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Sul
non pensiero
di Gabriele Boselli
"Non è la coscienza dell'uomo che
determina il suo essere ma è all'incontro il suo essere sociale che
determina la sua coscienza".
Karl Marx in "Per la critica dell'economia politica" ,
cit. ripresa da Giovanni Gentile "La filosofia di Marx",
1899, da Opere filosofiche, Garzanti, 1991,
Leggevo la frase di Marx cento anni fa ripresa da Gentile (un
maledetto che cita un maledetto, un idealista travestito da
materialista citato da un idealista consapevole) e provavo sconforto
perché esprimeva un concetto irritante e purtroppo corrispondente a
verità. La nostra coscienza del mondo nostra lo è solo in misura
minima e per molta gente non lo è per nulla. Sappiamo del mondo e
di noi per ciò che ci viene detto; i giovani sono più che altro
indotti a consumare hamburger di pensieri precotti, appena passati
dal surgelatore delle scuole efficientiste al forno a microonde
degli apparati d'inculturazione di massa (network TV, stampa
confindustriale). Il sapere non è ritenuto abitare più in
interiore homine ma all'interno delle reti di comunicazione.
Ma non c'è coscienza autentica senza un soggetto liberamente
attivo; non c'è spazio per il pensiero autentico (personale,
critico, creativo), né relazione trascendentale, quando uno dei
soggetti è schiacciato sotto il peso della cultura fabbricata per
le masse, quando l'atmosfera intellettuale è ammorbata dalle
mefitiche esalazioni di un punto di spaccio McDonald, la non-cucina
del Mercato unico mondiale.
Dobbiamo leggere Alighieri, Godel e Gentile, mangiare tagliatelle e
bere vino buono; così -nonostante tutto- riusciremo a pensare.
Siamo tutti -chi più chi meno- dispersi dietro agli obiettivi,
micro-fini privi di prospettive e di ulteriorità, insensati come
gli atomi di Lucrezio; si corre dietro ad essi senza sosta, come
bambini dietro ai volantini sulla spiaggia. Siamo ormai tutti in
qualche misura de-realizzzati da quella Grande Macchina virtuale
delle informazioni, controllata da un potere anonimamente
oligarchico che tende solo a ingrandirsi e intensificarsi senza
sapere neanche lui a qual fine; la macchina apprezza e alimenta
competenze servili, pensieri utili in quanto rigorosamente
definalizzati e pronti all'uso voluto dai committenti. Il potere e'
infatti efficiente e furbo, ma non intelligente, non sa capire
(privilegia pertanto i saperi immediatamente funzionali) né
consapevolmente orientare il senso degli eventi.
Gli enti che non hanno intelligenza del senso ma solo degli
obiettivi finiscono però per essere attratti da simulacri di senso
assai diffusi nel nostro tempo: efficacia, efficienza,
produttività, razionalizzazione, appena corretti da figure
retoriche come democrazia, solidarietà, autonomia etc.. Sono
naturalmente approcci che non richiedono una autonoma
"gravità" del punto prospettico, né una visione
dell'orizzonte, né una intelligenza del fine. Non occorre pensare
per avere successo; anzi. Il non-pensiero -non operasse comunque la
forza del caso- sarebbe una garanzia di primato.
-Antiche e nuove stelle di cultura son così sempre più prossime a
un immenso pozzo senza fondo, un autentico buco nero che si estende
in prossimità dell' insensato (senza un senso di cui sia
consapevole) pensare umano di questa fine di millennio. C'è sempre
stato, da sempre ha attirato a sé le piccole e grandi luci
dell'intelligenza umana e queste, attratte dalla sua forza di
gravità, si sono indebolite e spente . In quest'ultimo secolo il
gorgo ha assorbito la forza della tecnica e dunque aumentato ogni
anno esponenzialmente la sua potenza di annichilamento;
costellazioni di stelle ricche di luce sono precipitate e si son
spente nel suo fondo dove non esiste luce, ne spazio, né tempo,
dove la notte ha il nero assoluto del nulla tirato a lucido dai
maghi della comunicazione. Con la tecnica serva dell'economia ora ha
esteso il suo buio raggio di azione al passato e al futuro; sta
cancellando la memoria, sta uccidendo in molti i pensieri concepiti
prima che vengano alla luce.
