Dei saperi
dell'antico mondo e del nuovo
Scenari culturali della scuola e nuove morfologie della conoscenza
Testo italiano Sintesi
Alla scuola e all'università spetta di indicare le direzioni di senso fondazionali, di
riconfigurarle in un momento in cui -a parte gli eventi economici e socio-politici- anche
soltanto l'accumulo quantitativo e la pressione qualitativa delle conoscenze hanno ormai
creato una massa critica e posto forse le condizioni per sviluppi imprevedibili.
La ricomposizione secondo ermeneutica dei saperi classici e l'entrata di quelli
"nuovi" e in particolare delle nuove morfologie del sapere possono servire a
intendere le pieghe del mondo di fine millennio, i reticoli multiplanari, i nodi
distributivi, le strade senza uscita, gli scarti dell'intenzionalità generale che covano
sotto le apparenti regolarità evolutive di un universo divenuto "pluriverso"
ipercom-plesso. La scuola ha bisogno di inventare (trovare, immaginare) saperi
"nuovi" come l'informatica o rin-novati nella loro struttura epistemologica. Di
essere una scuola che sappia pervenire a interpretazioni originali del mondo e sappia
progettare le forme inevitabilmente irregolari (ma non caotiche o deintenzionalizzate)
della didattica che dovranno resistere alle vettrici di piegamento della contemporaneità.
La scuola come scuola delle fondazioni (non dei fondamenti) può cercare di rendersi conto
delle mutazioni categoriali del pensiero, di capire i saperi del nuovo mondo e di istruire
nei linguaggi utili alla sopravvivenza nel Mercato Unico Mondiale; deve però, secondo il
mandato plu-rimillenario della pedagogia d'Occidente, cercar di educare orientando alla
vita nonché al mondo come luogo dell'accadere umano.
It is the duty of both the school and the university to indicate the
foundational paths and revisit them in a moment in which - apart from
the economical and sociopolitical events - the very increase and quality
pressure of knowledge have brought about a critical mass and set the
stage for unpredictable developments.The restructuring -ermeneuticswise-
of classical knowledge, the arrival of the new knowledge and in
particular of its new morphology may be useful to understand the inner
meaning of the world at the turn of the millennium, the multiplanar
grids, the distribution nodes, the dead ends, the failures of
intentionality lurking in the apparent evolutive regularity of a
universe turned into a pluriverse of great complexity. The school must
invent (find, imagine) a new knowledge like computer science or renew
its epistemological structure. It must be a school able to interpret the
world in an original way, a school able to design a framework
(inevitably irregular but not chaotic) for didactics unaffected by the
bending forces of contemporaneity.The school of foundation (not the
school of basics) must try to realize the way the categories of thought
change. It must understand the knowledge of the new world and must teach
the new language necessary for survival in the global market. The school
must -according to its time-honoured tradition- try to educate for life
and for the world.
O. Cambiamento dello scenario e perenni doveri di magistero
L¹evidente e conclamato cambiamento dello scenario globale impone alla scuola e
all'università di indicare le direzioni di senso, di riconfigurarle in un momento in cui
-a parte gli eventi economici e socio-politici- anche soltanto l'accumulo quantitativo e
la pressione qualitativa delle conoscenze hanno ormai creato una massa critica e posto
forse le condizioni per sviluppi imprevedibili.
I nuovi saperi che i docenti potranno concorrere a conoscere, stabilire e consegnare a
generazioni di allievi son quelli che scaturiranno dallo scontro e dall'incontro fra la
storia dello spirito come tradizione culturale (in lingua italiana o d'altre lingue ormai
subalterne come francese e tedesco) e la forza del presente come razionalità
tecnico-economica (in anglo-informatico).
