Nella società odierna ancor più che in epoche passate, qualsiasi apparato di produzione, così come ogni struttura pubblica o privata preposta a fornire un servizio sociale, si trova di fronte all'esigenza interna e alla necessità per l'esterno di adeguarsi ai tempi che cambiano, anche molto rapidamente. Le mutazioni della cultura e dell'economia determinano in maniera considerevole atteggiamenti e comportamenti, modi di sentire e di pensare, aspetti consistenti della vita materiale e spirituale dei soggetti di questa fine di millennio.
Si può dire che solo negli ultimi venti anni molte cose sono cambiate sulla scena del mondo: l'evoluzione sociale é andata nella direzione di una sempre maggiore complessità, i confini politici, ideologici o religiosi non sono più così netti. Eventi come il crollo dei regimi dell'est europeo, il "neofeudalesimo istituzionale" (De Rita) l'egemonia dell'ordine giudiziario in Italia, la massiccia immigrazione dai paesi extracomunitari sono tali da costringerci ad ammettere l'inadeguatezza degli usuali schemi interpretativi, formati ed esercitati in un mondo più semplice.
Mutazioni del campo disciplinare
Anche considerando il mondo della cultura umanistica, notiamo consistenti elementi di cambiamento: in filosofia si é passati (il passaggio naturalmente non implica scomparsa degli altri modo di pensare) dal pragmatismo alla fenomenologia, alle filosofie dell'ermeneutica (Heidegger- Gadamer), al pensiero apocalittico di Cacciari, agli autori del gruppo di" aut-aut"( Rovatti, Ferraris, Dorfles). In una complessa interpretazione di correnti, in un fitto andirivieni di idee vecchie e nuove, con frequenti rivisitazioni dei classici la filosofia si à configurata sempre più come forma di collegamento tra i saperi, come sapere che riassume e rappresenta la complessità della cultura del tempo. E' pertanto necessaria non solo agli uomini di scuola, ma a quant'altri aspirino ad una interpretazione non priva di fondazioni e ad una comprensione globale dei fenomeni dell'attualità e del loro evolversi.
Profondi i mutamenti avvenuti anche in altre scienze umane.
Il cambiamento in psicologia ha visto un progressivo abbandono degli schematismi e dei meccanicismi di matrice comportamentista, una impostazione genetica e costruttivistica negli studi di Piaget, per arrivare a un orientamento "reticolare" nella psicologia culturale di Munari.
Nel campo sociologico si è passati dal funzionalismo di Parsons all'indirizzo fenomenologico di Boudon, Luhmann, Ardigò.
In pedagogia il cambiamento si é manifestato nel passaggio da teorie neo-idealiste a concezioni prima ispirate all'analisi marxista, per arrivare poi a indirizzi fenomenologico-esistenzialistici (G.M.Bertin, Piero Bertolini e gruppo Enciclopaideia) e tornare allo studio di Giovanni Gentile, fonte imprescindibile di ogni più alta riflessione pedagogica. Coesistono nell'attuale momento pedagogico sia le correnti accennate che numerose altre: molto potente é la scuola di Benedetto Vertecchi (punta molto sulla programmazione e sulla valutazione "dure" e sulla formazione a distanza); assai diffuso é il pensiero dei bolognesi Franco Frabboni (uno dei massimi teorici della scuola materna) e Andrea Canevaro (studioso della complessità e dei fenomeni legati alla differenza e all'handicap); di grande interesse il discorso di Umberto Margiotta, il quale coniuga senza curarsi della contraddizione sofisticati, avanzatissimi scenari epistemologici di derivazione sistemica ed ermeneutica con una elementare intenzionalità di tipo economicistico. Continuano a lavorare in splendida e produttiva solitudine epistemologi di profonda originalità come Alberto Granese, Nando Filograsso e Franco Bertoldi.
Anche in un accenno estremamente sommario non si può non registrare il disincantato, geniale, organico lavoro di contestualizzazione storica e sociologica di Fabrizio Ravaglioli e dei suoi collaboratori della rivista "Studi di storia dell'educazione" ora diretta da Antimo Negri. Di particolare valore é come sempre il lavoro dei cattolici: personaggi come Cesare Scurati (si segnala la rivista "Dirigenti scuola") e Luciano Corradini hanno condotto una preziosa opera di ricostruzione epistemologica della tradizione pedagogica di appartenenza.
Mi sembra pertanto chiaro che, mentre il Ministero pensava e diramava circolari all'interno di una prospettiva essenzialmente monoculturale (progettazione come programmazione maraglian-frabboniana, valutazione come testistica vertecchiana) le scienze dell'educazione erano giunte a una pluralità di scenari sul progettare e sul valutare. Penso che occorrerà tenerne conto nella revisione della riforma della scuola elementare.
Resistere con giudizio, aprirsi con generosità.
Dimettere la resistenza in-sensata, rafforzare la resistenza motivata, sviluppare un atteggiamento di apertura
Se avvengono tutti questi mutamenti nella società e nella cultura, non si può pensare che l'insegnante, principale mediatore culturale tra i soggetti dell'apprendimento e la realtà esistente, resti ancorato in via esclusiva ai residui di conoscenze e ai paradigmi culturali della sua formazione iniziale.
Con ciò non si vuole affermare che l'insegnamento debba essere unicamente rivolto ai temi e ai valori dell'attualità. Da sempre l'insegnante é stato strumento di conservazione, intendendo con ciò non soltanto l'aspetto immobilistico di tale funzione, ma anche il lato vitale e irrinunciabile della memoria del passato, la continua riproposta dei suoi valori essenziali, il richiamo alla tradizione.
