a una pedagogia "alta", dunque a forme postprogrammatorie di progettualità e a scenari di valutazione ermeneutica.
Note
(0) Cfr. G.Boselli "Per la qualità della scuola" in DIRIGENTI SCUOLA, Brescia, Febbraio '96 e "Qualità della scuola e progettazione" in RELAZIONI/APPRENDIMENTI , Vicenza, Novembre '95. Una pagina di sintesi del lavoro é anche apparsa nel numero di Dicembre '95 del Bollettino ASPEI.
(02) v. di Fabrizio Battistelli "La qualità difficile. Produzione di servizi e rapporto con l'utente nella PA" in Rivista trim. di Scienza della Amministrazione, n.1, 1992