La ricomposizione secondo ermeneutica dei saperi classici e l'entrata di quelli
"nuovi" e in particolare delle nuove morfologie del sapere possono servire a
intendere le pieghe del mondo di fine millennio, i reticoli multiplanari, i nodi
distributivi, gli scarti dell'intenzionalità generale che covano sotto le apparenti
regolarità evolutive di un universo divenuto "pluriverso" ipercomplesso. La
scuola ha bisogno di inventare (trovare, immaginare) saperi "nuovi" come
l'informatica o rinnovati nella loro struttura epistemologica, una gamma di senso delle
direzioni, dei piani del foglio (coerenze direzionali di fondo) sottostanti o percorrenti
la piega. Di essere una scuola che sappia pervenire a interpretazioni originali del mondo
e sappia progettare le forme inevitabilmente irregolari (ma non caotiche o
deintenzionalizzate) della didattica che dovranno resistere alle vettrici di piegamento
della contemporaneità. Capire e progettare per non doversi completamente adattare;
conservare così anche per gli eredi la dignità del magistero.
La scuola dell'obbligo come scuola delle fondazioni (non dei fondamenti) può cercare
rendersi conto delle mutazioni categoriali del pensiero, di capire i saperi del nuovo
mondo e di istruire nei linguaggi utili alla sopravvivenza nel Mercato Unico Mondiale;
deve però, secondo il mandato plurimillenario della pedagogia d'Occidente, cercar di
educare orientando alla vita nonché al mondo come luogo dell'accadere umano.
1. Tempo di nuovi alfabeti
Nel tempo dei prodigiosi sviluppi dell'informatica e della genetica -due saperi che, in
bene e in male, cambieranno il volto della terra- pare necessario un ridisegno delle
tavole dei saperi che per molti anni hanno costituito il riferimento della scuola
italiana. Non basta più il piccolo cabotaggio didattico come quello che ha caratterizzato
gli ultimi trent'anni; occorre intraprendere una navigazione culturale e pedagogica nei
vasti oceani del tardo e del post-moderno.
La nostra generazione, ultima dell'era preinformatica, ha letto il mondo e lo ha
con-cepito (nel doppio significato di capire e dare alla luce) eminentemente attraverso la
parola e la scrittura. Lo ha attraversato grazie al nome che ciascuno di noi ha ricevuto
dai geni-tori, alle prime e fondamentali indicazioni dei maestri; lo ha penetrato
attraverso le pagine dei classici.
Negli ultimi tremila anni, é stata la parola scritta a stabilizzare le oscillazioni dei
fenomeni, a formare con la sedimentazione verbale dei significati un gigantesco specchio
-distaccato dal mondo riflesso- ove l'umanità potesse guardarsi, acquisire
con-sapevolezza del proprio sguardo e dirigerlo sul mondo ³fermando² l'insensato mutare
degli eventi, ricostituendolo in figura analizzabile, manipolabile, ricostituibile dal
linguaggio. La lingua e' stata il volto del mondo, la nuova evidenza: si é preso a vedere
non le cose o gli altri soggetti ma la loro evidenza linguistica, il luogo
dell'ordinamento dei fenomeni.
Da oceani di parole pronunciate e ascoltate, dalle acque della tradizione, dai miti, dalla
parola fatta storia e genitrice dello spirito nacquero i primi libri, i più grandi:
Gilgamesch, l'Iliade, l'Odissea, la Bibbia. Quando la parola si fu fermata sulla stele,
sul papiro, sulle tavole d'argento iniziò l'età della scrittura e con essa la
con-temporaneità nella storia, la coabitazione della distanza. Fissati i pensieri nella
pietra, fu possibile allontanarsene, tornarvi, dialogare con essi, scoprire l'alterità
del passato e dei giorni nuovi.
Occorre ricordare questa storia, ora che stiamo per uscire dalla scrittura, ora che
l'immensa macchina mondiale sta per costruire mondi virtuali più veri del vero, perché
al tempo stesso eventi e mediazioni di eventi, mondi senza bisogno di lettura perché
autodidascalici, autoesplicitanti, avidi di assimilare a sé e alla propria subcultura gli
abitanti del vecchio mondo.
