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Sostituendo (secondo la tabella a lato) i caratteri arcaici rinvenibili sulla stele, con
le lettere greche classiche che (strada facendo) la dott.ssa Martini ha constatato
corrispondenti, balzano all'occhio due fatti ed una quanto meno curiosa coincidenza:
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1) Ogni termine
della stele
- o corrisponde ad una parola intera greca dialettale o preellenica,
- o presenta mutilazioni minime (1-2 lettere, in genere vocali o sillabe non
accentate) rispetto a parole greche, dialettali o preelleniche,
- o corrisponde alla radice di una o più parole greche, dialettali o preelleniche.
Vanno considerati a parte i termini:
(ISAIRON), nome proprio del dedicante (data la presenza del successivo termine , che forse lo qualifica come = CHE PONE, o forse come = CHE HA DEDICATO da -, o semplicemente come = CHE E AFFLITTO - da -, ecc.);
e , nel quale la dott.ssa Martini ravvisa
una forma (forse dialettale) del verbo (forma
dorica di ) con significato di
DISTRUGGERE.
2) L'assenza di termini riferibili alla morte, al giacere e
all'età del defunto, unitamente alla presenza di termini quali = salvatore (che, prima di Cristo, era inteso
come salvatore del corpo);
(pro-babilmente forma mutila di cioè
"salvezza"); = afflizione;
(probabile forma preellenica della parola
= pelle) con il termine (stessa radice di = ferita), la frase = chiedere a Dio (è ovvio, benefici
corporali) e soprattutto la sequenza =
coagulare che prosperi (sequenza che credo sia la chiave interpretativa del tutto) confermano
la natura "salutare" della Stele in accordo con una tradizione
tipicamente greca, e con l'affermazione del professor Edoardo Brizio (promotore degli
scavi presso Novilara) secondo cui, sia questa che la stele con battaglia navale
conservata al Museo Oliveriani di Pesaro, proverrebbero da un sito presso la chiesa di San
Nicola di Valmanente, cioè vari chilometri a nord della necropoli.
La coincidenza curiosa, invece, riguarda la presenza dei termini = cosci, e = agnelli: potrebbero appartenere alla descrizione dello stesso
tipo di rito (distruzione degli agnelli sacrificali, previa amputazione dei cosci)
descritto da Omero e Sofocle e riportato nelle (meno antiche) Tavole Eugubine e confermato
da siti rinvenuti in vari punti delle Marche (foto 7).
E' ipotizzabile anche che le ultime tre righe completino la descrizione del rito che, con
ogni probabilità eseguito esclusivamente dalla classe guerriera, consisteva nel tendere (
, stessa radice di = tendo) le falariche ( , per il quale termine non si può non notare
quanto esso sembri l'anello di congiunzione tra le parole e , due
nomi usati in tempi diversi per indicare questa arma, raffigurata sul retro della
stele) previamente accese ( , stessa
radice di = accendo) (foto 2).
(Dalla Foto 2 si nota come le armi raffigurate non possano essere lance: le punte
sarebbero sproporzionate rispetto alle dimensioni delle aste e di chi le impugna.
E' plausibile che si tratti di falariche, cioè specie di lance che, munite di stoppa
impregnata di pece, venivano accese prima di essere scagliate).
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| Foto
2 - Stele: nel retro, scene di guerra e di caccia. |
In tabella, un asterisco indica che il carattere è
fone-ticamente analogo a quello osco; due, che è analogo a quello falisco e tre che è
tipico di Novilara.
La freccia indica il verso di lettura della parola o sillaba sovrastante .
Nella sua interpretazione, la dott.ssa Martini,ha inteso rapportare i vari termini
del testo a quelli che saranno poi nel greco classico.
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