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Scuola
e Universi Informatici
Tracce per difendere e qualificare
l'autonomia intellettuale nell'età della tecnica
di Gabriele Boselli
Sintesi Fuori dall'integralismo tecnicistico
come dal pessimismo pregiudiziale, si cercherà di tracciare cenni
utili a illustrare come almeno nella scuola il tradizionale concetto
di formazione, sottratto al culto della tecnica e alle
strumentalizzazioni efficientiste, e arricchito di un particolare
riguardo al tema delle lingue, possa dettare le linee di una felice
sopravvivenza del soggetto nell'universo altrimenti
"alieno" evocato dagli strumenti tecnologici e
informatici.
Di solito i filosofi dell'educazione si occupano della tecnica solo
marginalmente e con riferimento diretto non tanto con il mondo degli
eventi quanto con quello degli studi teorici di ordine generale.
Inoltre quasi mai si confrontano con progetti o sperimentazioni che
abbiano per oggetto gli argomenti esaminati.
L'originalità -almeno tentata- della presente relazione é quella
di provarsi a investigare direttamente il significato della
massiccia entrata delle lingue extra-terrestri (non della terra
natìa) e di un'espressione tecnico-scientifica della Tecnica come
l'informatica nel mondo della formazione, anche nel particolare
contesto del PSTD. E di farlo tenendo conto delle risultanze
personalmente tratte collaborando ad alcune sperimentazioni: S.Mauro
Pascoli, Fabriano e Pesaro*.
Tutto quel che si leggerà é naturalmente espressione della
soggettualità dell'autore e del suo dialogo con altri soggetti,
senza aspirazioni di oggettività ma solo di scientifica
intersoggettività. Di qui una prima radicale differenza con il
prevalente quadro epistemologico della Tecnica "vincente"
e le sue pretese di stabilire normative universali, linee -valide
per tutti- per trans-formare il multiverso degli eventi in un
universo di artefatti.
1 Dimettere la resistenza in-sensata, rafforzare la resistenza
motivata, sviluppare un atteggiamento di apertura nel contempo
salvandosi da Windows 95/98/2000 (parola di macintoshiano)
Se avvengono tanti mutamenti nell'ambiente produttivo e tecnologico,
nella società e nella cultura, non si può pensare che il soggetto
resti ancorato in via esclusiva ai residui di conoscenze e ai
paradigmi culturali della sua formazione iniziale.
Con ciò non si vuole affermare chela formazione debba essere
unicamente rivolta ai temi e ai valori dell'attualità. L'attenzione
al presente va esercitata con la consapevolezza che anche ciò che
sembra assolutamente nuovo é già stato in qualche misura vissuto e
detto, anche se in forme consone ai modelli di una determinata
epoca. Inoltre la comprensione del presente, pur doverosa e
imprescindibile, va effettuata con quel distacco e quell'armamento
critico che costituiscono gli strumenti per la comprensione del
mondo: secondo la lettura heideggeriana dell'"epoché", il
soggetto-soggetto é nel mondo, ma non soggiace alle mode e mantiene
la propria autonomia di giudizio nei confronti di tutto ciò che non
gli appare autoevidente.
Ecco allora che la "formazione continua" si pone come
fattore indirizzato a vincere quelle resistenze ingiustificate (ma
solo quelle, le "buone" vanno rafforzate) che ognuno ha a
modificare i propri schemi, a superare quella tendenza all'inerzia
che ci fa considerare il presente utilizzando codici di lettura del
passato e ci rende disattenti al futuro che emerge.
Secondo una corrente definizione, l'individuo intelligente sarebbe
quello che meglio si adatta all'ambiente, che assume la forma più
adatta alla sopravvivenza e al successo. Nel caso della formazione
in servizio dei docenti, l'insegnante più intelligente sarebbe
quello che meno resiste alle pressioni sistemiche e più si lascia
conformare ai modelli intellettuali, affettivi e comportamentali che
l'organizzazione da cui dipende reputa necessari. Se non lo fa
potrebbe avere domani, forse, qualche grosso problema; se lo fa é
citato ad esempio e, pare, potrà godere di maggiori gratificazioni,
anche economiche.
