La lunga storia del Parco Museo Minerario di Cabernardi

Miniere di Zolfo: Attuare la legge  

(Articolo 8 nov. 2001) 

CABERNARDI – L’otto marzo scorso, a poche ore dalla fine della legislatura, il Paramento ha licenziato una legge, intitolata "Disposizioni in campo ambientale", che - all'articolo 15 - prevede la istituzione di un "Parco museo minerario delle miniere di zolfo delle Marche" ed a tale scopo stanzia la somma complessiva di tre miliardi per gli anni 2001, 2002 e 2003.

A questo importante risultato hanno prima di tutto contribuito i parlamentari marchigiani Marisa Abbondanzieri, Primo Galdelli e Valerio Calzolaio, il cui lavoro è stato supportato dalla amministrazione provinciale di Ancona. La giunta provinciale, già nel dicembre 2000, aveva infatti deliberato un finanziamento per promuovere attività di studio, ricerca e progettazione riguardanti l'area della ex miniera di Cabemardi.

Edizione del 14 febbraio 1952

Una forte richiesta ad intervenire per la salvaguardia dei siti minerari si era registrata anche nel corso della iniziativa "Dallo zolfo alla chimica", svoltasi nel febbraio scorso, che aveva visto la folta partecipazione della comunità marchigiana di Pontelagoscuro, formatasi a seguito del trasferimento - attuato dalla Montecatini negli anni '50 - di molti minatori di Cabernardi al petrolchimico di Ferrara.

Per meglio rendersi conto della portata di questa legge occorre ricordare che l'Italia ha mantenuto il predominio mondiale della produzione dello zolfo dal XV secolo fino al 1912, anno in cui il primato passerà agli Usa. I poli produttivi dello zolfo erano principalmente, due: la Sicilia e, a partire dalla seconda metà del 1800, l'area Romagna-Marche. Questa, nel secondo dopoguerra, arriverà a produrre un quinto dello zolfo italiano.

L'area solfifera romagnolo-marchigiana si estendeva dal cesenate al fabrianese, passando per il Montefeltro e l'urbinate. Nelle Marche vi erano miniere a Perticara (Comune di Novafeltria, Provincia di Pesaro-Urbino) e a Cabernardi (Comune di Sassoferrato, provincia di Ancona), un pozzo di quest'ultima era ubicato in località Percozzone (Comune di Pergola, provincia di Pesaro-Urbino). Nell'urbinate sorgevano miniere in vicinanza di Fermignano che però hanno avuto una durata breve ed una limitata produzione.

L'attività estrattiva a Cabernardi e Perticara è proseguita, come vedremo, per circa un secolo. E' quindi estremamente importante che dopo tanti anni di abbandono - contro cui hanno e si sono battute, -con lodevole impegno e scarsi mezzi, associazioni di volontariato come "La miniera" di Cabemardi che ha messo in piedi e gestito, il Museo - vi sia finalmente lo strumento per intraprendere una politica di recupero dei siti minerari, nonchè di salvaguardia della memoria storica del lavoro nelle solfatare e delle lotte sostenute dai minatori.

Da non sottovalutare inoltre le ricadute positive che si potrebbero avere sul turismo, e quindi sull'economia, di alcuni Comuni del fabrianese.

Nell'area dell'ex miniera di Cabemardi sono discretamente conservati e recuperabili: la struttura in cemento armato del pozzo Donegani, almeno uno dei forni Gill, alcuni basamenti di calcheroni, un tratto di discenderia e diversi fabbricati in cui erano dislocati i diversi servizi di supporto alla miniera. Nella vicina,ex miniera di Percozzone potrebbero essere recuperati altri fabbricati ed un sistema di trazione ad argano.

A due chilometri da Cabernardi' di notevole interesse è il villaggio minerario di Cantarino composto da casette, disposte in file allineate, che servivano da dormitorio per i minatori che non potevano rientrare a casa dopo il lavoro.

Occorre il massimo impegno - da parte di Regione Marche, Province di Ancona e Pesaro e dei Comuni affinché a questa legge sia data attuazione ed il Consorzio che dovrà provvedere alla creazione e gestione del 'Parco minerario" sia un agile strumento all'altezza dei suoi importanti compiti.

Attualmente il Comune di Sassoferrato, anche con il contributo finanziario della Provincia di Ancona, ha provveduto alle necessarie rilevazioni sui siti ed alla redazione della cartografia;

il materiale è attualmente in possesso dell'assessorato regionale ai Beni Culturali che, dopo averlo analizzato ed eventualmente integrato, dovrà provvedere ad inviarlo insieme a quello pervenuto dai Comuni di Pergola e Novafeltria -al Ministero dell'Ambiente che dovrà emanare i decreti attuativi previsti dalla legge 23 marzo 2001 n' 93.