I bambini non nascono più solo al mondo nella sua multidimensionale evidenza fisica
esperita nel dettato delle scritture; nascono per appartenere sempre più all'universo
televisivo e telematico. Sono sempre più indotti a pensare, come gli schiavi della
caverna platonica, che le ombre che si accendono sulla parete (stavolta del tubo catodico)
siano la verità (1).
(1) Leggasi la meravigliosa e profetica lettura del mito della caverna condotta da
Heidegger nella parte prima de ³L¹essenza della veritಠFrancoforte ¹88, tr. Milano,
Adelphi 97.
E sono portati da sistemi scolastici in via di ipermodernizzazione a elaborare la loro
logia epistemica non solo a partire dai fenomeni "reali" ma -sempre di più- a
partire da apparizioni di "realtà" virtuali.
Forse non entrano tanto nella storia (la teoria degli eventi esperita attraverso la
scrittura) quanto nel fumetto elettronico, l¹onda sempre meno umana che attraversa noi
³senza terra², abitati dal mercato unico mondiale.
2. Trasformazione elettronica del campo esistenziale e fondazioni categoriali dei saperi
del nuovo mondo
Uno dei problemi teorici più importanti é dunque quello di riuscire a capire quali spazi
i nuovi saperi debbano avere nell'ambito complessivo dell'educazione in relazione a come
oggi la mente, in particolare quella del bambino, "sente" e conosce. La
formazione/costruzione soggettiva del sentimento e del pensiero del mondo erano ritenute
come invarianti: le categorie classiche di causa, oggetto, fine, spazio etc. rimanevano le
stesse nei millenni. Non era del tutto vero: il mutare del mondo comporta sempre
impercettibili mutamenti delle categorie usate per muovervisi; non passa un minuto senza
che lo spirito non cambi di qualcosa il proprio assetto categoriale. Ma enormi cambiamenti
del mondo e nel rapporto soggetto-mondo separano il bambino che conosce oggi dai suoi
coetanei degli anni appena (storicamente scorsi, ad esempio da quelli della mia infan-zia.
L'universo di riferimento di Gabriele-bambino era in grandissima parte fatto d'immagini
cui corrispondevano oggetti fisici e comunque gli oggetti e le persone raffigurati in
deboli disegni o in qualche occasionale visione filmica erano apparizioni temporanee,
fuggevoli; non erano riferimenti, non formavano potenti fasci di eventi precategorizzati e
da introiettare senza complessi percorsi di mediazione. Nel nostro tempo, ovvero nel tempo
della pervasività dei prodotti della tecnologia dell'informazione, il riferimento, l'ubi
consistam, il punto d¹impatto, il luogo dell¹inerenza non é più tanto l'oggetto o la
persona quanto un insieme d'immagini e parole in cui il bari-centro dei significati é
sempre più spostato verso la componente virtuale dell'universo. Certo, le persone in
carne e ossa, i loro prodotti, le loro parole e chiacchiere esistono ancora, ci fanno
soffrire o gioire, ci educano o ci fanno disperdere; ma il riferimento che conta é sempre
più quanto compare in un quadrante elettronico. E non siamo che agli inizi.
I nuovi saperi della scuola devono tener conto che non solo i contenuti e le forme ma
anche le stesse categorie classiche della conoscenza umana stanno mutando nell'interazione
con il nuovo mondo, con velocità assai maggiore che nel tempo della pura parola o
dell¹immagine preelettronica.
-Lo spazio come luogo fisico, radicamento ineludibile, nel virtuale é scomparso e
divenuto oggetto di ogni tipo di manipolazione, restringimento od estensione arbitraria.
-Il tempo é schiacciato sul presente; il passato e il futuro son tremolii dell'attimo e
l'attimo é sempre precario, può essere interrotto improvvisamente da uno spot; non c'é
lontananza e non c'é attesa, tutto può sparire e comparire in qualsiasi momento. Adesso
é l'ora di Saylor Moon (presente); tra poco c'é l'ispettore Gadget.
