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Metodo
e valutazione
CIRCOLO DIDATTICO DI FORLI'
Scuola Elementare Statale "Aurelio Saffi"
Team Classi Prime - Modulo e Tempo Pieno
Nell'agosto del 1997 il futuro gruppo dei docenti delle classi prime
ebbe i primi incontri di lavoro e di progettazione, fu allora subito
evidente che le metodiche di valutazione non potevano essere
indifferenti in un progetto che voleva, per la prima volta,
introdurre nel Circolo Didattico profonde innovazioni sotto la luce
della piena integrazione fra i docenti, le classi, i bisogni, le
opportunità.
Fu così che prese corpo l'esigenza di individuare una comune scelta
di campo, dentro la quale potessero muoversi con agilità le diverse
sfumature pedagogiche che, in ogni modo, inevitabilmente,
caratterizzano ogni docente e nel frattempo potesse prendere l'avvio
una ricerca sul fronte di metodiche valutative quanto più oggettive
ed oggettivabili.
Va quindi, in premessa, dato conto di questa fondamentale scelta di
campo dalla quale sono discese le prime applicazioni metodologiche
anche nei confronti della valutazione degli allievi.
1) - CONTRO LA LEGGE MERCIFICANTE DEL VALORE
Il Team si è ritrovato nella considerazione che vi sia un handicap
di base nel costituirsi della persona umana: il suo essere legato,
in modo invisibile, al resto del genere umano attraverso la legge
del valore.
Questa agisce in tutti gli aspetti della vita umana di un individuo
modellandogli la strada e il destino.
Le leggi mercificanti del valore, invisibili per il senso comune
della gente, agiscono sull'individuo senza che questi se n'accorga,
egli non vede altro che la vastità di un orizzonte che gli appare
infinito.
2) - L'INDIVIDUO E LA SCUOLA: ATTORI PRINCIPALI
L'individuo e la scuola sono, possono esserlo, gli attori
straordinari di un dramma appassionante che è la costruzione di una
società liberata. L'individuo nella sua duplice identità di
singolo e di membro della comunità, la scuola come prima
"forte" comunità che prospetta all'individuo i possibili
scenari del futuro.
La cosa più semplice che l'individuo deve operare sta nel
riconoscere la qualità di "non essere fatto"; le tare del
passato si trasmettono nel presente e c'è bisogno di un lavoro
continuo per sradicarle.
Il processo è duplice: da un lato è la società che agisce con
l'educazione diretta (la scuola) e indiretta (media e istituzioni
collaterali), dall'altro è (o dovrebbe essere) l'individuo che si
sottomette ad un processo cosciente d'autoeducazione.
La nuova società, come contestualmente una nuova scuola, devono
lottare molto duramente con il passato, ciò si avverte non solo
nella coscienza individuale, su cui pesano i residui di
un'educazione orientata sistematicamente all'isolamento
dell'individuo, ma anche per il carattere stesso di questo periodo
storico dove prevalgono criteri di mercificazione dei rapporti.
La merce è la cellula economica della società attuale e finché il
concetto di valore ad essa conseguente investirà ogni campo
dell'esperienza umana, i suoi effetti si rifletteranno non solo
sull'organizzazione economica ma anche su quelli della
"produzione" educativa e, conseguentemente, sulla
coscienza.
3) - UNA NUOVA IMMAGINE UMANA
Il Team è in ogni caso conscio che in questa fase, in cui tutti
siamo immersi, la nuova immagine di una società liberata non è
ancora definita, né potrebbe esserlo, in quanto il processo marcia
parallelo allo sviluppo di nuove forze economiche.
Gli esseri umani, e i bambini non sono da meno, vanno acquisendo,
ogni giorno di più, coscienza della necessità della propria
integrazione nella società e allo stesso tempo della propria
importanza come motori di essa.
Questo è un pensiero corretto che deve accomunare docenti e chi
svolge funzioni parentali, diversamente si vivrebbe in un ambito di
un disperante conformismo nichilista che è, tuttavia, un dato
allarmante che sembra crescere d'anno in anno, via via che nuove
leve s'affacciano alla scuola.
Il Team ritiene che i giovanissimi cittadini che si rivolgono alla
scuola, nonostante la loro apparente standardizzazione, limitati nel
non possedere meccanismi adeguati allo scopo, possiedano
possibilità d'esprimersi e farsi ascoltare che vanno scoperte e
sollecitate.
Solo così sarà possibile far loro acquistare la piena coscienza
del loro essere sociale e si tradurrà nella riappropriazione della
propria natura, attraverso il lavoro scolastico liberato da
ossificazioni e forzature adultistiche.
4) - LA VALUTAZIONE E' IN PRIMO LUOGO "FARSI CARICO DI..."
