A metà del XIV secolo, la “peste nera” colpì l’Europa. Altre volte il continente era stato investito da epidemie ma nessuna eguagliò quella del 1348. Scoppiata nell’autunno del 1346 in Crimea e portata in Europa da mercanti genovesi nel 1348, la peste si diffuse rapidamente gettando le popolazioni nella più grande disperazione. Chi si ammalava veniva allontanato immediatamente da casa oppure erano i suoi stessi familiari a scappare lasciandolo morire in solitudine poiché il rischio di essere contagiati era elevatissimo. Uomini, donne, bambini e anziani all’improvviso e spesso nel giro di poche ore venivano portati via dall’inguaribile epidemia. Durante questo periodo la decadenza dei costumi, l’imbarbarimento nella vita quotidiana, la fuga dei ricchi, la disperazione degli infetti e l’abbandono dei moribondi come la generale rassegnazione caratterizzavano la vita quotidiana. Il distacco dal congiunto, il pensare per sé e la crisi dei valori cristiani furono accelerati dalla paura della morte di fronte alla quale anche gli ordinamenti e le istituzioni furono sul punto di crollare. Circa un terzo della popolazione europea, 20 milioni su 60, morì: fu la peste a mettere in moto il cambiamento d’epoca che segnò la fine del medioevo ed aprì le porte al Rinascimento. Il libro ricostruisce attraverso le cronache dei testimoni oculari del tempo gli immensi effetti della catastrofe sull’economia, sulla politica, sull’arte, la letteratura, la medicina e la teologia nonché sulla vita di tutti i giorni e sulla morale di quegli anni. DA DOCUMENTI TRATTI DAL TESTO "LA NUOVA STORIA" MONDADORI: "Le preghiere e le processioni non impediscono alla "morte nera" di continuare a mietere le sue vittime. Negli ospedali ci sono molte persone che sono state contagiate. (Marco) |
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