Penso che l'intelligenza vada rigorosamente distinta
dall'avvedutezza e dalla furbizia. Giusto essere avveduti, poiché
bisognerà pur sopravvivere in un mondo come quello scolastico che
probabilmente si appresta a diventare, più che competitivo,
precario e connotato da aggressività; ma non si faccia
dell'insegnante solo un abile venditore della mercanzia più
richiesta dalla "clientela". Avveduti quanto basta per
sopravvivere, flessibili quanto necessario per poter sviluppare il
proprio discorso culturale e scientifico in territori in cui
soffiano sempre più forti i venti dell'incultura e dell'alienazione
tecnologica, gli insegnanti e i dirigenti scolastici dovranno far
appello alle componenti più alte della propria e altrui
intelligenza: quella che consente di conservare lo spirito di tutti
i secoli passati per gettare sul futuro un raggio più breve di
quello della cronaca. E' la consegna ricevuta da Socrate, Kant,
Gentile: l'impegno per l'autonomia intellettuale, etica ed estetica;
per l'attuazione del fine supremo dell'educazione.
Intelligenza é allora saper entrare nelle cose guardandole qui e
ora come da tempi lontani nel passato e nel futuro; é affermare la
propria fantasia costruttrice e creatrice come fa il bambino, che
viene da un non-tempo e un non-luogo. Lo sguardo intelligente é
quello che viene dal principio e non ha obiettivi perché guarda
oltre le vetrine, oltre lo schermo della televisione o del personal.
La missione eterna del dotto é certamente quanto di più lontano
esista nella mente dell'insegnante e del dirigente "ipermoderni".
L'ipermodernità é fondata sull'idolatria del presente e sul
disprezzo del passato e di ogni futuro qualitativamente diverso dal
presente. Le sorti future son pensate come magnifiche se adempiono
alle profezie attuali; ma le epoche nuove son proprio quelle che
smentiscono le profezie meccanicistiche.
2 Il miglioramento della qualità dei servizi e il caso della scuola
Uno degli strumenti principali che vengono normalmente utilizzati in
tutte le organizzazioni per operare l'adeguamento del soggetto al
presente e all'immagine stabilizzata del futuro interviene
direttamente sul fattore umano e consiste nell'elevare il livello di
apprezzabilità delle prestazioni del personale, nel fornirlo delle
conoscenze e delle abilità necessarie per metterlo in grado di
rispondere tecnicamente alle esigenze del mercato. Operazioni di
questo tipo, a seconda del contesto produttivo in cui vengono
effettuate, sono note sotto il nome di "riqualificazione"
(allineamento alle tipologie qualitative richieste dal mercato),
"riconversione" (rendere il soggetto compatibile alle
nuove finalità produttive) , aggiornamento (aggiunta di nuovo know
a quelle conoscenze preesistenti che vanno dimesse se non funzionali
alle nuove), formazione in servizio, ecc....
La scuola di uno Stato democratico non può in quanto soggetto
pedagogico agire come fosse il centro di addestramento di
un'azienda. Per la unicità del suo ruolo, non dovendo semplicemente
fornire un prodotto di buona qualità o un servizio efficiente, deve
prudentemente affrontare il problema dell'aggiornamento/formazione
del personale docente e dirigente tenendo presenti le diverse
concezioni, spesso contrastanti, che pur continuano a percorrere il
dibattito culturale e relative alla scuola come istituzione e alla
pedagogia come scienza.
La scuola -e in modo particolare la scuola di Stato- non é solo
l'apparato di trasmissione della cultura confezionata per le masse:
è lo stato dello Spirito, é la cultura stessa, nella parte in cui
questa arriva a consapevolezza di sé (metaculturalità della
dimensione pedagogica) (1). Essendo essa la cultura ed essendo la
cultura un fenomeno plurale, dovrà ospitare una varietà di
prospettive culturali e formative e farle agire anche nella
formazione del personale
3 Egemonia della telematica (e di chi la controlla) nella
"Formazione a distanza"
L' espressione vien oggi riferita a tutte quelle modalità di
formazione che vertono sull'utilizzo di CD rom
"interattivi", conferenze e lezioni telematiche,
trasmissioni o registrazioni audiovisive, integrate o meno da
software o materiale a stampa da leggere o compilare, in genere, di
tutto quanto si può fare con Internet.. In verità anche la lettura
di tradizionali riviste é un tipo di formazione a distanza e la
lettura di un libro di Platone é un modo eccellente di formarsi da
grande distanza, in questo caso anche temporale.