In tale situazione di scelte generali è apparso subito evidente che
la valutazione, intesa quale segnalatore di un cammino di cui il
bambino porta la responsabilità, prima di tutto innanzi a se stesso
e, subito dopo, di fronte alla classe, non può prescindere da un
metodo di totale e condivisa discussione sugli stili educativi,
sulle modalità d'interrelazione, sulla condivisione delle
problematiche.
E' quindi evidente che l'incontro settimanale di programmazione e
verifica fra i docenti si svolge in modo rigorosamente unitario,
superando la cesura MODULO-TEMPO PIENO.
Tutti sono responsabili del cammino dei piccoli e tutti mettono in
campo didattiche ed emozioni.
Così non possono esistere problemi che sono solo di qualcuno; lo
stesso agire di tutti i docenti (con tempi e modalità
diversificate) sulle tre classi, porta inevitabilmente ad un
confronto inevitabile fra gli stili educativi e gli orientamenti
valutativi.
Poiché i tempi di rapporto con le varie classi sono diversi fra i
docenti, essendovi oggettivamente carichi di lavoro e di tensioni
distribuiti in modo inversamente proporzionale, si verifica
regolarmente la funzione di "testa fredda" per quei
docenti meno emotivamente caricati per i loro interventi di più
ridotta presenza in un gruppo classe.
Le considerazioni valutative di tali docenti sono quindi utilissime
per ridimensionare accenti di marcata soggettività nella
valutazione complessiva o anche più formalmente finalizzata degli
altri colleghi.
(N.B. N.d.R.: dopo tre anni di lavoro l'organizzazione prevede due
incontri collettivi dei team al mese, uno per classe, uno per aree,
oltre a ciò si è aggiunto l'incontro con il team di psicologi
tirocinanti che seguono in osservazione le classi e discutono e
propongono con i docenti modifiche agli stili educativi)
5) - CHIAREZZA E SEMPLICITA'
Il Team avvertiva la necessità di fornirsi di strumenti valutativi
che fossero, da una parte, comprensibili dai bambini, essenziali
anche per le famiglie e che garantissero da una parte il rispetto
del cammino di ciascuno, da un'altra, lasciassero aperta la
possibilità di far emergere contorni ed aloni più differenziati in
sede di valutazione quadrimestrale.
(N.B. Si sottolinea come l'attuale scheda di valutazione, modificata
dal ministro Berlinguer, non corrisponda per niente alla dimensione
culturale che muove il Team e risulti di difficile utilizzo,
mascherando, nella sua brutale essenzialità, il percorso variegato
e complesso di ogni singolo bambino, per cui le mediazioni obbligate
sono sempre o al ribasso o al rialzo ma non fotografano quasi mai,
salvo per le punte estreme di percorso, i reali elementi di
progresso e di competenza).
Nel frattempo s'individuava la metodologia per sottolineare
"l'essere motore" di ogni alunno nei confronti della
classe.
Si offrivano quindi ai bambini i SEMAFORI, tre colori che utilmente
descrivevano un percorso e che facevano già parte della dimensione
culturale dei bambini: VERDE, è tutto O.K!, GIALLO, fai attenzione,
datti una regolata! Rosso, fermati! Rifletti! C'è qualcosa che non
va!
All'inizio, nella classe prima, i semafori sono tali, anche in senso
letterale. Ogni bambino ritaglia il suo semaforino e lo colora del
colore concordato con l'insegnante.
Successivamente, quando è più evidente il simbolismo del "mio
essere con gli altri", si passa ai quadri delle varie
discipline affissi in aula dove ogni allievo pone i risultati del
proprio lavoro.
Talora si propongono anche imprese extradisciplinari legate a scopi
settoriali (utilizzo di apparecchiature, controllo della gestualità
e dell'ordine personale, ecc.).
Il tutto ben collegato alle funzioni di servizio in classe:
segretari, postini, addetti alle pulizie, ecc.
Il sistema è in evoluzione: sono gli allievi che sempre più si
appropriano di esso assolvendo anche a funzioni valutative dei
docenti e quindi, in pratica, addentrandosi nell'autoregolazione che
è, ovviamente, in fieri per tutto il percorso della scuola
elementare ma che crescerà di tono e spessore.
Ad esempio, se in una classe si lancia l'impresa delle lettere e
messaggi, gli allievi "postini" possono assegnare un VERDE
per ogni lettera inviata, nello stesso tempo i compagni destinatari
possono, se lo vogliono, correggere i testi ricevuti e assegnare, a
loro volta un ROSSO, GIALLO o VERDE; la correzione, beninteso può
essere visionata dall'insegnante che diventa il garante di tutta
l'operazione.
