Cara Postprogrammando, rivista del mio cuore,
sono la tua amica Direttrice Didattica (d.d.) e ti
scrivo perché, in uno dei frequenti attacchi di disperazione didattica (d.d.), sento la
necessità di dialogare con il tuo caldo, rassicurante, intimistico sito web.
Alcuni giorni fa la posta ci ha portato
un'incantevole Circolare Ministeriale (sarebbe C.M., ma va bene d.d.=diaboliche
disposizioni) con lo scopo di avviare riflessioni sulla futura autonomia delle Istituzioni
scolastiche (sarebbe I.S., ma va bene d.d.=dannosi dispositivi), con l'invito a consultare
tutti i componenti della comunità educante per un parere in merito.
Considerato il breve tempo a disposizione -il
Ministro si dichiarava lieto di avere risposta entro Aprile - mi sono freneticamente
attivata per organizzare le forme e i tempi di questa Consultazione della Base (sarebbe
C.B., ma va bene d.d.=delirio democratico).
I riottosi membri della mia comunità educante
hanno risposto nel seguente modo:
i docenti -obtorto collo- parteciperanno ai
gruppi di lavoro per obbligo, purché siano riconosciute loro le ore impiegate per
l'accesso al fondo di incentivazione; e-comunque- loro l'autonomia già la attuano, il
Ministro non lo sa? (Mi riservo di approfondire questa affermazione, non appena il mio
psicoterapeuta mi consentirà di accedere a situazioni stressanti, cosa per ora proibita)
i genitori degli alunni hanno cortesemente
declinato l'invito a riunirsi, per ovvii motivi di lavoro (potrebbero incontrarmi soli in
orario notturno, e non tutti) ma hanno trasmesso alcune osservazioni -scritte ed orali,
sui punti nodali dell'autonomia, o meglio su ciò che loro interpretano come tale,
osservazioni che qui di seguito riporto.
-autonomia organizzativa: le scuole devono
funzionare 6 giorni alla settimana, in orario anti e post meridiano, salvo in alcuni
periodi dell'anno, in cui dovrebbero funzionare 5 giorni (quando i genitori della V^A
cambiano turno) ma anche 4 giorni (quando tornano i nonni delle classi quarte dal
soggiorno sociale) o chiudere addirittura per due settimane al mese, da aprile in poi
(genitori albergatori che si preparano alla stagione estiva)
-autonomia didattica: eliminazione delle inutili
discipline umanistiche, basate sulla insana chiacchiera, che tolgono tempo alle
indispensabili acquisizioni logico-matematiche, preludio al mai troppo precoce avvio allo
studio dell'economia (aziendale, finanziaria, mondiale, globale, comparata)
-autonomia metodologica: ritorno al sano voto
numerico ed eventuale integrazione con anglosassoni punizioni corporali (solo sui compagni
del proprio figlio); sostituzione degli ormai fatiscenti quaderni e dell'obsoleto ricorso
alla scrittura a mano con uso generalizzato di P.C. (in futuro installazione di microchips
in prossimità dei neurotrasmettitori, ha affermato un genitore dall'aspetto acculturato
ed autorevole).
Mi fermo qui, cara Postprogrammando, perchè gli
psicofarmaci (tecnicamente:rasserenanti dell'umore) di cui faccio quotidiano uso mi danno
un'autonomia molto limitata; rifletto: quando avremo l'autonomia, saremo veramente più
autonomi? O, viceversa, chiameremo autonomia una fitta recinzione che cingerà il nostro
agire?
I metaforici paletti di recinzione, ne sono certa,
avranno le non rassicuranti sembianze della su citata comunità educante.
Ti farò sapere, cara amica rivista, cosa accadrà
in questi luoghi.
Marcella Tinazzi, d.d.in Pesaro.