Socrate ci ha insegnato la priorità della domanda sulla
costituzione del sapere, dell'apertura sulla scena, della finestra
sulla luce; il non pensiero è la dittatura degli stati di fatto,
delle risposte e delle interlocuzioni prevedibili che comprende solo
quelle attese e condanna quelle imprevedibili, che non consolidano
ma trasformano. I sistemi precostituiti di conoscenze sono (Gentile)
sedimentazioni di pensieri programmati e dunque estinti, archivi di
esistenze, cimiteri della conoscenza.
Il pensiero, invece, (ancora Gentile, ma anche Heidegger) non è
pensato ma pensante, non è un sistema di conoscenze ma il porsi
stesso delle questioni da parte di un soggetto che agisce in un
contesto,"un domandare che trasforma dalle fondamenta
l'esserci, l'uomo, la comprensione dell'essere" (Heidegger
"L'essenza della verità" Adelphi, Milano 1997).
E' allora possibile il non-pensiero? Il non pensiero non è il
niente su cui s'interroga Heidegger nelle prime pagine di "Che
cosé la metafisica" (1929, letto in M. Heidegger, Segnavia,
Adelphi, Milano , 1987); è ciò che, avvolgendo gli enti nella
propria ombra di designificazione li riduce a uno zero più o meno
sontuoso o discreto. E' il pensiero che riesce a chiudere
l'originaria apertura dell'essere al mondo, il trabuiare di una
morte assoluta, aliena dalla vita ma che tutte le vite inghiotte
nelle sue spire. Può darsi, non lo so, che il non pensiero pensi:
il suo pensare è nell'assommarsi di tutto il gridare dei pensieri
morenti. Un grido di gelido silenzio.
Il non-pensiero è la presenza prevalente nella cultura di massa
contemporanea eppure è assai dissimulato, visibile solo attraverso
un atto intellettuale di interrogazione e denuncia. Solo attraverso
il pensiero si può porre il non-pensiero nella sua evidenza
tragica. Ed è in fondo il non pensiero, a sua volta, a rassicurarci
sulla consistenza del nostro pensare, così come la morte ci da la
sicurezza di essere temporaneamente vivi.
Il pensiero è vivo o morto? Si può impedire di pensare? Verrebbe
da rispondere subito con Pinocchio che se una forma di pensiero si
pone questa domanda, si da anche la risposta. Sì, il pensiero è
vivo, ma in quali condizioni si trova? In parti importanti è ancora
libero nello spazio ma molto si trova ormai al centro del buco nero,
sepolto da enormi ammassi di non-pensiero ovvero da pensiero
prefabbricato, omogeneizzato, replicante, automatico, descrittivo,
pseudo-rispecchiativo, privo di ogni carica di ulteriorità non
inserita nelle proprie catene sintagmatiche. Il non pensiero è il
pensiero del sistema, della macchina mondiale. E' il pensiero non
plurale, dunque unico, privo di valenza critica onnidirezionale, di
articolazioni dialettiche non strumentali.
E' l'ala vincente del pensiero del nostro tempo; in quanto vincente
è frenetica nel suo nulla. Il non pensiero non è qualcosa che non
è ma qualcosa, una voragine attiva, che è anche troppo, è
talmente che non riesce a ex-sistere, a muoversi fuori di sé. Sono
i pensieri a muoversi verso di essa, a precipitarvi.
Immagini del non-pensiero nella storia della speculazione
occidentale: Platone, Kant, Gentile, Heidegger, Severino
Platone -------Il pensiero fondato sulle ombre. E' la più grande
metafora del pensare non il mondo ma l'immagine che qualcuno
proietta per noi su uno schermo. Ma è anche l'inizio di una scuola
del sospetto per l'apparenza e l'inizio di un raggio di luce che
attraverserà l'intera storia del pensiero occidentale.
