ANNIEIDE
Proemio
Nascita e gioventù di Annie
L'incontro
La fondazione dell'Enoteca
L'incendio
Testimonianza di un viandante
Vere glorie d'Italia e di Francia
La gloria di Firenze
Epilogo
Proemio
O Diva dolce che i poeti aiuti
allor che la grandezza delle cose
ammutisce il cantare e rende muti
fa che i miei versi siano degne rose
per la Signora che in Firenze crea
miti di materia. Con mani operose
la natura converte a nuova vita
e di profumi vibrazioni ascose
riporta a luce fin che ne sia uscita
ogn'ambra di sapor ch'Iddio vi pose.

Nascita e gioventù di Annie
E' Annie donna oppur fata? Niuno il sa
se non che venne da lontan paese
che a capelli e vin stess'oro dà
sì che gioie le più belle son ben spese.
Venne dai luoghi del vino e delle rose
e restò qui un infinito mese.
Suo dì natale, un lucullian profumo
si diffuse per l'aer in tutto l'Orbe
e di arrosti e griglie un gran fumo
si levò alto tra native torbe.
E quando giunse in terra di Toscana
si disputar le quercie il privilegio
d'arder di Annie in di lei sovrana
cucina. E le sorgenti d'Appennino
bramaron d'esser trasformate in brodo
o di restare a Lei sempre vicino.

L'incontro
Annie conobbe uomo di gran naso
reale e metaforico. In suoi lombi
scorrea sangue di Bacco e non a caso
sua voce avea di botte che rimbombi
Suo avo fu il coppiere del Parnaso
in vero sua progenie per millenni
servi vino agli dei in aureo vaso.
Quando Annie incontrò il dio del vino
fu festa tra le viti e le botti danzar.
Si sollevò per l'aere ogni tino
quando i due innamorati si guardar.
Bacco ed Arianna suggellaron divino
patto d'amor ch'ancor grato é pensar.

La Fondazione dell'Enoteca
Presso l'antica cattedral di glorie
in una via ch'é lì dal medio evo
fondaron luogo di supreme vittorie
che donna allegra e l'uom rende longevo.
Un gran palagio, che il Rinascimento
sorgere visto avea, nascere vide
perenne di creazione gran fermento
savor di piatti che discorso elide.
Quattro metri sotterra e altrove più
angeli dall'Olimpo fuggitivi
portaron vini del tempo che fu
e i nuovi, spumeggianti e più giulivi.
A coronare così augusta dovizia
cristalli e argenti intonaron canzone
d'un ambiente che presto fé notizia.
Di questo al sorger, crollaro gli altri templi
L'argentea torre diventò torretta
né più il Jardin gourmand vè chi contempli
e par XXXXXXX tipo da operetta.

L'incendio
L'umana storia é fatta di creazioni
ove lo spirto si fa luce perenne:
la biblioteca d'Alessandria o le canzoni
perdute di Atlantide; le strenne
scomparse nella città d'Uri e le tenzoni
dei poeti ond' Omero al mondo venne.
Un malvagio d'Alessandria distrusse i rotoli
un demone sommerse d'Atlantide le mura
ci fu chi scagliò contro i poeti i suoi botoli
chi spianò Uri, urbe imperitura.
Non meno infame chi distrusse gli spiriti
preziosi d'Armagnac e di liquorri.
S'un v'é che pena la più dura meriti
é ch'incendiò cantina di Pinchiorri.
L'infedel man venuta dall'Oriente
distrutto ha opere irripetibili
l'orrida mano di quel ner serpente
ci tolse quei profumi e quell'arte.
Caina attende chi i bagliori addusse
bruci in eterno chi bruciò di noi parte.

