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A scuola senza fotocopie
di C. Zavalloni

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A scuola senza fotocopie

Bando di concorso rivolto alle scuole italiane

per la riduzione dell’uso delle fotocopie

nella didattica

Sconosciuta 20 anni fa, la fotocopia è oggi strumento didattico utile e originale. Da alcuni anni nella scuola italiana se ne fa largo uso. Gli insegnanti consegnano fotocopie da leggere, sottoscrivere, riempire, siglare, completare, colorare. I ragazzi e i bambini le raccolgono in quadernoni che solitamente si gonfiano oltre misura.

Troppo spesso, però, è usata in modo maniacale quale supporto per un insegnamento standardizzato, stereotipato, a discapito di linguaggi espressivi quali il disegno, la pittura, il collage… da sempre usati dai bambini e dalle bambine per manifestare emozioni, pensieri, ansie, stupore, curiosità, riflessioni sul mondo.

L’accumulo di materiali, quantitativamente rilevante, se accresce i saperi elementari riprodotti e fissati, non ne promuove un uso innovativo e inventivo. Nella convinzione che una sospensione d’uso e una sua limitazione favorisca una riflessione critica, viene bandito il concorso dal titolo:"A scuola senza fotocopie"

 

Regolamento

 

Per partecipare al concorso l’insegnante deve inviare la dichiarazione ad inizio d’anno in cui si impegna a non usare fotocopie per l’intera durata dell’anno scolastico.

La dichiarazione, nel caso si tratti di un vero e proprio contratto formativo con gli allievi, può recare anche le firme di tutti gli scolari.

La classe si impegna anche a ricevere eventuale visita dei membri della commissione. L’insegnante si impegna, poi, ad inviare su richiesta i quaderni realizzati nel corso dell’anno di alcuni allievi entro il 30 aprile del 1999.

Dichiarazione e materiali devono essere inviati al seguente indirizzo:

 

Centro per la Pace (alla att.ne di Gianfranco Zavalloni)

via Pio Battistini, 20

47023 Cesena (FO)

 

La premiazione avverrà entro il 6 giugno 1999.

I premi consistono in:

• diploma di merito col nome della classe e degli insegnanti partecipanti all’iniziativa

• un pacco di libri e di altro materiale didattico offerto da alcune case editrici da destinarsi alla biblioteca di classe

 

La commissione giudicante è composta da:

 

Carla Rocchi, Senatrice, Sottosegretaria alla Pubblica Istruzione

 

Raffaele Iosa, Ispettore Tecnico del Ministero Pubblica Istruzione

 

Marisa Dariol, Direttrice Didattica di Ceggia (Venezia)

 

Roberto Papetti, animatore del Centro La Lucertola del Comune di Ravenna

 

Zavalloni Gianfranco, Direttore Didattico di Carpegna (PS)

 

 DISEGNO O FOTOCOPIA

fra creatività bioregionale

e conformismo scolastico

IL DISEGNO: UN LINGUAGGIO UNIVERSALE

Il disegno è sicuramente uno dei primi linguaggi utilizzati dall'uomo. Pensiamo ai disegni realizzati diciassettemila anni fa nelle grotte di Lascaux, in Francia. Oppure i "camuni", cioè i graffiti sulle rocce della Val Camonica. Sono tracce di uomini che nella cosiddetta "preistoria" hanno comunque marcato e segnato la "loro" storia. Pensiamo anche a quella forma originalissima di alfabeto "geroglifico" che ci è stato lasciato in ereditˆ dagli antichi egizi. Le stupende stilizzazioni egizie di teste umane, animali vari, uccelli, piante e fiori ci fanno assaporare contemporaneamente il gusto della scrittura e del disegno. Potremmo continuare ed arrivare all'arte moderna, passando per le civiltà del prima e del dopo Cristo. La tradizione cristiana ci ha lasciato alcune forme di pittura che sono, nel contempo, la rappresentazione popolare della "parola di Dio". Pensiamo alle immagini di Giotto nelle chiese di Assisi o ai mosaici delle basiliche ravennati. E questo solo restando ad alcuni esempi italiani.