-L'oggetto, con la sua presenza fino a ieri "dura" la sua resistenza formale e
sostanziale alla manipolazione, può essere cancellato con un clic e fatto ricomparire con
un doppio clic; il nulla acquista forma, colore, dimensione, persino, odore. L'essere e il
niente son solo un entrare e un fuoriuscire dalla memoria e questa è sempre di più lo
stato delle interconnessioni di circuiti elettrici con cui occorre interfacciarsi.
-La causa -regolatrice del passaggio da uno stato all'altro delle cose, mediatore logico
della transizione, articolo di codice della necessità- non ha più nella rappresentazione
il rilievo determinante di un tempo: il succedersi degli eventi sullo schermo é acausale,
dipende dalla volontà di potenza del padrone dell'emittente. L'immagine é un derivato
dell'immaginazione. Sarebbe anche bello se fosse una facoltà concessa a tutti gli uomini,
e non solo in teoria.Chi si é formato a contatto con le immagini elettroniche e i saperi
collegati vedrà e rappresenterà il mondo diversamente rispetto a chi si è formato sui
libri.
A mio avviso stiamo inconsapevolmente portando alle estreme conseguenze una parte della
filosofia dell'Occidente moderno, quella espressasi con l'empirismo, il positivismo e
soprattutto quella che Simmel -fin dal primo anno del secolo che sta per chiudersi-
indicò nella "Filosofia del denaro". Il soggetto tardomoderno (e il bambino in
particolare) sta subendo una mutazione del "software" antropologico.
3. Il nuovo mondo: invasione & confinamento
Il mondo anonimo e oggettivante caro all'integralismo tardomoderno, la "città
economica" di cui scrivono Boltansky e Thevenot, é tanto cresciuto da invadere
largamente tutti gli altri mondi, naturali e spirituali, ha cancellato i boschi e le
campagne (già "natura domestica") tolto ai bambini gli spazi fisici (le strade,
le piazze) attraverso la presenza mortale delle auto (2) e gli spazi fantastici attraverso
l'imposizione della serializzante macchina televi-siva.
(2) In positiva controtendenza quanto avviene a Fano e a Pesaro, dove, con il concorso
delle scuole locali, il Comune dispone la chiusura periodica di molte vie e una volta
all'anno, simbolicamente, della stessa via Emilia, per destinarle al gioco dei bambini.
Sul piano teorico, l'argomento dell'espropriazione dello spazio é stato affrontato con
particolare acutezza da G. Gennari "Pedagogia degli ambienti educativi",
Armando, '88 e da V. Iori in "Lo spazio vissuto. Luoghi educativi e
soggettività", La Nuova Italia, '96. Rilevanti le notazioni di P.Bertolini in
"La responsabilità educativa", Il Segnalibro, Torino, 1996, (pp. 146 e sgg.).
Se un tempo il mondo "ufficialmente reale" rappresentato dal sapere ufficiale
delle scuole "moderne", dalle enciclopedie, dalla macchina massmediologica
preinformatica, dalle Leggi della scienza e dell'economia era una "cornice"
lignea che offriva allo sguardo un contenuto altro da essa, che mostrava altri mondi, ora
la cornice dei saperi é diventata di plastica e si é estesa all'interno fino a occupare
tutto lo spazio visibile e, talvolta, a addormentare per sazia atrofia il senso
dell'invisibile.
Contemporaneamente, l'incomprimibile facoltà immaginativa e di rispondenza
all'immaginale, si é diretta ad altri spazi: abita gli stati di coscienza alterati dagli
universi virtuali del computer domestico, dal lavoro frenetico (anche la fatica fa vedere
"la luna nel pozzo") o con maggiore piacevolezza immediata dalle macchine da
"divertimento" (discoteche, videogames, ambiti di diversione dall'immaginario
"naturale") o dalle droghe di sintesi, sostitutive di quelle che nei secoli e
nelle varie culture (da noi il vino) avevano sostenuto il bisogno soggettivo di temporanee
riprospettazioni dell'universo dei fenomeni.