Maggio 1998

Gentile
amica,
scusa
se ho tardato molto a risponderTi ma -sapendo che la rivista non sarebbe uscita prima
dell'inizio del nuovo anno scolastico, volevo farlo in modo aggiornato alle novità che
escono a getto continuo dalla fervida fucina di Luigi Berlinguer. Forse é stato inutile
perché tra la scrittura di questa risposta (fine Settembre) e la sua messa in rete
passerà qualche giorno e tale periodo può essere sufficiente al nostro fabbro per
forgiare almeno un'altra decina di circolari.
Il Tuo intervento resta comunque valido e importante e vi ho pensato spesso anche
quest'estate, cercando di immaginare la cosa da varie posizioni: ogni possibile punto di
vista muta l'oggetto del pensiero facendolo divenire altra cosa. Il contesto muta
l'evento.
La prima constatazione é che le buone scuole sono sempre state autonome; senza autonomia
(intellettuale e morale) non c'é scuola. Di più: non c'é vita, ma solo sopravvivenza di
automi del Mercato. Senza libertà della scienza e dei suoi interpreti (docenti e
dirigenti , almeno sinché questi ultimi non avranno frequentato gli appositi corsi per il
riconoscimento della dirigenza) non c'é verità o, fenomenologicamente, possibilità di
ricerca della stessa; non c'é cultura.
Una seconda considerazione é che l'autonomia che più vale, quella dello spirito, non é
ben chiaro se potremo mantenerla anche in futuro con la stessa tranquillità con cui
l'abbiamo intrattenuta sinora: é già partito l'Ufficio di controllo interno del MPI e
stanno per partire potenti e informatizzati apparati di controllo come il SNQI, macchine
oggettivistiche dai nomi gentili come l' ADAV (archivi di cosiddetta autovalutazione). Gli
stessi IRRSAE -forse perché non ci si fida molto degli ispettori residui e dei
provveditori- sono stati investiti della funzione di orientamento e vigilanza
dell'autonomia. Questa viene sempre più spesso intesa come normalizzazione di
qualcosa che esiste già da almeno vent'anni e che é ora avvertita come non più
compatibile con la religione del Mercato e i comandamenti dell'efficienza, dell'efficacia
e della produttività. Per questo nei futuri corsi per dirigenti non potranno insegnare
né docenti di ruolo nella P.I., né direttori di prestigio, né ispettori, neppure quelli
più vicini al Potere: sono tutti potenziali portatori di una tradizione che occorre
sradicare. Non a caso la scelta é stata applaudita dai giornali di area confindustriale.
Un altro rischio che si corre in regime di "autonomia funzionale" é quello da
Te accennato di fare una scuola a misura delle esigenze immediate del "cliente",
tipo "scuola aperta giorno e notte". La buona scuola deve piacere al bambino,
più che ai suoi genitori.
Ma non bisogna pensare solo agli aspetti meno felici: ci sono anche direttori e presidi
non-manager ma colti e intellettualmente autonomi che -come Te- sapranno continuare ad
agire con dignità anche in regime di "autonomia". Altri dirigenti sinora un pò
inerti avranno meno alibi per non muoversi. I collegi dei docenti potrebbero sentirsi più
incoraggiati a inventare una scuola ancor più degna della tradizione dell'Occidente e del
suo futuro.
In ogni caso non dobbiamo lamentarci più del necessario: una riduzione dell'
"autonomia reale" come quella che si prospetta non é piacevole ma sarebbe
andata sicuramente peggio se a comandare fossero stati i berlusconiani. Avrebbero venduto
letteralmente gli edifici scolastici all'offerente che avesse loro garantito il ritorno
migliore. Come accaduto alle ferrovie in Sud America: svenduti gli impianti, in quel
continente si muove ora solo chi ha l'automobile e tutti gli altri vanno a piedi, o
-svanite le speranze rivoluzionarie- stanno fermi, ad aspettare la fine come una
liberazione.
Con l'occasione invitiamo i lettori "catodici" a mandarci loro articoli, brevi o
lunghi che siano, e a intervenire nella posta dei lettori. E' un tipo di
"ritorno" che ci conforta molto nell'impresa.
Cordiali ringraziamenti e saluti
Gabriele Boselli

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