- Cosa vuol dire essere
ispettore del MPI in un momento di cambiamenti importanti: progetti di riforme, nuove
tecnologie?
Essere un uomo (non un
tecnico) che insegna ai bisogni a diventare sogni e progetti; saper intervenire da
protagonista nella cultura e nelle scienze dell'educazione. Essere cultore della memoria e
soggetto di una progettualità che guarda oltre l'immediato, a epoche tanto lontane che
dell'oggi non vi sarà neppure memoria.
- Lei si occupa di filosofia: che
legame esiste, a suo parere, tra la riflessione teorica e critica sulla didattica e i
mezzi di comunicazione di massa (comprese le nuove tecnologie)?
Un legame/liberazione
essenziali: senza pensiero autonomo, senza una profonda critica della tecnologia l'uomo è
solo un terminale. Lo studio della fenomenologia e di Heidegger è un potente vaccino
contro le tardomoderne malattie dello spirito che riducono il soggetto a strumento
dell'anonima intenzionalità del sistema.
- Secondo lei le nuove tecnologie
influenzano i processi cognitivi e se sì in quale senso?
Non solo i contenuti e le
forme ma anche le stesse categorie classiche della conoscenza umana stanno mutando
nell'interazione con le nuove tecnologie. Siamo ormai dei mutanti; e siamo solo all'inizio
- Di quali aspetti teorici
dovrebbe tenere conto l'insegnante nell'integrare le tecnologie informatiche nel suo
lavoro?
Occorre uno studio
sistematico degli effetti culturali ed educativi dell'introduzione dell'informatica,
nonchè -direi soprattutto- delle trasformazioni che i saperi "classici"
ricevono dall'esser vissuti in un ambiente sempre più informatizzato e organico alla
cultura del "nuovo mondo".
I nuovi saperi che docenti e dirigenti della scuola potranno cercare di conoscere,
stabilire e consegnare a generazioni di allievi son quelli -che scaturiranno dallo scontro
e dall'incontro fra la storia dello spirito come tradizione culturale (in lingua italiana
o di altre lingue ormai subalterne come francese e tedesco) e la forza del presente come
razionalità tecnico-economica (in anglo-informatico).
-Lei si rifà alla corrente
filosofica della Postprogrammazione (idealismo, fenomenologia, ermeneutica): ci può
brevemente spiegare quali ne sono i principi di base e le sue implicazioni per la
didattica?
La postprogrammazione non è
solo una filosofia dell'educazione, è l'esito di una esperienza.E' una invenzione
filosofico-pedagogica mia e di Agostina Melucci e Marina Seganti, leggibile in
"Postprogrammazione" (Firenze, La nuova Italia, 1991, 1998 2.a). Idealismo,
fenomenologia ed ermeneutica ne sono le fonti remote.
Penso che da un punto di vista fenomenologico nei prossimi anni la teoria e la pratica
progettuali in pedagogia (e non solo) possano evolversi nelle direzioni qui di seguito
schematicamente definite.
a) Rinuncia all'
interventismo
b) percezione dei limiti
oltre cui l'azione-per diventa un'azione/agitazione-su
c) sapere delle fondazioni,
non dei fondamenti: le fondamenta -statiche- sono irrimediabilmente incrinate; le
fondazioni -dinamiche- meglio resistono agli stati di equilibrio instabile
d) sviluppare -dimettendo la
frenesia dell' agire e il pensare subordinato all' azione- capacità di meditazione e
riflessione
e) pensare la formazione non
come modellazione di figure utili al sistema (approccio "confindustriale") ma
come aiuto "debole" all'autonomo prender forma di noi stessi e degli altri
f) evitare l'omologazione,
salvaguardare e valorizzare le differenze, disegnare percorsi congrui
g) maturare consapevolezza
della storicità di ogni progettare e pro-gettarsi: gli alunni non sono insetti; hanno
memoria lunga, quella dell' umanità
h) riconoscimento della
centralità del soggetto docente e discente: l' entropatia (figurarsi, restando se stessi
e non presumendo troppo, come l' altro può vivere la proposta che stiamo per fargli) è
per noi la base di partenza del progettare
i) recupero del punto di
vista trascendentale: non si progetta dal punto di vista del soggetto-altro ( impossibile)
e nemmeno dal solo punto di vista personale e/o della società ( sarebbe alienante) ma
secondo lo stato della relazione che il soggetto può instaurare con gli elementi del
campo
l) rinuncia ai modelli (
figure sintagmatiche offerte alla replica da parte d'altri), invenzione di scenari
(metacontesti paradigmatici articolati come storie inesemplari ma e-ducative.