Nelle varie occasioni di lavoro la valutazione è generalmente e di
norma, prediscussa con la classe: si fissano gli obbiettivi, i tempi
d'esecuzione, si mettono a punto eventuali aggiustamenti, in tal
modo, all'atto della correzione, singola o collettiva, ogni bambino
già sa come sarà orientabile il giudizio.
Questo, infatti, non cala dall'alto quale benigna concessione, ma è
l'atto che sancisce un patto.
Questioni di carattere comportamentale che inficiano il lavoro
scolastico, sono discusse con la classe, oltre che con i diretti
interessati, ciò nell'ottica di fornire chiavi di lettura omogenee
e utili al cammino di tutti e per cercare d'individuare anche
eventuali responsabilità che, trascendendo il singolo, abbraccino
quelle d'altri o anche di tutti.
6) - IL MIO PRATO E' PIU' VERDE DEL TUO...
Il Team ha verificato che nella misura in cui la somministrazione
delle conferme valutative è serena e partecipata, non vi sono
specifici abbandoni all'individualismo né sottolineature
egocentriche.
Semmai occorre operare verso le famiglie dove, talora, emergono
appunto le scelte di mercificazione valoriale e di estraniamento
competitivo.
Qui il confronto è agitato come una clava nei confronti o di
supposti "capri espiatori" o di una conferma dell'essere
" la buona famiglia che ha ben educato i suoi figli..."
(generalmente poi unico, ipercoccolato e sopravvalutato).
Tali derive culturali non sembrano coinvolgere altro che un'esigua
minoranza di adulti, ma è comunque una minoranza
"chiassosa" che si avrebbe probabilmente sempre, qualunque
sistema si usasse anche se, va detto, l'estrema pubblicità (nel
senso di trasparenza) dei criteri valutativi può favorire
l'emergere di tali problematiche, ma non nel senso che le provoca,
semplicemente le disvela.
Infine, un altro elemento pare al team essere importante: tutti gli
allievi delle classi prime, al loro impatto con la scuola,
incontrano un unico modello valutativo sia quanto ad indirizzo, sia
quanto al distendersi pratico; la conseguenza è che per loro tale
modello è il MODELLO.
Non sono quindi possibili scorciatoie, reinterpretazioni, confronti
fra i docenti, messa in campo d'abili attitudini vagamente
ricattatorie, "competenze" queste ben conosciute ed
utilizzate dai bambini.
L'allievo percepisce il Team come un UNICUM e se vi sono stili
differenti, identiche sono la tensione e la volontà d'approccio
sistematico ai problemi di ciascuno.
7 - UN MODELLO PER IL FUTURO?
Le ricerche d'innovazione didattica, avviate dal Team delle classi
prime nell'anno scolastico 1997-1998, hanno certamente l'ambizione
di porsi come strumento di lavoro per tutti.
Sarebbe indubbiamente augurabile che tutto il Circolo, o quantomeno
il plesso, assumesse una cultura della valutazione che fosse, in
primo luogo, una scelta di laboratorio culturale che tutti investe e
tutti fa crescere.
Sino ad ora così non è stato, in primo luogo perché da una parte
tale metodica, che non si risolve nella sostituzione dei dati
numerici o linguistici con i tre colori del semaforo, costa molto in
termini di tempo.
Di fatto, a tale scelta consegue un aumento del carico orario e
dello "stress" di veder aumentare i "casi' non
importa se belli o brutti, di cui un docente deve farsi carico.
Notevole sembra poi essere la difficoltà ad accettare messe in
discussione del proprio stile educativo. In altri casi è poi
affermata la totale libertà d'ogni docente di dotarsi di criteri
valutativi suoi personali mentre si ritiene scorretto, sul piano
metodologico, che si punti ad assumerne dei collettivi.
Notevole sembra poi essere la difficoltà ad accettare messe in
discussione del proprio stile educativo.
L'esperienza di questi mesi di lavoro (N.d.R.: un anno e mezzo alla
prima redazione del documento, tre anni alla seconda redazione di
controllo e revisione) ci ha permesso di capire che non è poi così
drammatico mostrare i propri "GIALLI" o "ROSSI"
ai colleghi e questi sono meno "aggressivi" o "
sputasentenze" di quanto comunemente si creda.
Nella realtà, sapersi "svestire" torna anche molto utile,
si scaricano tensioni, si mettono in circolo dubbi talora
inconfessati o inconfessabili, si cresce, insieme, incredibilmente
in autorevolezza.
IL TEAM DELLE CLASSI PRIME
N.B. Il presente documento è stato letto ed approvato come
innovazione didattica dal Collegio dei Docenti, nel giugno del 1998.
Una seconda revisione e puntualizzazione di alcuni elementi
marginali è dell'ottobre 1999.
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