La questione su cui occorre intervenire diviene allora la seguente: come può una
tradizione come quella delle scuole, centrata sui valori della istituzione ma anche e
soprattutto della soggettualità, proporre una lezione ascoltabile nel tempo della
prevalente virtualità dei riferimenti e della pesante serializzazione/standardizzazione
dei processi educativi reclamata attraverso i mass-media dai poteri forti? (3)
Penso che la scuola debba riconoscere le attuali malattie del soggetto (malattie
esi-stenziali e della conoscenza) e lavorare affinché i soggetti concretamente esistenti
in questo spazio e in questi tempi trovino modo di prender coscienza di esser cambiati e
di star cambiando nella struttura millenaria del loro co-noscere.
(3) Uni-formare é programmare l'adattamento di un soggetto a un mondo-cosa come quello
disegnato da tutti i saperi autoreferenziali, autosufficienti e indifferenti alla vicenda
dell'esistente concreto op-pure disposti a fornire istruzioni. Uni-formare é la versione
pedagogica del "pensiero unico": orga-nizzare la costruzione di un bambino
fornito di saperi efficaci che possa essere un adulto vincente, di un piccolo yuppie
addestrato a piazzarsi bene sul Mercato unico mondiale in quanto armato degli strumenti
necessari a capire il mondo nel modo in cui questo richiede di essere capito per concedere
privilegi in cambio.
In campo pedagogico distinguerei i saperi tra quelli che non concepiscono altro e
inconsapevol-mente o meno agiscono per estendersi nel territorio sino a coprire tutto il
mondo di dune e quelli che si pongono alla ricerca delle oasi o di terre in cui gran parte
dell'orizzonte sia verde.
I saperi "positivi" del deserto culturale e pedagogico esterno non stanno nelle
"guide" acquistate dalle maestre neo-vincitrici di concorso o in nessun altro
tipo di didattica surgelata: son quelli che si accendono in dialoghi non seriali tra un
maestro e uno scolaro. Il maestro é uno che ha attraver-sato a piedi il mondo, ha
coltivato intellettualmente il campo dell'esperienza, a volte da solo, altre volte con
l'aiuto di un altro maestro o di discepoli. Ha molto letto e continua a leggere; ha
scritto. E' protagonista dell'ascolto e del lasciarsi ascoltare.
4. Mutamenti culturali e mutazioni dell'intenzionalità pedagogica
L' incerto tramonto della modernità comincia a mostrare, oltre all'anatomia della
progettualità moderna anche alcuni ele-menti dello scenario futuro. Si comincia a vedere
una maggiore attenzione alle risorse e all' intenzionalità del sog-getto. Inizia a
formarsi una cultura del silenzio, dell' occasione, dell' impre-visto, della gratuità.
C'é tra chi insegna più attenzione al mondo della vita, si é più attenti all' ecologia
dell'agire. Si ri-trova un atteggiamento di pace che é fatto nel contempo di azione
intenzionale e di voglia di sospensione dal rumore del mondo. Matura la consapevolezza
della sto-ricità di ogni progettare e pro-gettarsi.
Questa cultura, sempre più presente alla coscienza degli uomini di scuola non buro-crati
e degli accademici-non-managers, comincia a tradursi in annunci di una più avanzato ed
esteso universo culturale. Tra quel che resta dell'universo naturale e nelle nicchie
fisiche e spirituali dell'universo economico si estendono piccole zone di territorio
libero: alcune famiglie, alcune scuole, piccoli mondi di vita.
5. Sapere del mondo anche attraverso il corpo
Fino agli anni settanta, in molte scuole elementari e materne d'Italia c'erano gli orti. I
più piccoli guardavano le "loro" piantine crescere; noi, più grandi, vi
apprendevamo l'uso della vanga, della zappa e di altri faticosi attrezzi agricoli su cui
forse avremmo potuto spendere la vita con maggior profitto dell'umanità. A scuola come a
casa, dove si giocava nei campetti, s'imparava di avere un corpo anche senza il maestro di
educazione motoria perché il corpo era una regione dell'esistenza con ampia rilevanza
quotidiana.
