· La grammatica è descritta in modo parziale,
non sono sufficientemente precisate alcune competenze (per es. rispetto
alla trattazione delle fonti e alla cronologia).
· La definizione di alcuni concetti
interpretativi di tipo economico, giuridico e sociale necessari, si
ferma ai primi due anni, poi diventa più incerta. Nella seconda
versione del documento sparisce anche questo. Bisognerebbe indicare una
rosa di concetti economici, giuridici, sociologici … , da costruire
durante tutti i nove anni dell’obbligo, dai loro presupposti più
semplici a quelli più complessi.
· La grammatica della storia sembra potersi
esaurire in quarta classe, non è sufficientemente chiaro che l’affinamento
delle competenze avviene anche negli anni successivi, durante la
presentazione della sistematica.
· Manca l’indicazione di inserire, almeno
ogni anno, un argomento a scala locale che possa prevedere anche la
modalità della ricerca storico-didattica.
· Per le prime classi andrebbe proposto un
ventaglio di campi tematici fra i quali scegliere gli argomenti
(altrimenti c’è il pericolo che senza "titoli", per
inerzia, fino in quinta non si faccia storia, come succede adesso, in
molte situazioni, nel primo ciclo elementare).
· Lo schema quattro + cinque, forse comprime
troppo la fase dell’apprendimento della grammatica minima (per esempio
non è possibile, per la maggior parte dei ragazzi, alla fine della
seconda dominare il secolo e alla fine della quarta la cronologia
convenzionale). Sarebbe più realistica la ripartizione cinque +
quattro, quattro anni concentrati quasi esclusivamente sulle competenze
attraverso temi a scelta, (strutturati cronologicamente o/e modularmene,
all’interno però di una rosa di possibilità) e, quattro anni
concentrati sulla sistematica. Nel quinquennio quindi non sarebbe
necessario un manuale di storia generale, mentre negli ultimi quattro
anni dell’obbligo, diventa quasi necessario, e potrebbe essere scelto
in base alla selezione tematica che propone, oltre che all’impostazione
metodologica.
· Le finalità della storia, della geografia e
delle scienze sociali non possono essere esterne, non devono cioè
riguardare la formazione di valori (alla pace, alla tolleranza, alla
mondialità,…) ma essere esclusivamente interne alle discipline, cioè
riguardare la comprensione del presente attraverso le conoscenze e le
competenze specifiche della storia, della geografia, dell’economia,
del diritto, … .
La formazione dei valori è una questione fondamentale, ma riguarda
tutti gli insegnanti e le discipline e non solo quelle dell’area
antropologica.
· L’indicazione di inserire nel curricolo,
anche fatti storiografici che si riferiscono ad altri continenti
dovrebbe rimanere una indicazione generale, uno dei criteri per
selezionare dei temi da proporre.
· La questione dei contenuti potrebbe essere
affrontata con una indicazione di orizzonti temporali, di campi tematici
e di confini cronologici, piuttosto che di argomenti/titoli specifici.
Potrebbe essere:
I passato recente, fino ad una retrospettiva di un anno.
II passato personale/familiare e recente, fino a una
retrospettiva di otto/dieci anni.
III passato generazionale e locale, fino ad una retrospettiva di
un secolo (il XX secolo).
IV e V passato del mondo e locale, anche all’interno della
cronologia e periodizzazione politica occidentale (oltre che di quella
di tipo economico/sociale che non esclude l’altra) un’altra ipotesi
potrebbe essere anche: almeno un argomento/tema/percorso … di
preistoria, di storia antica, medioevale, moderna, contemporanea, del
‘900, non necessariamente in quest’ordine di presentazione, per
arrivare a costruire un quadro cronologico generale sul quale innestare
l’anno dopo la sistematica.
VI - VII - I - II presentazione della
sistematica e sviluppo della grammatica.
Un nuovo curricolo dovrebbe riuscire a mettere in crisi la tradizione
didattica tutta incentrata sulle conoscenze, senza legare le mani ai
gruppi di docenti-artigiani che già hanno fatto quel salto di qualità.