Kant ---- ---Il pensiero sterile, dogmatico, senza esperienza e/o
senza princìpi. Kant stigmatizza il non-pensiero che si esprime
attraverso tautologie e artifizi di perentorietà e non ritiene di
dover partire dall'esperienza del mondo fenomenico ( principalmente
il razionalismo di C.Wolf); ma critica anche il pensiero empiristico
privo di forme a priori o princìpi in quanto destinato a lasciar
nel buoi ogni percorso intellettuale ( con riferimento polemico più
a Locke che a Hume).
Oggi Kant identificherebbe forse il non pensiero nelle tautologie
della propaganda commerciale e politica e nella mancanza di principi
di un universo economicistico orientato esclusivamente ai risultati.
Criticherebbe una cultura che privilegia gli esiti
sull'impostazione.
Gentile------- Il pensiero fattuale "La vera attività pensante
non é quella che definiamo" (GG Teoria generale p.9) Possiamo
definire aspetti marginali; quelli più importanti, quelli esperiti,
ovvero attraversati e attraversanti, non possono essere tradotti nei
linguaggi dell'oggettività. Il sapere basato sui fatti é immobile,
di pietra e va bene per le culture semplici, statiche, immutabili.
Ma il nostro universo non é l'isola di Pasqua: é complesso,
dinamico, mutevole. il sapere come atto non richiede fondamenta ma
fondazioni, azioni di pensiero che continuamente ridisegnino i
contorni della conoscenza.
L'atto (ciò che originalmente e gratuitamente si dà) divien sempre
più compresso dalla sterminata potenza di valanghe di fatti, ovvero
di atti senza soggetto, anonimi come bombe, mere epifanie del dio
Mercato (unico e universale), pure merci su merce umana. Oppure, da
Belgrado a Grozny, ci si imbatte nella fattualità tragica, la
semplice costruzione virtuale del Fatto dei fatti, la presunta
Giustizia fondata sulla guerra.
Naturale che nell'impero del MUM l'Imprenditore (colui che fabbrica
e vende atti snaturati, cioé fatti) o il politico che ne sia
emanazione si consolidino sempre più come i signori di questo
mondo.
Il fatto é caratterizzato dalla compiutezza, dal suo esaurirsi,
venir meno, segnare il morire di una frazione della vita del suo
operatore. L'atto, epifania dello Spirito non ha principio e non ha
fine. Non vi fu mai una stagione in cui non fosse e non muore,
continua a vivere nelle nuove manifestazioni dell'attualità.
Heidegger--- Il pensiero amministrativo
Severino------Il pensiero nichilistico
Fenomenologia del non pensiero o del pensiero non-pensante o
de-pensante:
Il pensiero del soggetto appare sempre più indebolito, quello dell'ipersistema
sempre più forte. Se, come sostengono alcuni, il soggetto è morto,
è morto ogni pensiero soggettuale. Ci sarebbero molti motivi per
pensare questo, ma forse non è proprio così. Il soggetto (v Ency
N.1/97) sta solo poco bene e il pensiero potrebbe rifarsi. Il
pensiero unico dell'economia, le gravità intellettuali del sistema
informativo-formativo globale, lo psicologismo e le impostazioni
settoriali della questione pedagogica (didatticismo etc.), i saperi
aziendali come saperi egemoni del mondo dell'istruzione sono alcuni
degli ambiti di evidenza del non pensiero.
La voce del Padrone
Per dominare occorre impedire agli altri di pensare autonomamente.
Un tempo la nostra lotta contro il pensiero agiva in negativo,
bruciava i libri, mandava a morte o in esilio i loro autori. Ora,
almeno nell'Occidente "democratico" questo sarebbe
ritenuto polically uncorrect e di conseguenza ogni buon Nemico del
pensare opera, per cosi dire, in positivo, producendo e consolidando
masse enormi di pensiero imbecille.
Volete pensare, poveracci che non siete altro?