Oggi il corpo é un accessorio didattico o -nel lavoro- prestazionale. Va curato per-ché
consente apprendimenti o perché una bella presenza consente a esili ragazze e palestrati
giovanotti un più fortunato accesso a posizioni vantaggiose. Il corpo é uno strumento;
non una categoria dell'esistere. L'essere-corpo é intrinsecamente irri-levante.
Penso che vada riproposta la concezione gentiliana di "corpo proprio" come luogo
di originaria apertura e intenzionalità al mondo, di formazione dello spazio e del tempo
come vissuti, di ideazione di un mondo rappresentato a partire dal proprio esistere e dal
proprio essere-ad-altro. Contro gli eredi informatici della radicalizzazione cartesiana
della differenza va fatta agire rivendicazione fenomenologica del soggetto (E.Husserl
"Meditazioni cartesiane", Bompiani; M. Merleau-Ponty "Il corpo",
Armando; P.Bertolini "L'esistere pedagogico', La Nuova Italia).
Un soggetto senza corpo avvertito come luogo dello spirito é anche un soggetto
senz'anima: il vivere con consapevolezza una corporeità non meramente strumentale può
fare del corpo vivente un mondo dell'anima e far attribuire un'anima al mondo (G.Gentile
"Genesi e struttura della società", Mondadori).
Occorre una nuova pedagogia (teoria dello spettro intenzionale e del suo attuarsi) del
corpo: tesa a educarlo -variando l'ambiente esterno ed interno e/o attra-verso la parola -
al rinvenimento o al ritrovamento del ben-essere a sé stessi e agli altri.
Passeremo forse dall'idealismo classico (ciò che è, é in quanto é nel pensiero)
all'i-dealismo telematico: ciò che é, é in quanto é nello schermo. Nel sistema
massmediologico verrà offerto il mondo come universo di oggetti-cosa e di entità
personali che posson essere comprati e rivenduti, fatti uscire e tornare nel nulla al
prezzo di una parte della propria vita. La struttura fondamentale dell'universo telematico
é infatti economica; vi si mostrano cose vendibili, come al mercato; anche persone.
L'unica categoria é il prezzo.
6. Plurali livelli di complessità e tratti principali dei nuovi saperi
Che i saperi mutino é evidente e facile a intuirsi, riconoscerne le forme nuove é
difficile in quanto si deve interpretare in questo caso un processo di trasformazione
della conoscenza entro un quadro di evoluzione che ri-guarda anche la propria strada di
avvicinamento. La conoscenza non può che essere condotta da una prospettiva
transdisciplinare che veda una circolarità di saperi preinformatici (testamenti
intellettuali dell'umanità come é stata sino ad ora rappresentata) capaci di mettere
solo processualmente in parentesi il mondo e se stessi, volti a interpretare e a
raccontare la capacità umana di pensare originalmente nell'ambiente ma anche contro
l'ambiente e oltre esso.
E sarà allora conoscenza, a mio parere, che viene dalla vita e dalla cultura: non
monolitica ma plurale, non descrittiva ma interpretativa, non solo universale ma an-che
regionale, non dominata dalla necessità ma aperta sul possibile, non deterministica ma
indeterministica, non epistemica ma epistemologica, non sistemica ma costellazionale. Una
conoscenza che non sovrasta ma accade (contro l'intronizzazione epistemica
antiepistemologica), che non invade ma accompagna; come evento-ad altri eventi, bilancio
postmetafisico di un incontro dello spirito con una gamma di episodi del suo manifestarsi.
Per evitare la babele scientifica, in questo campo come in altri occorre accingersi, nel
mio caso con gli strumenti della fenomenologia a una grande "impresa
erme-neutica", una costruzione fenomenologica di possibili mondi educativi, una
rifondazione epistemologica di antichi e nuovi saperi. (4)
7. La cancellazione tecnologica della storia e del soggetto e la loro difesa nella scuola
La formazione del sapere e il dialogo tra le scienze sono sinora avvenute nella dia-cronia
dell'elaborazione umana e delle sue compressioni/espansioni di significa-zione
storicamente registrabili: d'ora in avanti pare debbano avvenire principalmente in
Internet. Appartiene un pò al cattivo costume della scienza moderna il conside-rare non
scientifiche le acquisizioni avvenute nei secoli precedenti o, il che é anche peggio, il
pensarle nello scenario di un presente indefinito.
