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farfalla in volo.gif (34331 byte) Fondazioni morali farfalla in volo.gif (34331 byte)
dei saperi scolastici

di Agostina Melucci

Nella stagione del "politically correct", della "pubblicità-progresso", delle campagne di educazione civica più mielose e ipocrite di tutta la storia, paradossalmente, ma non tanto, il problema morale é nascosto, esorcizzato, considerato in fondo "politicamente scorretto". Nelle nuove tavole dei saperi che stanno scrivendo nella scuola -in uno dei più importanti tentativi di innovazione del secolo- la morale non é posta in evidenza; in compenso c'é tutto il repertorio del pur valido e necessario perbenismo civico di fine millennio. Necessario, ma insufficiente se non sono esplicitate le fondazioni morali.
Assistendo a trasmissioni televisive, leggendo la stampa destinata alle masse si ricevono molte indicazioni sui comportamenti (essere gentili e solidali con i lavavetri, accogliere con trasporto il fidanzato nero della figlia o il fidanzato maschio del figlio, pagare con piacere la tassa per i terremotati del Belice o di Messina etc.) ma nessuno osa proporre il problema delle fondazioni, delle ragioni di principio. Come fosse immorale parlare di morale.
Eppure un' azione morale senza principi, non collegata a una intelligenza e a un'adesione a valori -insegna Kant da un paio di secoli- é intrinsecamente amorale. Quando non ci sono principi, la linea d'azione prevalente nel contesto di riferimento diviene "la cosa giusta", quello che va fatto, sia esso lo sfruttamento intensivo del prossimo, il prestare volontariato in un'associazione anti-aids, l'aiutare i bimbi di Chernobil o il vendere ai bambini italiani e non le terribili merendine Kinder brioss (a mio avviso uno dei maggiori delitti contro l'infanzia). Tutto "politicamente corretto" tutto indifferentemente avaloriale.
Insieme al concetto di morale, anche quello di valore non gode infatti di buona stampa. A causa -si scrive- di chi in passato lo usò per coprire retoricamente le proprie vergogne: il valore "civiltà occidentale" brandito per imporre l'economia capitalistica ai paesi extraeuropei, il valore "patria" usato per vendere armi; il valore "giustizia" adoperato anche recentemente per sostituire l'oligarchia al potere con un'altra più prona agli interessi dei gruppi industriali egemoni e meno esigente sulla propria quota di profitto.
Ma il fatto che il concetto di valore e alcuni grandi valori siano stati strumentalizzati non mi porta a escludere che sia questa un'idea da far agire ancora per intenzionalizzare il comune operare negli eventi e -nel caso di cui trattiamo- per farlo fungere da nucleo di una riflessione sui saperi che occorre consegnare alle nuove generazioni.
La mia tesi é che sia opportuna nella scuola una riconfigurazione dei saperi orientata secondo idee di valore, dunque moralmente ed eticamente avvertita e principalmente riferita alla qualità della relazione umana e culturale che i soggetti adulti della vita scolastica sanno intrattenere tra loro e con i soggetti di età minore.

Essenziale e minimo

L'essenziale non é il minimo: nell'essenziale c'é il nucleo generativo di una o più regioni ontologiche, é contenuto tutto il possibile sviluppo del sapere stesso. Il minimo invece non contiene la proiezione "geometrica" dei saperi ma taglia -a un livello considerato sufficiente- un sapere presviluppato.
I saperi volti all'essenza sono saperi di lungo respiro; portano a pensare le cose non solo come sono oggi ma come sono state e probabilmente saranno, indipendentemente dal loro utilizzo immediato e prossimo venturo. I saperi nella cui didattica ci si occupa di garantire il minimo son volti all'utile e al contingente, spacciano immagini destinate a sparire rapidamente perché alimentate non dalla conoscenza ma dal reale o anche solo supposto bisogno.
L'essenziale é destinato a crescere, il minimo ad estinguersi, i saperi essenziali a far crescere, quelli minimi a figurare bene negli schermi dei sistemi di valutazione venturi.
I saperi essenziali valorizzano le diversità e le differenze, quelli minimi danno a tutti qualcosa che é estraneo a ciascuno.

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html a cura di Volfango Santinelli