Certo, ancora molte scuole sono purtroppo luoghi di conservazione e
sviluppo del pensiero ma con l' "autonomia" e magari la
privatizzazione le cose cambieranno: vi manderemo sin da piccoli in
scuole efficienti ed efficaci a senso unico, senza maestri veri ma
rette da manager precedentemente decerebrati da "intellettuali
d'azienda" in appositi corsi di addestramento. Controlleremo la
qualità della pappina omogeneizzata che somministrerete agli
alunni, (pardon, clienti) attraverso i test "oggettivi"
del sistema nazionale di valutazione. Già da tempo vi facciamo
leggere i nostri giornali, tanto per una pagina che varrebbe la pena
di leggere ve ne son dieci completamente sceme; e poi, abituati
all'imbecillità, quella buona non la leggerete mai. E siccome siamo
moderni, anzi "postmoderni" (non sappiano che voglia dire
ma il suono ci piace) vi stiamo chiudendo in Internet, la gabbia
planetaria con una parola intelligente e un miliardo di cretine. Vi
inondiamo di pensiero prefabbricato dalla mattina alla sera.
Prodotti di non-pensiero
La macchina mondiale del non pensiero, della stella nera che va
cancellando la luce, quella che deve distruggere o impedire lo
sviluppo del pensiero per far avere ai suoi decisori il più ampio
controllo possibile delle persone è principalmente diretta contro
le strutture di pensiero complesso, autonomamente ordinato, distinto
tra piani soggettivi e intersoggettivi, articolato su grandi
costellazioni di idee.
Pensare semplicemente, per slogan -
La stella nera produce pertanto (la grande quantità determina la
qualità) enormi flussi di pensiero semplice, reso in un linguaggio
costituito da frasi correlate da meri rapporti di successione,
impone gerarchie estrinseche e "passanti" solo per forza
di ripetizione; la macchina della pubblicità lavorerà da maestra
nel far confondere il piano interiore e quello esterno, il
sentimento e la ragione, il conscio e l'inconscio; si condanneranno
le tradizioni di atti ideali come "ideologie". Tutto
purché il tutto renda, produca risultati oggettivanti utili alla
committenza.
I signori del "pensiero unico" determinano così nelle
masse subordinate alcune altre manifestazioni di non-pensiero, qui
di seguito sorprese in alcune fenomenologie scolastiche.
-banalizzazione anglificante del linguaggio: nei corsi di
imbecillimento per dirigenti scolastici furoreggiano parole come
"mission" "gold projects" o, come minimo, "silver"
anche laddove il materiale più adatto alla metafora sarebbe forse
il poliuretano.
-Riduzione al minimo dello Stato e riduzione quasi allo zero dello
Stato "sociale.
- a dirigenti e insegnanti non si prescrive più solo disciplinato
adempimento ma anche acritico "entusiasmo", pardon "rapture".
O anche, come ai tempi di Benito, di "credere".
-Il liberismo di sinistra: la sinistra che fa quello che farebbe la
destra. Pensare che, poiché scuola è di fatto sul mercato, debba
comportarsi come qualunque azienda.
-La perdita di memoria e di connesse capacità progettuali della
destra: anche la destra parla di innovazione e dimentica il valore
della tradizione. Non ci sono più conservatori, nemmeno di quel che
meriterebbe di essere conservato.---
-Valutando e differenziando le retribuzioni e le carriere, mettere
gli insegnanti gli uni contro gli altri per farli dominare meglio da
presidi già promossi a "dirigenti" dopo appositi corsi di
tentato massacro del pensiero pedagogico .
-In barba alla libertà della scienza e dell'insegnamento, valutare
la produzione degli addetti, premiare i più allineati con le
assiologie dei test e castigare le menti più creative.
- -Parlare molto di qualità per mascherare il decremento della
qualità effettiva conseguente al calo della spesa per la P.I.
