stele

LA "STELE DI NOVILARA"/3

NUOVE IPOTESI CIRCA LA "STELE DI NOVILARA"
CONSERVATA AL MUSEO "L. PIGORINI" DI ROMA


D'altra parte, né la "grecità", né la natura salutare della stele, dovrebbero stupire più di tanto, considerando (Foto 3) i reperti a forma di arti - con simbolo di serpe - rinvenuti in zona e nelle zone attigue (evidentemente una vasta area, estesa fino al Monte Titano, venne considerata "salutare" e, magari in secoli diversi, disseminata di santuari, poi "convertiti" in chiese cristiane) e le numerose tracce greche rinvenute in varie parti del territorio marchigiano non occupate -nel lasso di tempo in cui fiorì la civiltà di Novilara - dai Piceni (vedere in proposito i reperti indiscutibilmente greci - ad esempio frammenti di Idria in bronzo, con scene di guerra e molti serpenti, risalente al VI sec. aC, e rinvenuta a Treia - conservati nei musei di Pesaro ed Ancona. Foto 4 e 5).

foto-3
Foto 4 - (sotto) Idria bronzea (daTreia) contemporanea alla stele conservata al "Pigorini" (VI sec. aC): notare i serpenti raffigurati sotto le decorazioni zoomorfe (notare la tipica raffigurazione delle circonvoluzioni delle code).

Foto 3 - Ex-voto del Luco Sacro pesarese (II sec. aC - II sec. dC). Notare  come il piede fittile sulla sinistra presenti un serpente attorcigliato.

foto-4

In conclusione, in questa stele, come nel frammento conservato ad Ancona) ci si trova di fronte ad una parlata pre-classica (la cui arcaicità sarebbe dimostrata dall'assenza degli articoli, dalla presenza del "digamma" e della forma in -  - che poi diventerà - - di due Infiniti presente) con una forte incidenza ionica (a giudicare dalla carenza di aspirate -tipica degli Ioni-  e dalla presenza di peculiari radici e gruppi consonantici), ci si trova, cioè, a metà di una delle tante strade dialettali che portarono dall'antico miceneo al greco classico, anche se oltre alle parole intere (15 nella stele al "Pigorini" e 2 in quella di Ancona), ci sono molte parole mutile (tutte, comunque, radici greche o interpretabili benissimo in senso greco). La mutilazione delle parole e l'assenza di preposizioni possono essere spiegate con la necessità di occupare il minore spazio possibile per redigere la più bella e completa epigrafe propiziatoria possibile (poi, che gli uomini la capissero o meno era abbastanza marginale: era il dio che doveva capirla! E per capirla, al dio bastava l'atto di scriverla che il fedele aveva compiuto.

Vedere, ad esempio, il frammento presso il Museo di Ancona, nel quale le parole e le parti di parola sono sctritte tutte attaccate, senza nulla che le delimiti). Quindi Novilara sarebbe stata una colonia ionica (forse calcidese, come Cuma ad esempio) stabilitasi sulla costa marchigiana (come forse quella di Numana) già ai primi del VII° sec. aC, con le proprie tradizioni, religione, riti (da notare come un'area sacrificale analoga a quella nella Foto 7 e in vari punti della Marche settentrionali, sia stata rinvenuta anche a Nardò, vicino la colonia greca di Taranto) e parlata.

     

foto-5

Foto 5

foto-6

Foto 6 - Stele rinvenuta nello stesso sito, ma considerata più antica (VII sec. aC) rispetto a quella conservata al "Pigorini". Da notare sul retro (come sul retro del frammento conservato al Museo Archeologico di Ancona) la presenza di circonvoluzioni assimilabili al motivo del serpente.

 

Il fatto che le stele più antiche rinvenute nello stesso sito (San Nicola di Valmanente, Foto 6) siano anepigrafe, non significa assolutamente che i primi coloni non avessero portato dalla madre patria anche la scrittura e che non scrivessero, per esempio, su materiali deperibili (visto che solo dopo il VII sec. aC si manifesta nella stessa Grecia l'uso di scrivere epigrafi, cioè l'uso di scrivere su materiale lapideo). Infatti, se da un lato lettere come = d e    sembrerebbero indicare un passaggio di questo alfabeto attraverso l'esperienza italica, dall'altro molti indizi (la lettera e la sillaba - forse un retaggio del "lineare B", cioè una evoluzione del segno  = ta, per l'appunto) e la sensazione prepotente che questa stele sia più antica (vedi la rozzezza delle sue incisioni) di quanto si pensi (inizio del VI sec aC) inducono ad avanzare la motivata ipotesi che Novilara sia stata una delle porte d'accesso dell'alfabeto in Italia (insieme alle colonie calcidesi del Meridione).
Infine si può constatare come ogni riga dell'iscrizione decresca o cresca di una sillaba rispetto alla precedente; cosa che potrebbe far pensare alla presenza di una sensibilità metrica (responsabile, quindi, anche della peculiare disposizione delle parole nell'ambito di ogni frase).

Segue la trascrizione dell'epigrafe (A) e l'interpretazione particolareggiata di questa (B) e di quella presente nel frammento di stele conservata al Museo Archeologico di Ancona (C).

continua

indietro Alla HomePage avanti