Paolo Teverini di Bagno di Romagna
Dopo uno champagne (che a me non piace mai) con tutte le caratteristiche distintive di
quell'infame congiura di vitigni, un ottimo Cabreo bianco introduceva e accompagnava i
mitici gamberi di fiume, incastonati su verdure cotte probabilmente sotto vuoto.
S'interfacciava con ravioli dall'impasto completamente reinventato fino ad assicurar loro
nel contempo personalità e delicatezza, toccati da un sugo dallo spettro organolettico
amplissimo e tuttavia molto netto e spiccato.
In seguito un bicchiere di eccellente vino francese conferiva ulteriore classe a una
divina crostata d'un agnello strappato ai pascoli dell'Olimpo: la crosta che lo avvolgeva,
pur nella sua complessità, forniva alla carne solo sottili quanto preziosi e decisi
suggerimenti d'identità. La discreta musica del suo frangersi invitava a chiudere gli
occhi e a non pensare ad altro.
E che dire del piccione sottratto al cielo? E dei formaggi dai profumi lussuriosi?
Poiché il sottoscritto non ama i dolci, la notte si concludeva con una sinfonia di
formaggi caprini "esplosi' da quel magnifico detonatore di sapori che fu quel bianco
passito; la quantità di vini bevuti non mi fa più ricordare il nome.
Consigli:
-Eliminare dal bagno gli asciugamani di carta. In un locale così ci vuole la tela.
-Piazzare il tavolo da dodici in un punto della sala ove non vi siano colonne
-Eliminare lo champagne, pseudo vino che non vale mai i soldi che costa. Profittare del
vicino fiume per liberarsi del contenuto delle bottiglie residue.
-I dolci farli solo vedere (erano bellissimi) ma obbligare a concludere il pasto con i
formaggi. Se il cliente non capisce, peggio per lui.
Teresa di Pesaro
Chi vi sia stato non può desiderare che tornarvi al più presto ed esprimere a Otello, a
Teresa e a tutto il personale ammirazione sconfinata. Il livello gastronomico del locale
é come sempre altissimo (forse ancor al di là dell'"altissimo") per assoluta
qualità delle materie prime, individualità e interazione dei profumi e dei sapori,
coesistenza di intensità e leggerezza in tutte le performances. La cantina di Otello, con
varie "new entry", ha collocato ogni piatto nell'enocontesto più opportuno,
donando all'insieme un segno sovrano di supremazia del piacere. Signorile l'ospitalità,
soave il servizio.
Torneremo spesso da Lei in ogni occasione, reale o inventata.
Il Cambio di Torino
A Torino, dopo un'infelice esperienza al "Neuv caval 'd brons" ero approdato da
Balbo e non mi ero più mosso di lì. Lunedi scorso era chiuso e ho varcato le splendide
soglie del ristorante di Piazza Carignano: gran meraviglia per gli splendori degli
interni, personale cortese e ineccepibile ma cucina assolutamente non all'altezza né del
luogo né dei prezzi. Immangiabili, dopo una presenza nelle stoviglie che probabilmente
risaliva alla fondazione del locale, gli agnolotti che ricordavano come unico sapore
quello dei glutammati Knorr; appena decente il brasato "della vena".
Ottimo il vino da me scelto (Ghemme 88 Cantalupo), dopo che la mia prima scelta sulla
carta era caduta su di una bottiglia presente solo alfabeticamente.
Al conto di quanto avevo effettivamente mangiato venivano aggiunti senza preavviso sul
menu L. 8OO0 per il coperto e L. 19000 per il servizio.
Tutt'altra musoica, come sempre, da Balbo.
Enoteca Pinchiorri: è il primo ristorante del mondo
Posso dire, insieme alla famiglia e agli amici ivi convenuti, di esser stato in Paradiso.
Assoluta qualità delle materie prime, cultura e conoscenza della tradizione,
creatività, qualità tecnica delle esecuzioni, individualità e interazione dei profumi e
dei sapori, Intensità ed equilibrio magici in tutte le "musicali" performances.
La stellare cantina di Giorgio e dei suoi sommeliers, con molte delle migliori annate dei
migliori vini e distillati del mondo (anche dopo lo sventurato incendio) donavano
all'insieme un segno sovrano di supremazia del piacere. Signorile l'ospitalità della
Signora Feolde (che con la sua cucina straordinaria mi ha ispirato sentimenti poetici),
d'inarrivabile classe il servizio. Eccellente anche in estate il microclima fisico
(importante per gustar bene i vini); l'immediata impressione di austerità dell'atmosfera
psicologica si dissolve ben presto in un'aura di viva cordialità in cui spesso anche
l'ultimo arrivato ha l'impressione di aver frequentato da sempre il luogo, di essere nella
"sua" casa fiorentina .
Considerata poi la qualità e quanto accade negli altri grandi ristoranti francesi e
italiani, il prezzo lo direi del tutto conveniente.
Per questo luogo occorrerebbe introdurre i 100 centesimi. Anche se non sono possibili
rappresentazioni matematiche dell'assoluto star bene a tavola. L'Enoteca, come tutte le
grandi opere d'arte globali, non può essere descritta; si può tuttavia -se almeno un
poco artisti- raccontarne poeticamente l'esperienza.

html a cura di Volfango Santinelli
|