I vantaggi della F. a d. attraverso i media elettronici sono
notevoli soprattutto per chi promuove la formazione: la spesa per
unità terminale raggiunta é assai modesta e si esercita un pieno
controllo dell'aggiornatore, il quale sa di esser visto dal
committente e dovrà quindi trasmettere un messaggio conforme ai
desideri della committenza. A parte quest'ultimo handicap, che
comunque riguarda solo i relatori che hanno qualcosa da dire,
discreti i vantaggi per chi relaziona: fama nazionale,
consapevolezza ( o illusione?) di influire sul pensiero di decine di
migliaia di persone.
Per il fruitore terminale della F. a D., a parte il vantaggio di
poter ascoltare personaggi di meritata fama o eventualmente eludere
il coinvolgimento senza bisogno di fingere attenzione per chi parla,
son numerosi gli svantaggi: non può far domande né obiezioni, deve
(dovrebbe) solo registrare ciò che gli vien detto. La cosa ha
qualche correttivo quando si formano gruppi d'ascolto in cui si può
discutere quel che é stato detto ma a volte é un rimedio peggiore
del male per l'inevitabile effetto di sacralizzazione di un testo
elettronico che comunque rimane impermeabile a qualsiasi critica.
Esigenze di risparmio e di controllo del messaggio formativo faranno
probabilmente sì che questa forma di aggiornamento assuma un peso
sempre maggiore. Fuori da ogni atteggiamento di chiusura o di
acritica accettazione, insegnanti e dirigenti dovranno attrezzarsi
sia per coglierne i frutti validamente commestibili sia per
difendersi da quelli che deprimerebbero la loro idea della cultura e
della relazione educativa.
4. L'egemonia della ragion tecnica
La ragion tecnica -ovvero l'ideologia in cui sono educate le
categorie sociali addette a produzioni e consumi materiali o
all'educazione a loro volta delle categorie destinate per esigenze
del sistema all'accecamento spirituale- spesso si onora di non
render conto ad alcun' altra forma di pensiero. Il suo compito é
consegnare ai suoi chierici la facoltà di disporre dell' esistenza
altrui senza poter disporre della propria, collaborare a un potere
che non solo coarta la vita e qualche volta anche la morte ma pure
pretende di farlo a buon diritto, avendo dalla sua la Ragione.
Nessuno, a volte nemmeno coloro che ne traggono un reale vantaggio,
vuole consapevolmente Tutto ciò. Ma é la ragion tecnica che
"vuole" tutti noi e induce gran parte degli intellettuali
a produrre subteorie, teorizzazioni di servizio estremamente
regionalizzate, un sapere come quello di gran parte dell'informatica
di tipo strumentale, descrittivo, a campi ristretti
("delimitati") e dunque controllabili, utile -sia pur per
un tempo limitato- al governo degli eventi.
Nell'universo di molti operai del software e di tanti
computer-dipendenti i fini, i processi interpretativi, la gratuità
vengon considerati generi di lusso, cose per aristocratici o per
fannulloni.
IL C_dipendente é allora portato a negare ogni mistero o a
trasformare complessità e ipercomplessità in semplice (e
dominabile) complicatezza. Niente letteratura, niente teorie
generali e, perfino, niente Cartesio e Von Neumann: nella prevalente
ottica di disconoscimento delle fondazioni e di fuga dal senso
queste letture vanno confinate nelle biblioteche della città
proibita e ivi custodite e protette dagli estranei.
I Signori della ragion tecnica (ovvero coloro che hanno la
possibilità di utilizzarne gli effetti) hanno previsto invece che
chi effettivamente fatica ( operai, insegnanti, contadini, operatori
del terziario più o meno avanzato) sia destinatario di un sapere
purificato da "improduttive" e "svianti" gamme
concettuali di tipo letterario o filosofico. Tali elucubrazioni
potrebbero semmai avere un senso per i bibliotecari del centro, non
certo per chi deve produrre qualcosa di concreto con efficacia ed
efficienza, in modo da aiutare a vincere la concorrenza sul terreno
del MUM.
