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Fenomenologia della convivialità
di Gabriele
Boselli
In questo numero presento un piacevole ristorante di Bologna e un gradissimo vino marchigiano. Aggiungo qualche consiglio enologico.
Il ristorante
via tel
giorno di chiusura:
Ricorderemo con piacere quell'unica felice occasione di contatto con la migliore gastronomia che abbiamo avuto la ventura d'incontrare in Bologna, città di grandi tradizioni ma di misero presente gastronomico. Il disastro bolognese, più volte personalmente sperimentato, é confermato dalle guide: nessun "tre forchette" dal Gambero rosso, al massimo un 14/20 (a Franco Rossi) dalla Guida dell'Espresso e una sola stellina dalla guida Michelin (a Bitone). Il fatto é tanto più grave perché accade nel capoluogo di una regione ad altissima qualità della ristorazione: basti ricordare Coigny a Farini, L'"Antica osteria del teatro" a Piacenza, "La greppia" a Parma, "Cinque pini da pelati" a Reggio Emilia, l'"Acero rosso" a Rimini. Per non dire del sommo "Da Gabriele" di Santarcangelo di Romagna, validato con entusiasmo dall'intera redazione della Rivista.
Dunque a Bologna, se non si é ospitati in una casa privata, é meglio portarsi dietro un panino? Non é proprio così; da qualche tempo ha aperto " " un locale ben ammobiliato, con personale di sala competente e con cucina dai prodotti che si lasciano mangiare con piacere. Il livello gastronomico del locale é abbastanza buono per qualità delle materie prime, interazione degli odori e dei sapori, coniugazione di intensità e leggerezza. Si é cominciato con un raviolo dall'impasto consistente, toccato da un sugo dallo spettro organolettico amplissimo e tuttavia molto netto e spiccato. In seguito, proposta d'un buon agnello : la sapiente cucina aveva saputo fornire alla carne solo sottili quanto preziosi suggerimenti d'identità.
La cantina ha proposto al pranzo il compagno che meritava, un ottimo Sagrantino '90 di Caprai.
Prezzo di un pasto tipo, L. 40.000.
Il Vino
Solà '90 di Garofoli, Castelfidardo (AN). Tel. 071 7820163
Prodotto a partire da uve Chardonnay del 1990, dopo un lungo percorso in barriques di Allier, a quattro anni dall'imbottigliamento questo splendido vino delle Marche si sta rivelando il miglior bianco tra quelli (e furon moltissimi e tra i migliori d'Italia e di Francia) che questo recensore abbia assaggiato.
Di prevalente colore oro pallido, ma con varie luminescenze cromatiche, se aperto almeno mezz'ora prima del consumo rivela una gamma di odori ben tostati, di grande morbidezza unita a individualità varietale ben definita; a sei anni dalla produzione un buon patrimonio di acidita fa supporre una vita ancora lunga e felice (specie per il bevitore). In bocca, il vino esplode nella sua opulenza gustativa, nei suoi aromi intensi e irripetibili ma nel contempo discreti e rispettosi di ogni cibo ben abbinato (arrosti di pesce nobile e brodetto in bianco, ma anche formaggi stagionati).
La persistenza é lunghissima e sublime e lascia al fortunato bevitore (il prodotto é pressoché esaurito) la convinzione che Paolo Rossi (non lo storico della filosofia, il comico) sbagliava alla grande quando, in una sua canzone, sosteneva che -fosse rimasto in carica Berlusconi- tutti avremmo dovuto constatare che sarebbe stato meglio morire da piccoli. Con un vino così a disposizione, avremmo potuto sopportare anche questo e amare comunque la vita.
Il consiglio enologico
Fare incetta di rossi delle Marche e dell'Umbria della vendemmia '93, eccellenti per rapporto qualità/prezzo. Ottimi, ma più costosi, i toscani.
In particolare segnalo: Agontano di Garofoli (Castelfidardo); Akronte di Boccadigabbia (Civitanova Marche); Sagrantino "25 anni" di Caprai (Montefalco). In rappresentanza dei toscani, comprare ora e bere nel 2000 il magnifico Guado al Tasso di Antinori (sede commerciale in Firenze).