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LA "STELE DI NOVILARA"/1

NUOVE IPOTESI CIRCA LA "STELE DI NOVILARA"
CONSERVATA AL MUSEO "L. PIGORINI" DI ROMA

 
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Fin dal primo contatto con questa stele non si può non avere la prepotente sensazione che, nonostante venga definita nord-picena, di piceno non abbia nulla: né forma globale, né tipo di raffigurazioni, né disposizione e direzio-ne dell'iscrizione (per il raffronto vedere, per esempio, la stele di Loro Piceno conservata al Museo Archeologico di Ancona).


Ma soprattutto si ha la certezza che non sia una stele funebre: la presenza di 4 simboli (spesso erroneamente scambiati per decora-zioni geometriche) evoca un'atmosfera ellenica ed indica chiaramente che riguardano una stele per propiziare una guarigione.

E noto, infatti, che:

1) la RUOTA (antichissimo ed esteso simbolo indoeuropeo) era attributo di tutte le divinità solari, raffigurava il carro del sole nel culto di Elio-Apollo, era l'emblema di Dionisio, ma soprattutto era il simbolo di Zeus-Giove (foto 8 e foto 9).

2) il TRIANGOLO (a sinistra, sopra l'iscrizione) nel mondo greco simboleggiava la porta della vita, il principio femminile e la fertilità. Da notare che anche i 7 sepimenti che lo dividono sono simbolo di reintegrazione.

3) i SERPENTI (che avvolgendosi in circonvolu-zioni, bordano l'iscrizione su tre lati, formando un apparente motivo ornamentale) erano un simbolo comune a tantissime e antichissime civiltà (vedi il primitivo culto minoico dei serpenti, o il culto del serpente-dio della guarigione a Canaan e in Palestina).
Oltre che di saggezza e rinnovamento della vita, erano soprattutto simbolo di guarigione, di forza che la natura ha in sé per guarire sé stessa. In quanto tali, infatti, furono attributo di Asclepio e presenti nel cadùceo simbolo della medicina nel mondo ellenico.

4) la DOPPIA CROCE (a destra, sopra l'iscrizio-ne) analoga a quella tuttora presente (insieme ai serpenti) nello stemma degli Ordini Sanitari, era


La stele di Novilara

Foto 1 - Faccia con iscrizione. Le circonvoluzioni con cui sono rappresentati i serpenti sono simili a quelle dei reperti alle successive foto 4 e 5.


raffigurata sulla fronte di Artemide efesia ed era un ulteriore simbolo di Zeus.
L'iscrizione, invece, presente su un solo lato, si svolge su 12 righe, è costituita da quelle che poi ho appurato essere 43 parole (15 intere, 27 mutile e un nome proprio), è sinistrorsa, non boustro-fedica e realizzata con 20 caratteri (assimilabili, con variazioni lievi, ai greci arcaici), dei quali:
14 comuni all'alfabeto etrusco,
3 a quello osco,
1 a quello falisco e
2 (e ) peculiari di Novilara (forse uniche eccezioni per il carattere potrebbero essere le sue incisioni su alcuni reperti provenienti dal santuario della dea Reite sito presso Magrè, Vicenza, III°-II° secolo a.C., e su un gotto proveniente da Centuripe, Enna, V° secolo a.C.; ma, in quest'ultimo caso con valore diverso da quello attribuitogli a Novilara, cioè con valore di M).

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