Per la classe dei produttori occorre semplicemente una forma di
sapere pre-definibile (ideali i "progetti pronti"
computerizzati) che li faccia produrre (magari
"interattivamente" o addirittura
"creativamente") ai livelli qualitativi e quantitativi
richiesti dalla competizione inter e infra sistemica. in atto sullo
scenario del M.U.M. (Mercato Unico Mondiale)
Certo, questo tipo di cultura procura capacità di determinazione a
chi governa i diversi livelli della struttura socioeconomica. Ma é
utilizzato soprattutto per fornire false sicurezze a chi tra i
governati ha perduto la memoria e la speranza ed ha acquisito un'
identità compatibile con il sistema informativo globale e i suoi
linguaggi angloinformatici. Ha in effetti, sinora, consegnato ai
Signori della ragion tecnica strumenti per un' artificiosa ma
efficace compressione della complessità/ipercomplessità e ai Servi
della r.t. un simulacro di pensiero (pensato) capace di far
avvertire come antiquata e inutile fatica quello pensante.
Se la formazione iniziale e quella continua non riusciranno a
diventare campo di un sapere multilingue e informaticamente esperto
ma libero e critico, dobbiamo prepararci a soggiacere e a far
soggiacere a codici ristretti fabbricati per universi di significato
che rimangano delimitati e controllabili. Vivremo fra lessici
definiti, cioé estinti, di un angloamericano trionfante lingua
morta, buoni per un "Ordinamento" della natura umana per
mezzo della tecnica e della cultura "funzionale"
attraverso la soppressione o l' integrazione delle diversità.
L' asservimento di gran parte della scienza al potere (economico
soprattutto, raramente anche politico e militare) o alla carriera
dei suoi membri penso possa derivare anche dalla "perdita di
memoria" della scienza, che dimentica di essere più antica
della stagione del suo apparente massimo trionfo, la modernità.
Perdendo il tesoro della memoria (anche affidandola ai dischi fissi)
ci si consegna a chi possiede altri tesori. Si perde lo stesso senso
della relatività e -come ci ricorda Dario Antiseri- il testo
scientifico fugge lo spazio ermeneutico, ignora di esser parte della
storia dello Spirito. Ma per un computerdipendente perfettamente
integrato nel "pensiero unico" lo Spirito é solo un
liquido buono a pulire il vetro di protezione dello schermo.
5. Libertà negli (e dagli) universi informatici
La critica non alla tecnica ma all'egemonia della ragion tecnica ha
dunque esiti pedagogici che non possono che esserci ben presenti: la
tecnica tende a surdeterminare il soggetto umano, a confinare
"professionalmente" cliente e professionista, a limitare
il pensiero e l'azione a normative e piste predeterminate. Può
soprattutto essere utilizzata in modo da negare la creatività del
soggetto che insegna e che apprende, riducendo la formazione nei
termini di una procedura prefissata. Per altro questa è necessaria
alla sopravvivenza nell'universo dominato dal mercato unico
mondiale.
Uno strumento per comprendere il mondo -il computer- diventerà
sempre più il mondo stesso; in parallelo, uno strumento della
formazione par destinato a diventare La Formazione.
Con queste necessarie avvertenze, l'universo dell'informatica può
tuttavia esser positivamente messo in opera: amplifica le forze del
soggetto, le sue capacità sensoriali, offre attraverso i programmi
interattivi ottime possibilità di sviluppo di una parte almeno del
pensiero, quella detta convergente. Di notevole aiuto può essere la
tecnica nei suoi aspetti informatici, ove non si ponga come rimedio
miracoloso per la soluzione dei problemi della formazione. Non può
fare che bene (a parte l'inevitabile fenomeno della dipendenza) se
impiegata in aiuto all'insegnamento e all'apprendimento con le
attenzioni che seguono.
1) Evitare almeno il perverso circolo pragmatistico-comportamentista
stimolo-risposta-rinforzo-stimolo; i limiti e i rischi di questo
modello psicologico son stati ampiamente individuati e in
particolare si é dimostrato che i mutamenti più positivi non
avvengono che per ristrutturazioni dell'intero campo in cui il
soggetto é immerso e per l'esistenza in quest'ultimo di una qualche
disponibilità a pre-comprendere il mutamento e a riassestarsi di
conseguenza.
Lo schema S/R é invece ottimo per indurre aggressività e
distruttività verso gli altri ovvero far acquisire le
caratteristiche che faranno del ragazzo un manager/rothweiler , un
vincente tra i cani.