 

IL DISEGNO NELLA ESPERIENZA DEL BAMBINO

Ciò che accade nella storia degli uomini, accade nella storia di ogni singolo uomo. Se avessimo la pazienza di osservare un bambino dal primo anno di vita alla maturità vedremmo ripercorrere nella sua esperienza rappresentativa l'esperienza dell'umanità. Scarabocchi, graffiti, cerchi, linee, croci, semplici icone fin ad arrivare ad un

"di-segno" definito e preciso. E avremo cosi“ modo di capire che ogni bambino rappresenta la realtà in cui è immerso. Tutti i bimbi e le bimbe con cui ho lavorato in questi anni sono arrivati a ciò. Purtroppo ciò che spesso accade nella scuola dell'obbligo è invece un processo inverso. Si passa da una capacità spontanea di rappresentare il nostro intorno e le nostre fantastiche proiezioni ad una costrizione pittorica che uccide la voglia e il piacere di disegnare. E così“ la maggioranza degli adulti giunge a credere di "non essere capace di disegnare".

Quando poi, spontaneamente, qualcuno di noi - da adulto - disegna qualcosa su un foglio di carta, poichŽ il livello di capacità rappresentativa è rimasta alla fase degli 11-13 anni, tenderemo a riprodurre quei livelli. Anche in questo campo nasce una netta distinzione fra il "volgo" e il "tecnico", fra la "gente comune" e gli "artisti".

 

FOTOCOPIE E SCHEDE, ovvero LA MORTE DELL'ESPRESSIONE ARTISTICA

Sta contribuendo all'annullamento delle capacità artistiche dei ragazzi l'introduzione massiccia nelle scuole della fotocopiatrice e di quella che io definisco "didattica per schede". Oggi fin dalla scuola materna, passando per le elementari, e giungendo alle medie si fa un uso spropositato delle fotocopie. Sono fotocopie di tutti i tipi: immagini in sequenza che devono essere ritagliate e ricomposte, disegni già fatti da colorare, testi da completare con la parola, il numero o la frase giusta. Quelli che un tempo erano divertenti giochi, come ad esempio un labirinto da percorrere con la matita o piccole aree puntate da colorare per ottenere una immagine precisa, oggi sono divenuti una vera e propria ossessione dei bambini. Alcuni genitori mi hanno anche riferito dello stress subito dai figli quando anche al catechismo si sono ritrovati una scheda da colorare.

Nella scheda fotocopiata da colorare c'è indubbiamente l'uccisione della creatività, soprattutto quando queste divengono gli unici momenti di espressione artistica del bambino. Dove è finita l'originalità, la creatività, l'unicità.

Entrando in una scuola dell'infanzia si capisce perfettamente se c'è uno stress di questo genere osservando i prodotti artistici dei bambini appesi sui muri. Se vi trovate di fronte a delle repliche, a delle clonazioni dello stesso disegno state pur sicuro che il pericolo c'è.

Alle elementari questo si capisce soprattutto dai quaderni. Fatevi dare da alcuni bambini i loro quaderni e apriteli. Ci si accorge subito se in quella classe viene incentivata l'originalità dei bambini oppure si tende alla pedagogia del "replicante".

 

DISEGNI BIO-REGIONALISTI

Credo sia importante porre i bambini nelle condizioni di esprimersi al meglio. Per questo penso sia importante fare una attenta ricerca sui materiali utilizzabili. E' importante infatti il supporto su cui si disegna, sia esso cartoncino, legno, cartone o fogli di carta. E sono importanti gli strumenti e i materiali utilizzati nonchŽ la loro qualità. Gessetti, pastelli, carboncini, chine, tempere, acquerelli, acrilici, olii, matite, pennelli e pennini possono essere di qualità diversissime. Una buona attrezzatura costa sicuramente di pi, ma se insegna a curarla e conservarla bene ha una durata non indifferente. E questo, col tempo, è un risparmio, oltre ad essere una maniera per incentivare "buoni risultati".

Credo anche che sia importante fare prima di tutto noi adulti un itinerario di avvicinamento al disegno. Aboliamo il segno a matita che delimita il disegno e prendendo in mano qualsiasi strumento da disegno, lasciamo viaggiare liberamente la nostra mano. Non preoccupiamoci della resa. Se ci può essere di aiuto l'esperienza di grandi artisti che hanno ripercorso l'itinerario artistico dei bambini, pensiamo a Picasso, Mirò, Kandinskj, Baj...

Scopriremo così quanto sia inutile dire ad un bambino: dovevi disegnare così..., ma guarda che hai sbagliato il colore, ecc...

E ci verrà spontaneo poi disegnare quanto ci è attorno: case, monti, fiumi, alberi, persone, tramonti, sogni e miracoli. E' il disegno bioregionale, cioè dei luoghi di vita in cui siamo immersi.

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html a cura di Volfango Santinelli