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Cambiamenti importanti
Intervista di Alberto Pian a G.Boselli


- Cosa vuol dire essere ispettore del MPI in un momento di cambiamenti importanti: progetti di riforme, nuove tecnologie?

Essere un uomo (non un tecnico) che insegna ai bisogni a diventare sogni e progetti; saper intervenire da protagonista nella cultura e nelle scienze dell'educazione. Essere cultore della memoria e soggetto di una progettualità che guarda oltre l'immediato, a epoche tanto lontane che dell'oggi non vi sarà neppure memoria.

- Lei si occupa di filosofia: che legame esiste, a suo parere, tra la riflessione teorica e critica sulla didattica e i mezzi di comunicazione di massa (comprese le nuove tecnologie)?

Un legame/liberazione essenziali: senza pensiero autonomo, senza una profonda critica della tecnologia l'uomo è solo un terminale. Lo studio della fenomenologia e di Heidegger è un potente vaccino contro le tardomoderne malattie dello spirito che riducono il soggetto a strumento dell'anonima intenzionalità del sistema.

- Secondo lei le nuove tecnologie influenzano i processi cognitivi e se sì in quale senso?

Non solo i contenuti e le forme ma anche le stesse categorie classiche della conoscenza umana stanno mutando nell'interazione con le nuove tecnologie. Siamo ormai dei mutanti; e siamo solo all'inizio

 - Di quali aspetti teorici dovrebbe tenere conto l'insegnante nell'integrare le tecnologie informatiche nel suo lavoro?

Occorre uno studio sistematico degli effetti culturali ed educativi dell'introduzione dell'informatica, nonchè -direi soprattutto- delle trasformazioni che i saperi "classici" ricevono dall'esser vissuti in un ambiente sempre più informatizzato e organico alla cultura del "nuovo mondo".
I nuovi saperi che docenti e dirigenti della scuola potranno cercare di conoscere, stabilire e consegnare a generazioni di allievi son quelli -che scaturiranno dallo scontro e dall'incontro fra la storia dello spirito come tradizione culturale (in lingua italiana o di altre lingue ormai subalterne come francese e tedesco) e la forza del presente come razionalità tecnico-economica (in anglo-informatico).

-Lei si rifà alla corrente filosofica della Postprogrammazione (idealismo, fenomenologia, ermeneutica): ci può brevemente spiegare quali ne sono i principi di base e le sue implicazioni per la didattica?

La postprogrammazione non è solo una filosofia dell'educazione, è l'esito di una esperienza.E' una invenzione filosofico-pedagogica mia e di Agostina Melucci e Marina Seganti, leggibile in "Postprogrammazione" (Firenze, La nuova Italia, 1991, 1998 2.a). Idealismo, fenomenologia ed ermeneutica ne sono le fonti remote.
Penso che da un punto di vista fenomenologico nei prossimi anni la teoria e la pratica progettuali in pedagogia (e non solo) possano evolversi nelle direzioni qui di seguito schematicamente definite.

a) Rinuncia all' interventismo

b) percezione dei limiti oltre cui l'azione-per diventa un'azione/agitazione-su

c) sapere delle fondazioni, non dei fondamenti: le fondamenta -statiche- sono irrimediabilmente incrinate; le fondazioni -dinamiche- meglio resistono agli stati di equilibrio instabile

d) sviluppare -dimettendo la frenesia dell' agire e il pensare subordinato all' azione- capacità di meditazione e riflessione

e) pensare la formazione non come modellazione di figure utili al sistema (approccio "confindustriale") ma come aiuto "debole" all'autonomo prender forma di noi stessi e degli altri

f) evitare l'omologazione, salvaguardare e valorizzare le differenze, disegnare percorsi congrui

g) maturare consapevolezza della storicità di ogni progettare e pro-gettarsi: gli alunni non sono insetti; hanno memoria lunga, quella dell' umanità