2) Guardarsi -una volta entrati in zona di ingresso nella
soggettività individuale- dal sequestrare l'intera possibilità
attenzionale del soggetto. Questi ha (avrebbe, ma chi -a scuola o a
casa- lo lascia mai in pace?) bisogno di distrarsi, di tempo vuoto,
di intervalli in cui stare solo con se stesso o insieme agli amici,
senza interferenze.
6? Alterità, grandezza e limiti dello spirito umano
Formare attraverso l'informatica vuol dire evitare che le procedure
dell'apparato tecnico prevalgano sui processi della soggettualità,
riducendo il soggetto e la sua complessità quasi a un terminale di
un sistema di computers. Il cervello non ospita chip ma qualcosa di
assolutamente altro: lo spirito.
Il problema non é dunque solo quello d' insegnare l' informatica
(che non é notoriamente solo scienza dei computer) ma d'insegnare
ai ragazzi a salvarsi il più possibile da vari tipi di produzione
informatica di cui potrebbero essere vittime. Macchine linguaggi e
programmi, sono spesso piuttosto stupidi e perciò instupidenti;
aiutano a sviluppare la parte meno nobile del pensiero, quella
convergente e deprimono quella divergente. Avviliscono il soggetto
ed educano le prime generazioni di robot (7).
Una esempio positivo e praticabile può essere quello offerto nelle
citate scuole marchigiane (Fabriano e Pesaro) cui in questi anni ho
fornito la mia consulenza scientifica in progetti di sperimentazione
sull'informatica ai sensi della art. 3 DPR 419/74. Qui l'informatica
é data in piccole dosi, come un farmaco e utilizzata con prudenza
proprio in quelle direzioni di maggior rischio cui ho prima
accennato. La sperimentazione é necessaria proprio per valutare
scientificamente vantaggi e svantaggi nonché l'estensibilità delle
innovazioni e quelle di Fabriano e Pesaro stanno dando risultati
molto importanti, anche se non ancora definitivi.
Conclusione
Alla scuola e all'università spetta di indicare le direzioni di
senso fondazionali, di riconfigurarle in un momento in cui -a parte
gli eventi economici e socio-politici- anche soltanto l'accumulo
quantitativo e la pressione qualitativa delle conoscenze hanno ormai
creato una massa critica e posto forse le condizioni per sviluppi
imprevedibili.
La ricomposizione secondo ermeneutica dei saperi classici e
l'entrata di quelli "nuovi" e in particolare delle nuove
morfologie del sapere possono servire a intendere le pieghe del
mondo di fine millennio, i reticoli multiplanari, i nodi
distributivi, le strade senza uscita, gli scarti
dell'intenzionalità generale che covano sotto le apparenti
regolarità evolutive di un universo divenuto "pluriverso"
ipercom-plesso. La scuola ha bisogno di inventare (trovare,
immaginare) saperi "nuovi" come l'informatica o rin-novati
nella loro struttura epistemologica. Di essere una scuola che sappia
pervenire a interpretazioni originali del mondo e sappia progettare
le forme inevitabilmente irregolari (ma non caotiche o
deintenzionalizzate) della didattica che dovranno resistere alle
vettrici di piegamento della contemporaneità.
La scuola come scuola delle fondazioni (non dei fondamenti) può
cercare di rendersi conto delle mutazioni categoriali del pensiero,
di capire i saperi del nuovo mondo e di istruire nei linguaggi utili
alla sopravvivenza nel Mercato Unico Mondiale; deve però, secondo
il mandato plurimillenario della pedagogia d'Occidente, cercar di
educare orientando alla vita nonché al mondo come luogo
dell'accadere umano.
La conoscenza della computer science e delle tecnologie didattiche
è una necessità ineludibile. La Tecnica domina il mondo e, per
salvarsene almeno in parte, occorre conoscerla
----E' bene sforzarsi di prevenire la dipendenza dagli strumenti
tecnici, specie quelli che interferiscono con gli assetti affettivi
e cognitivi. Poiché il computer non si adatta al soggetto umano
singolo, non interagisce mai per davvero, é quest'ultimo che
finisce con l'adattarsi al primo e con l'interiorizzarne i processi
"cognitivi". Ma nella sua "logica" il computer
é immensamente più forte del soggetto individuale e questi -una
volta immessosi senza protezione nello stesso circuito- può
trovarsi così a divenirne dipendente, proprio come chi per
ragionare abbia bisogno di preparati chimici.