m) Valorizzazione dell'
attesa: il futuro in pedagogia non può essere pensato solo come progetto ma anche
prospettato da una disposizione di attesa di qualcosa che maturerà anche
extraintenzionalmente e non per questo sarà da vivere in negativo
o) Valenza di invito:
apertura all' agire altrui nel "nostro" spazio esistenziale e professionale.
Lasciar accadere e lasciar essere, rimuovendo attivamente gli ostacoli all'
autorealizzazione della soggettività in noi stessi come negli altri.
Sul piano più propriamente
didattico si può pensare a uno sviluppo teorico caratterizzato dal:
a) pensare senza paura
(perché non bisogna mai averne e, comunque, non ce n'è più motivo) la didattica come
momento del sapere pedagogico e, dunque, filosofico e scientifico.
L'insegnante, dal nido all'università, ha il diritto-dovere di interessarsi dell' intero
campo teorico e non solo della parte più immediatamente correlata alla pratica
quotidiana. Restringere il suo sapere alla didattica spicciola significherebbe
disconoscerne dignità e professionalità.
b) vedere la didattica come
sapere narrativo, storia di storie d' ordinaria e straordinaria educazione
c) esplicitare il progetto di
interpretazione del quadro didattico
d) individuazione dei
problemi come problemi per......qualcuno: i problemi cambiano a seconda dell' identità e
del contesto di chi li vive
e) costituire occasione di
provocazioni, non di imposizioni
f) portare alla rinuncia a
decidere per altri (anche i minori devono uscire dallo stato di minorità) e
all'obiettivazione ( es. valutare l' altro secondo noi stessi o, peggio,
secondo anonimi, oggettivistici criteri di classificazione).
g) rinunciare agli obiettivi,
ovvero al lavorare per risultati immediatamente riscontrabili
h) configurare i fini,
animare di grandi idee la progettazione e l'azione quotidiana
i) evocare gli argomenti,
colorarli secondo la nostra luce
f) lasciar perdere la pretesa
di verificare oggettivamente (per motivi etici, epistemologici e pratici)
g) interpretare le risultanze
del nostro agire secondo un punto di vista ne' soggettivistico ne' oggettivistico ma
intersoggettivo.
- Che rapporto esiste
tra creatività dell'individuo e standard dei processi formativi, tra rielaborazione
personale delle conoscenze e apprendimento e in che modo le nuove tecnologie entrano in
questa tematica ?
La scuola non dovrebbe mai
diventare un'alienante fabbrica "total quality"; è un luogo dello spirito, un
luogo di vissuti di pace, di passaggio, di trascendenza; è, per insegnanti e alunni,
un'offerta non truccata di ulteriorità. A essa abbiamo dedicato la POSTPROGRAMMAZIONE,
parola che condensa dieci anni di riflessione fenomenologica di un piccolo gruppo di
studiosi. E' un atto culturale di apertura della scuola al passato e al futuro, di
responsabile risposta all'inter-rogazione di molti insegnanti, di costruttiva operazione
di sviluppo di scenari di progettazione che guardano all'avvenire.
Comunque ci vorrebbe
chiarezza, sapere di dover scegliere tra creatività e standard. O l'uno o l'altro. Idem
tra pensiero critico e apprendimento programmato. Le nuove tecnologie sono una grandissima
possibilità e un grande rischio. Ma qui non c'è scelta. Sono nel nostro destino.

html a cura di Volfango Santinelli
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