E l'educazione? La scuola non deve perdere di vista il fine verso cui tendere, altrimenti
questi saperi rischiano di essere strumento di frantumazione ulteriore dell'uomo. Se L'
attenzione è rivolta ad un soggetto intero che vive ed esperisce in un ambiente
culturale, allora l'intero del soggetto va collegato all'intero della cultura. Certo, la
cultura è tutt'altro che unitaria; a proprio per questo vanno ricercate trame, non
analitiche, nè specialistiche, che sappiano connettere i saperi tra loro nell'
"antico" linguaggio dei libri.
(4) V. P.Bertolini "L'esistere pedagogico" La Nuova Italia, Firenze, 1988 e
"La responsabilità educativa" Il Segnalibro, Torino, 1996. Anche J. Bruner nel
suo libro (ed. it. "La ricerca del significato" Boringhieri '90) chiede di
riportare lo studio della conoscenza all'interno delle scienze umane, "dopo il
freddo, lungo inverno dell'oggettivismo".
La scuola ha davanti a sé un percorso finito verso l'infinito, verso le indeterminabili
possibilità di vita che accomunano sia il piccolo della ma-terna, sia, in misura però
inferiore, l'universitario.
La scuola pertanto si impegna con particolare umiltà e curiosità a formare un
"soggetto esploratore", un bambino che come Ulisse sia animato da grande
desiderio di conoscenza; ogni maestro é allora un pò Virgilio poichè accompagna nel
viaggio formativo il proprio alunno, sia che il viaggio avvenga nelle biblioteche
(territori pre-cibernetici ora in buona parte colonizzati), sia che affronti gli ipertesti
o il gran mare di Internet. L'uomo moderno vede nella macchina una protesi capace di
liberarlo dalle sue occupazioni materiali consentendogli pertanto di dedicarsi alle
attività superiori dello spirito senza con ciò indurre in lui mutazioni del pensiero e
della vi-sione del mondo. Il sogno dell'apprendista stregone, acutamente analizzato da
Nando Filograsso nel suo ultimo, importante lavoro (5).
Il nuovo docente é un soggetto che cerca con delicatezza le risposte ai suoi enigmi, ma
mantiene il senso del mistero, del carattere più profondo, esoterico e ineffabile, del
conoscere.
(5) Nando Filograsso "Dilemmi dell'educazione nella società acentrica", Urbino,
Quattroventi, 1997. Questo libro racconta dei luoghi di un' ipercomplessa, indescrivibile
e ancora irraccontabile con-temporaneità, degli spazi entro cui rischia di terminare il
sogno moderno di un soggetto autonomo e razionale, i territori infestati dai leoni (Bill
Gates uno dei più inquietanti) in cui le scuole sono incerte se chiudersi in nicchie
ghettizzanti o rassegnarsi al culto del Mercato e alla valanga elet-tronica di Internet.
Alla diagnosi succede la volontà di "prendersi cura" dell'uomo (quel che
assolu-tamente mancava in Luhman) e una certa speranza nei risultati di un impegno
umanistico (quel che forse difetta a Ravaglioli).
La narrazione, forma tipica di linguaggio nella scuola, ora sopravvissuta quasi soltanto
nella s. materna, sta acquistando una forte rilevanza sul piano scientifico. Ne viene
messa in luce la capacità di favorire l'appartenenza ad una cultura viva attraverso la
consapevolezza delle storie tra loro in relazione. La stessa identità per-sonale, oltre a
quella culturale, si forma sapendosi collocare in una trama narrativa. Contro il pensiero
schematico che frequenta lo schermo dei tubi catodici, quello narrativo consente la
creazione di significati culturali ed esistenziali, consente il ricordo, la retrospezione
e dunque un futuro che sa sanamente conservare (v. in bibliografia Bruner, Dallari,
Demetrio).