Testimonianza d'un viandante
Come dopo l'incendio la foresta
lenta riprende a vivere e le gemme
spuntano dalla terra, così lesta
tornò Enoteca del vin Gerusalemme.
Nel mezzo del cammin della mia vita
mi ritrovai in luogo a luce pura
e capii che ben saria finita.
Ah quant'a dir qual'é é cosa dura
la enoteca magnifica e sì "forte"
che sol di non tornarvi s'ha paura.
La gloria di colui ch' tutt' incantina
per il mondo diffondesi e risplende
in una parte più e ancor più altrove
Nel luogo che più gran profumo prende
fui io e vidi cose che ridire
né sa né può chi ad altro desco scende.
La donna e il cavalier, stoviglie e bollori
e cortesie e audace impresa io canto
che son ai tempi che passar giap e mori
i mille mar e a Firenze portar tanto.-
Come ora o mai potrà umana voce
cantar divina in farro lla minestra?
N'fiume di quei raviol fino alla foce
divorerei e quindi con la destra
brandirei un cosciotto di piccione
all'aer strappato e con mano maestra
posto di sfoglia sotto ad un voltone.
E mai il mar conobbe tanto omaggio
qual da chi preparò sue creature
a per noi esser sì regale assaggio
che le passate genti e le future
giammai potranno avere in lor retaggio.

Vere glorie d'Italia e di Francia
E perche mai, o Annie, fur creati
i radicchi e le indivie od i porri
e i capretti e gli agnelli che pei prati
attendono d'entrare da Pinchiorri?
Ove sarebbe di Francia la grandezza
se con l'aiuto di polacca terra
'n avesse dato luogo alla bellezza
e all'intelligenza che rinserra
d'Annie la bionda chioma? E se gran vini
n'offrisse di Giorgio alla gran reggia
per compensar con profumi divini
il roseo arrosto che in piatto dardeggia?

La gloria di Firenze
Fortunata Firenze! E non sol per il genio
dei gran spirti che sempre onor ti rese.
Sì, certo presso te Giotto portò
a verità luce di sue colline
e Dante per li altri mondi andò
giungendo ove le stelle son vicine
beato di Beatrice. E offri a Petrarca
il suono e il senso di non più piccine
voci di nuova lingua. E al gran Giovanni
che dié corpo all'amor, vie pellegrine
volse all'immenso. Buonarroti
qui concepì di San Pietro le forme
e diede al corpo un suo spessore e i moti
d' anima che il Rinascimento a torme
recato avrebbe nei luoghi i più remoti.
Galileo portò le stelle di dantesca
armonia delle sfere a matematica
siccome Nicolò con mano fresca
edificò in scienza la politica.
Dolce Firenze, or terra di travagli
da mille lingue attraversata e ai passi
risonanti a venir di mille miglia
che ricchezza ti portan con sconquassi.
Dolce Firenze, se per caso tristezza
ti prendesse sui colli oppur sui bassi
mémora glorie estese pe' tuoi secoli
che in nul luogo inverresti ove tu andassi
ricorda i tesori invidiati dai popoli.
A Dante, sì a Michelangelo e a Francesco
Al Duomo, al Ponte e a ogni altra bellezza
Ma s'ancor ciò n'portasse vento fresco
d'Annie agli arrosti pensa o a forte mitezza
d'un vin di Giorgio venuto da Borgogna.

Epilogo
Séditi qui in antica sala od in giardino
terrestre paradiso ove l'odore
delle piante contestua il cibo e il vino.
Guarda il gran vaso pieno d'ogni fiore.
Qui Hestia affonda sue radici in terra
qui Hermes porta dal mondo il suo bottino
qui il re d'Uruk avria trovato serra
e lenito il suo dolor con bicchierino.
Ascolta in Riedl sauvignon di Gaja
d'un celeste augel odi il sapore
fa tintinnare un bicchier d'Ornellaia.
Lascia che Gian propongati un menu
o Laurent ben t'illustri un piatto
Tanto ti sentirai trasportato lassù
che, a non poter tornar, diverrai matto
Annie e Giorgio infin ti saluteranno
qual farebbero con un vecchio amico
certo un amico in te sempre avranno
ed un amico grato; io tel dico.
O italiano ove vai, ove corri?
O cittadin del mondo ove più trovi?
il Cielo é qui fra campanili e torri
altrove nulla é che più ti giovi
che non lo stare all'enoteca Pinchiorri.