---Ridurre (e pluralizzare) la dipendenza equivale a promuovere il
massimo dei fini dell'educazione: l'autonomia, l'attivazione
dell'originalità creatrice del soggetto. Formare -insegna Piero
Bertolini (8)- non é far diventare ma lasciar essere e lasciar
essere vuol dire lasciare che ognuno trovi la sua strada e la segua,
anche allontanandosi dalle nostre indicazioni. Chi non segue la
propria strada rinuncia a vivere una vita davvero sua.
-Occorre cercare di ricordarsi che la famiglia, la scuola e perfino
gli stessi luoghi di lavoro e di divertimento (con una particolare
predilezione del sottoscritto per i ristoranti) possono essere
luoghi di espressioni di vita e non solo di vendita della stessa.
Spazi in cui ciò che soprattutto conta é la relazione tra i
soggetti e la presenza -anche attraverso schermi a matrice- dello
Spirito.
Note
(1) Usando il vocabolario (ma solo quello) della koiné economicista,
se il prodotto dell'azienda scuola é la cultura dovrà essere un
prodotto in gran parte "fatto in casa", non acquistato
bell'e pronto in qualche altra agenzia culturale. Il cliente non ha
peraltro nessun bisogno della scuola se desidera acquisire cattivi
prodotti a basso impegno intellettuale.
(2) L'oggi prestigioso appellativo di "tecnico" evoca
un'idea di improbabile, se non proprio impossibile, neutralità
della Tecnica (in questo caso eminentemente organizzativa), intesa
come sapere intrinsecamente positivo, buono quale che sia l'uso che
ne viene "correttamente" fatto. E' una variante
dell'abituale stravolgimento dei rapporti tra fine e mezzi: come
già rilevò Mannheim, il mezzo (le regole burocratiche e le
conoscenze tecniche dell'organizzazione) divengono parte
determinante della finalità istituzionale. Il peggio del
burocratismo coniugato con il peggio della cultura aziendalista: si
può immaginare come verranno i figli.
( 3) V. "Il quarto uomo" di Gianfranco Morra, edito da
Armando nel 1992
( 4) N. Luhmann- K.E.Schorr "Il sistema educativo. Problemi di
riflessività", Armando, 1988
(5) G. Bonazzi "Storia del pensiero organizzativo",
Milano, F. Angeli, I99O
(7) Chi scrive ha cominciato a lavorare al computer dopo aver
passato i quarant'anni, quindi abbondantemente oltre l' età
evolutiva e abbondantemente entro la stagione involutiva: perciò
tutto quasi regolare. Ma i ragazzi? Come potranno salvarsi dall'
ebetizzazione da silicio, in attesa che si sviluppino ed entrino in
servizio nelle scuole elaboratori biologici che parlino la nostra
lingua (IOO anni), o almeno quelli ottici, al gallio o all'indio
(dieci anni )?
(8) P.Bertolini "L'esistere pedagogico" La Nuova Italia,
Firenze, '90 2.a
Bibliografia
Heidegger "Segnavia" Adelphi, Milano, '92
AA VV "La svolta relativistica nell'epistemologia
contemporanea, Milano, F.Angeli, '88
M.Ceruti "Il vincolo e la possibilità", Milano,
Feltrinelli, "89,
M. Vozza "Rilevanze. Epistemologia ed ermeneutica"
Roma-Bari, Laterza, '9O
Wiener "Introduzione alla cibernetica" Boringhieri,
Torino, '66
Boole "Indagine sulle leggi del pensiero" Einaudi, Torino,
'76
Changeux "L'uomo neuronale" Feltrinelli, Milano, '86
Gardner " La nuova scienza della mente" Feltrinelli,
Milano, '88
De Finetti "La logica dell'incerto" Il Saggiatore, Milano
'89
AAVV "Epistemologia informatica" Transeuropa, Bologna '91
Gabriele Boselli "Postprogrammazione", Firenze, La Nuova
Italia, '99 2.a
La rivista telematica www.cadnet.marche.it/postprogrammando,
in particolare il n./1
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