(Negli ultimi 15 anni scesa dal 6 a meno del 3% del Prodotto interno
lordo) e in genere chiamare con bei nomi le modificazioni che
ripugnerebbero alla coscienza culturale, etica e pedagogica dei
docenti
-Far credere che la soluzione teorica dei problemi dell' istruzione
sia da ricercare ovunque (Teoria dell'organizzazione, psicologia,
didattologia etc.) purché in saperi diversi dalla pedagogia.
-Ritenere che la soluzione pratica dei problemi dell' istruzione sia
da ricercare fuori dagli operatori della pubblica istruzione e senza
curarsi né del loro disagio né del loro dissenso.
-Cercare di far tacere chi invoca diritti acquisiti (basterà
chiamarli "privilegi"), perché ogni diritto nella
società del Mercato vale solo se ha forze adeguate che ne impongano
l'attuazione.
-
il corpo palestrato
Oggi il corpo é un elemento dell'immagine destinata al pubblico, un
accessorio didattico o -nel lavoro- prestazionale. Va curato perché
consente apprendimenti o perché una bella presenza consente a esili
ragazze e palestrati giovanotti (con o senza creatina) un più
facile e forse fortunato accesso a posizioni vantaggiose. Il corpo
é uno strumento; non una categoria dell'esistere, un profilo
fondamentale del nostro essere. L'essere-corpo, il pensarsi
attraverso il corpo é intrinsecamente irrilevante; l'importante é
avere un corpo super efficiente da spendere sul mercato, nel
bordello globale dell'economia del Mercato unico mondiale.
Con l'enfatizzazione di un cibo senza sapore consumato da un corpo
non-corpo (senz'anima) propria dell'universo tardomoderno, si stanno
creando anche le premesse per la derealizzazione del soggeto
attraverso la ridondante superfluità del corpo: nell'universo
virtuale si perde la possibilità per l'individuo integro di essere
intero (e immortale), di costituire un insieme di anima e corpo
viventi, nello Spirito (1), adempiendo una cinquantennale profezia
gentiliana
(1) (G.Gentile " Teoria generale dello spirito come atto
puro" in Opere filosofiche, Garzanti 95).
Anche la medicina positivistica, dissociando la materia del corpo
dal suo senso, ossessionata dalla finitezza, dimentica del senso
infinito della finitudine, rende muto o patologizza quest'ultimo,
fabbrica il "corpo-cosa" che sul mercato diviene
"corpo-merce". Si va in parallelo avvitando sul polo
fisicistico un altro dei classici dualismi, quello tra anima e
corpo, in una sorta di neolombrosianesimo: l'anima é pensata come
un secreto cerebrale e le sue malattie, un tempo chiamate "morba
sine materia", risolte in termini di analisi biochimica, di
materia, appunto.
Il cibo/pensiero di plastica
L'infanzia e l'adolescenza - e i modi di pensare connessi alla vita
materiale- sono insidiate dai fabbricanti di prodotti transgenici,
adescate da spacciatori di merendine industriali tipo Kinder (la
merendina del futuro killer) , preparazioni al glutammato e altro
cibo-spazzatura; chi comincia a mettersi su questa via finirà poi,
non appena raggiunta la gioventù a frequentare luoghi perduti come
i fast food McDonald, antri dai colori pacchiani ove lo stesso olio
accoglie da sempre patate acriliche e le stesse nere, dolciastre
bevande Cola friggono i giovani e ignari stomaci e per essi i
cervelli.
Dove non colpiscono gli agenti del Mercato, lavorano peraltro,
tristi, le figure dei dietisti. Particolarmente imperversanti nella
stagione pre-estiva, con fervore islamico bestemmiano
quotidianamente il lardo e i salumi in genere, concedono l'olio con
il contagocce, eccepiscono persino sulla quantità del pane e della
pasta.
Un soggetto senza cibo vero e dunque senza corpo avvertito come
luogo dello spirito é anche un soggetto esposto a perdere anima.