Il bambino va nutrito di cultura nelle sue varie forme, d' ironia, di dialogo. La scuola
ideale e' una scuola che vive lontana dai rumori del mondo, che sa insegnare anche il
silenzio, la contemplazione.
Il progetto educativo che si ispira a questi principi non può avvenire con percorsi
preordinati, nè rende possibili verifiche oggettivistiche. E¹ questo l'ufficio della
scuola: non il fare dell'alunno un network-computer biolo-gico, non l'immettere nel suo
cervello un chip e del software utili a farne elemento integrato nel sistema della
produzione e del consumo; ne deriverebbe un ambiente di allievi annoiati e di docenti
malinconici
Compito prevalente della scuola é l'educare gli alunni ai saperi venturi, alla libertà
dello spirito. E¹ l¹ aiutarli -come fa da millenni- a leggere nel silenzio senza ronzii
di macchine (ma magari di mosche, evidenza del mondo originario), l¹aiutarli a sognare
nel buio della notte. Per poter l¹indomani guardare secondo nuove morfologie della
conoscenza il giorno di un mondo profondamente altro da come può oggi essere concepito.
Bibliografia
Wiener "Introduzione alla cibernetica" Boringhieri, Torino, '66
Boole "Indagine sulle leggi del pensiero" Einaudi, Torino, '76
Changeux "L'uomo neuronale" Feltrinelli, Milano, '86
Gardner " La nuova scienza della mente" Feltrinelli, Milano, '88
De Finetti "La logica dell'incerto" Il Saggiatore, Milano '89
AAVV "Epistemologia informatica" Transeuropa, Bologna '91
Heidegger "Segnavia" Adelphi, Milano, '92
AA VV ³La svolta relativistica nell¹epistemologia contemporanea, Milano, F.Angeli '88
M.Ceruti ³Il vincolo e la possibilità², Milano, Feltrinelli, "89,
M. Vozza ³Rilevanze. Epistemologia ed ermeneutica² Roma-Bari, Laterza, '9O
P.Bertolini "L'esistere pedagogico" La Nuova Italia, Firenze, 1988
P.Bertolini "La responsabilità educativa" Il Segnalibro, Torino, 1996
Gabriele Boselli "Postprogrammazione", Firenze, La Nuova Italia, '91
Gabriele Boselli "Problemi dell'attività sperimentale nella scuola" in ANNALI
DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, N.3 '86
AAVV "Pedagogia al limite" La Nuova Italia, Firenze, 1988
AAVV "Sulla didattica" La Nuova Italia, Firenze, 1994
N.Filograsso "Apprendimento, natura e società", Armando, Roma, 74
N.Filograsso "I dilemmi dell'educazione nella società acentrica" Quattroventi,
Urbino, '97
F. Bertoldi (a cura di) "L'intenzione educativa" La Scuola, Brescia, 1996
R. Cristin ""Alcune recenti pubblicazioni sul tema della soggettività" in
"aut aut" n. 245, Settembre '91
A. Erbetta "Il paradigma della forma" ANICIA, Roma 1992
P.A. Rovatti " La posta in gioco. Husserl, Heidegger, il soggetto" Bompiani,
Milano '87
Bruner, La ricerca del significato, Bollati Boringhieri, '92
Dallari, I topoi nel formaggio, IL Segnalibro, Torino
Demetrio, Raccontarsi. L'autobiografia come cura di sè, R. Cortina Editore, '95
Vanna Iori "Lo spazio educativo" La Nuova Italia, '97
M.Pomi "Gli stupori di ego" IL Segnalibro, '97
AAVV, Inforscuola '96 - Atti, Hugony editore, Milano, 96
L. Caronia ³Costruire la conoscenza² La Nuova Italia, 98
Agostina Melucci (a cura di) "Innovazione. Per la qualità della scuola materna"
Il Segnalibro, Torino, '97

html a cura di Volfango Santinelli