L'attenzione al presente va perciò esercitata con la consapevolezza che anche ciò che sembra assolutamente nuovo é già stato in qualche misura vissuto e detto, anche se in forme consone ai modelli di una determinata epoca. Inoltre la comprensione del presente, pur doverosa e imprescindibile, va effettuata con quel distacco e quell'armamento critico che costituiscono gli strumenti per la comprensione del mondo da parte dell'intellettuale: secondo la lettura heideggeriana dell'"epoché", l'intellettuale é nel mondo, ma non soggiace alle mode e mantiene la propria autonomia di giudizio nei confronti di tutto ciò che non gli appare autoevidente.
Ecco allora che la "formazione continua" si pone come fattore indirizzato a vincere quelle resistenze ingiustificate (ma solo quelle, le "buone" vanno rafforzate) che ognuno ha a modificare i propri schemi, a superare quella tendenza all'inerzia che ci fa considerare il presente utilizzando codici di lettura del passato e ci rende disattenti al futuro che emerge.
Una tesi che s'intende sviluppare é la seguente: le mutazioni che sono il frutto di un dialogo e di una dialettica non forzosa tra l'individuo e il suo ambiente non son da vedere che favorevolmente; se sono invece il semplice, riduttivo effetto della pressione del sistema su un soggetto alienato della propria autonomia, non possono che essere considerate esiziali non solo per il soggetto, ma anche per l'ambiente dell'organizzazione in cui opera.
Secondo una corrente definizione, l'individuo intelligente sarebbe quello che meglio si adatta all'ambiente, che assume la forma più adatta alla sopravvivenza e al successo. Nel caso della formazione in servizio dei docenti, l'insegnante più intelligente sarebbe quello che meno resiste alle pressioni sistemiche e più si lascia conformare ai modelli intellettuali, affettivi e comportamentali che l'organizzazione da cui dipende reputa necessari. Se non lo fa potrebbe avere domani, forse, qualche grosso problema; se lo fa é citato ad esempio e, pare, potrà godere di maggiori gratificazioni, anche economiche.
Giusto essere avveduti, poiché bisognerà pur sopravvivere in un mondo come quello scolastico che probabilmente si appresta a diventare, più che competitivo, precario e connotato da aggressività; ma non si faccia dell'insegnante solo un abile venditore della mercanzia più richiesta dalla "clientela". Avveduti quanto basta per sopravvivere, flessibili quanto necessario per poter sviluppare il proprio discorso culturale e scientifico in territori in cui soffiano sempre più forti i venti dell'incultura e dell'alienazione tecnologica, gli insegnanti e i dirigenti scolastici dovranno far appello alle componenti più alte della propria e altrui intelligenza: quella che consente di conservare lo spirito di tutti i secoli passati per gettare sul futuro un raggio più breve di quello della cronaca. E' la consegna ricevuta da Socrate, Kant, Gentile: l'impegno per l'autonomia intellettuale, etica ed estetica; per l'attuazione del fine supremo dell'educazione.
Intelligenza é allora saper entrare nelle cose guardandole qui e ora come da tempi lontani nel passato e nel futuro; é affermare la propria fantasia costruttrice e creatrice come fa il bambino, che viene da un non-tempo e un non-luogo. Lo sguardo intelligente é quello che viene dal principio e non ha obiettivi perché guarda oltre le vetrine, oltre lo schermo televisivo. Si fissa nel volto delle persone e dei libri che ama leggendovi epifanie dell'infinito, annunci di epoche in cui la volta stellata non avrà più la stessa forma ma in cui tutto ciò che é nato nello spirito risplenderà ancora.
La missione eterna del dotto é certamente quanto di più lontano esista nella mente dell'insegnante e del dirigente "ipermoderni". L'ipermodernità é fondata sull'idolatria del presente e sul disprezzo del passato e di ogni futuro qualitativamente diverso dal presente.
Il miglioramento della qualità dei servizi e il caso della scuola
Uno degli strumenti principali che vengono normalmente utilizzati in tutte le organizzazioni per operare l'adeguamento del soggetto al presente e all'immagine stabilizzata del futuro interviene direttamente sul fattore umano e consiste nell'elevare il livello di apprezzabilità delle prestazioni del personale, nel fornirlo delle conoscenze e delle abilità necessarie per metterlo in grado di rispondere tecnicamente alle esigenze del mercato. Operazioni di questo tipo, a seconda del contesto produttivo in cui vengono effettuate, sono note sotto il nome di "riqualificazione" (allineamento alle tipologie qualitative richieste dal mercato), "riconversione" (rendere il soggetto compatibile alle nuove finalità produttive) , aggiornamento (aggiunta di nuovo know a quelle conoscenze preesistenti che vanno dimesse se non funzionali alle nuove), formazione in servizio, ecc....
La scuola di uno Stato democratico non può in quanto soggetto pedagogico agire come fosse il centro di addestramento di un'azienda. Per la unicità del suo ruolo, non dovendo semplicemente fornire un prodotto di buona qualità o un servizio efficiente, deve prudentemente affrontare il problema dell'aggiornamento/formazione del personale docente e dirigente tenendo presenti le diverse concezioni, spesso contrastanti, che pur continuano a percorrere il dibattito culturale e relative alla scuola come istituzione e alla pedagogia come scienza. La scuola -e in modo particolare la scuola di Stato- non é solo l'apparato di trasmissione della cultura: é la cultura stessa, nella parte in cui questa arriva a consapevolezza di sé (metaculturalità della dimensione pedagogica) (1). Essendo essa la cultura ed essendo la cultura un fenomeno plurale, dovrà ospitare una varietà di prospettive culturali e formative e farle agire anche nella formazione del personale