Gli apparati sistemici di valutazione
Si induce efficacemente a non pensare anche con lo spauracchio o la
lusinga della valutazione e di un connesso armamentario di premi
(per i non pensanti o i compatibilmente pensanti) e castighi per
coloro che si ostinano a trarre dal cervello pensieri critici e/o
innovativi non organici alla committenza dell'agenzia di
valutazione. Nella scuola italiana e nell'università italiane
stanno per partire apparati di valutazione con il compito di
sottoporre a verifica attraverso test la capacità di queste
istituzioni di modellare il pensiero secondo le esigenze
dell'economia capitalistica e di neutralizzare le anime
irriducibili.
"Standard" é una delle parole di magia nera che
condensano la virulenza del pensiero docimologico: é lo stendardo
dietro cui i generali del pensiero unico scolastico si apprestano a
raccogliere le truppe del pensiero assente, seguite in futuro da
legioni di piccoli prigionieri segnati da pratiche di verifica. Lo
standard é la bandiera del Nulla, il criterio delle non-persone
non-pensanti (infatti é "oggettivo"). E' un filo
d'acciaio tirato alla presunta altezza media; lascia passare indenni
le creature di bassa statura intellettuale ma taglia i corpi in
corsa di chi pensa in modo alto, originale, divergente.
Le rilevazioni condotte dagli inquisitori istituzionali (che non
saranno certamente gli ispettori, un corpo riottoso e votato a
esaurimento) serviranno poi ai dirigenti (pardon: managers) per
individuare meglio chi "rema contro", colpire le teste
pensanti e premiare con la serie A o B e congrui premi di qualità
quelle piene solo di "pensiero unico".
Ironie della sorte vuole che gli stessi committenti di non-pensiero
siano in gran parte poi raggiunti dalle loro emissioni nere e
concellati anch'essi nelle loro possibilità di pensare
autenticamente. Pochi si salveranno dagli effetti di ritorno delle
loro campagne di rimbecillimento; e quei pochi che avendo il potere
di manovare il non pensiero resteranno capaci di pensare, saranno i
veri Signori del mondo.
Il dolore per il non ritorno alle forme classiche di pensiero e la
ricerca di aperture epistemologiche e pedagogiche a nuove morfologie
del pensare.
Sintesi sui tratti essenziali della pensabilità odierna del
pensiero
Ormai anche chi pensa vede i suoi alunni, perfino i suoi figli bere
Coca cola, è costretto a mangiare cibi trangenici, a subire
radiazioni elettromagnetiche da innumerevoli fonti; deve trascurare
il proprio e prendere un altro nome per la Rete; deve contribuire
all'edificazione dei POF e farsi certificare da apparati di
valutazione la qualità del proprio diritto ad esistere, nonché
ottenere dal SNQI una sorta di "permesso di soggiorno"
nelle istituzioni in cui lavora. Quasi tutto il mondo e anche parte
della scuola sono occupati dal non-pensiero del MUM: chi pensa è un
extracomunitario, è come se vivesse in esilio nella terra dei suoi
padri.
Quasi -per fortuna- tutto il mondo: esistono ancora isole e
arcipelaghi di pensiero, cieli azzurri non squarciati dalle strisce
dei jets, musiche di parole senza rumore, immagini non seriali. Non
sarà possibile eliminare per catalogazione e soffocamento tutte le
scuole e le università in cui si pensa; né mortificare, emarginare
o radiare attraverso la valutazione tutte le voci autentiche, tutti
i maestri autentici, quelli capaci di pensieri culturalmente fondati
e originali. Anche l'ipersistema della tarda modernità non è
onnipotente.
E sarà allora pensiero, a mio sperare, che verrà da una vita
riappropriata e da una cultura alta: non monolitico ma plurale, non
descrittivo ma interpretativo, non solo universale ma anche
regionale, non dominato dalla necessità ma aperto sul possibile,
non deterministico ma indeterministico, non epistemico ma
epistemologico, non sistemico ma costellazionale ( v. G.Boselli
"Dei saperi dell'antico mondo e del nuovo" Encyclopaideia,
n5/99, CLUEB, Bologna).
E siccome -pur avendomi gli agenti del MUM quasi eliminato il
partito- io sono rimasto socialista, penso al sole di un (lontano)
avvenire.
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