h) riconoscimento della centralità del soggetto docente e discente: l' entropatia (figurarsi, restando se stessi e non presumendo troppo, come l' altro può vivere la proposta che stiamo per fargli) è per noi la base di partenza del progettare

i) recupero del punto di vista trascendentale: non si progetta dal punto di vista del soggetto-altro ( impossibile) e nemmeno dal solo punto di vista personale e/o della società ( sarebbe alienante) ma secondo lo stato della relazione che il soggetto può instaurare con gli elementi del campo

l) rinuncia ai modelli ( figure sintagmatiche offerte alla replica da parte d'altri), invenzione di scenari (metacontesti paradigmatici articolati come storie inesemplari ma e-ducative.

m) Valorizzazione dell' attesa: il futuro in pedagogia non può essere pensato solo come progetto ma anche prospettato da una disposizione di attesa di qualcosa che maturerà anche extraintenzionalmente e non per questo sarà da vivere in negativo

o) Valenza di invito: apertura all' agire altrui nel "nostro" spazio esistenziale e professionale. Lasciar accadere e lasciar essere, rimuovendo attivamente gli ostacoli all' autorealizzazione della soggettività in noi stessi come negli altri.

Sul piano più propriamente didattico si può pensare a uno sviluppo teorico caratterizzato dal:

a) pensare senza paura (perché non bisogna mai averne e, comunque, non ce n'è più motivo) la didattica come momento del sapere pedagogico e, dunque, filosofico e scientifico.
L'insegnante, dal nido all'università, ha il diritto-dovere di interessarsi dell' intero campo teorico e non solo della parte più immediatamente correlata alla pratica quotidiana. Restringere il suo sapere alla didattica spicciola significherebbe disconoscerne dignità e professionalità.

b) vedere la didattica come sapere narrativo, storia di storie d' ordinaria e straordinaria educazione

c) esplicitare il progetto di interpretazione del quadro didattico

d) individuazione dei problemi come problemi per......qualcuno: i problemi cambiano a seconda dell' identità e del contesto di chi li vive

e) costituire occasione di provocazioni, non di imposizioni

f) portare alla rinuncia a decidere per altri (anche i minori devono uscire dallo stato di minorità) e all'obiettivazione    ( es. valutare l' altro secondo noi stessi o, peggio, secondo anonimi, oggettivistici criteri di classificazione).

g) rinunciare agli obiettivi, ovvero al lavorare per risultati immediatamente riscontrabili

h) configurare i fini, animare di grandi idee la progettazione e l'azione quotidiana

i) evocare gli argomenti, colorarli secondo la nostra luce

f) lasciar perdere la pretesa di verificare oggettivamente (per motivi etici, epistemologici e pratici)

g) interpretare le risultanze del nostro agire secondo un punto di vista ne' soggettivistico ne' oggettivistico ma intersoggettivo.

 - Che rapporto esiste tra creatività dell'individuo e standard dei processi formativi, tra rielaborazione personale delle conoscenze e apprendimento e in che modo le nuove tecnologie entrano in questa tematica ?

La scuola non dovrebbe mai diventare un'alienante fabbrica "total quality"; è un luogo dello spirito, un luogo di vissuti di pace, di passaggio, di trascendenza; è, per insegnanti e alunni, un'offerta non truccata di ulteriorità. A essa abbiamo dedicato la POSTPROGRAMMAZIONE, parola che condensa dieci anni di riflessione fenomenologica di un piccolo gruppo di studiosi. E' un atto culturale di apertura della scuola al passato e al futuro, di responsabile risposta all'inter-rogazione di molti insegnanti, di costruttiva operazione di sviluppo di scenari di progettazione che guardano all'avvenire.

Comunque ci vorrebbe chiarezza, sapere di dover scegliere tra creatività e standard. O l'uno o l'altro. Idem tra pensiero critico e apprendimento programmato. Le nuove tecnologie sono una grandissima possibilità e un grande rischio. Ma qui non c'è scelta. Sono nel nostro destino.

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html a cura di Volfango Santinelli