![]() Notizie generali Il territorio arceviese ha restituito una formidabile documentazione archeologica relativa alla presenza umana nelle età più antiche. La prima testimonianza della frequentazione umana nell'Arceviese risale, infatti al Paleolitico superiore. In località Ponte di Pietra è stato sistematicamente scavato un sito all'aperto riferibile all'Epigravettiano antico, risalente a circa 20.000 anni da oggi sulla sommità di un deposito detritico di versante sono stati evidenziati livelli di occupazione antropica, che hanno restituito abbondantissima industria litica insieme a pochi resti di cavallo. L'alta percentuale di manufatti non ritoccati rispetto agli strumenti consente di interpretare il sito come luogo di lavorazione della selce, anche se la presenza di tracce di focolare potrebbe far supporre l'esistenza di un insediamento abitativo vero e proprio anche se stagionale. La frequentazione umana nell'Arceviese durante il Paleolitico superiore è documentata anche da rinvenimenti sporadici effettuati in località S. Giovanni Battista, alla sommità di un terrazzo alluvionale lungo il fiume Misa. Nel territorio il Neolitico è rappresentato dal sito di Cava Giacometti dove è documentata una sequenza stratigrafica dal Neolitico finale alla media età del Bronzo. Gli scavi condotti negli anni 1964-65 dall'lstituto di Paletnologia dell'Università di Roma in collaborazione con l'allora Soprintendenza alle Antichità delle Marche, non hanno rimesso in luce strutture abitative, anche se la complessa sequenza stratigrafica fornisce indicazioni di una frequentazione del sito per oltre un millennio. Nel III millennio a. c., durante l'Eneolitico, fu realizzato il fossato difensivo di Conelle, per proteggere l'accesso ad un pianoro naturalmente delimitato sugli altri lati dalla confluenza del Fosso delle Grazie e del Fosso di Montefortino (Necropoli Gallica - Contrada Fonte), dove probabilmente sorgeva il villaggio preistorico, del quale non si hanno testimonianze dirette. Saggi effettuati sul pianoro non hanno evidenziato la presenza di resti strutturali abitativi probabilmente sconvolti da lavori agricoli. Tuttavia indizi indiretti sull'esistenza di un vero e proprio abitato si ricavano dai reperti provenienti dal fossato, come frammenti di intonaco con tracce di incannucciato. Il fossato, scavato in una formazione ghiaiosa, si sviluppa in lunghezza per oltre 120 metri con andamento leggermente sinuoso ed ha una larghezza dai 4 ai 6 metri. la profondità supera in alcuni punti i 7 metri La struttura venne usata solo in un primo tempo con scopi difensivi in seguito venne utilizzata sempre più intensamente come discarica di materiali di rifiuto del relativo villaggio. Tra le attività economiche del gruppo umano di Conelle sono attestate l'agricoltura - testimoniata dalla presenza di numerose macine, di frammenti di zappette in corno di cervo e di elementi di falcetto - e l'allevamento, soprattutto rivolto alla produzione di carne (maiali bovini ovini). Anche la caccia era intensamente praticata (cervo, cinghiale), come dimostrano le numerose punte di freccia rinvenute nel fossato. Un 'intensa attività di lavorazione del legno è attestata inoltre dalle numerose asce-martello in pietra levigata. L'antica età del Bronzo è rappresentata nel territorio dal materiale rinvenuto in località S. Giovanni Battista, sulla riva sinistra del fiume Misa. Testimonianze archeologiche relative ad un momento avanzato dell'età del Bronzo (Subappenninico) sono più numerose anche se sporadiche (Conelle loc. Crocefisso, La Pieve, Piano delle Badie, Ponte del Goro). Al Bronzo finale appartiene l'abitato di Monte Croce Guardia, che si estendeva su una vasta area del monte che sovrasta Arcevia. Del vasto insediamento sono state per ora scavate alcune capanne ricavate nella roccia, la cui struttura era probabilmente costituita da un alzato ligneo. L'abitato di Monte Croce Guardia riveste una notevole importanza per la definizione della cultura protovillanoviana, considerata anche negli aspetti abitativi e nel rapporto con la necropoli di Pianello di Genga, nella vicina Gola del Sentino. Scavi condotti tra il 1894 e il 1899 a Montefortino di Arcevia hanno inoltre condotto alla scoperta di una importantissima necropoli gallica (IV-III sec. a.C. ) di cui furono recuperati numerosi corredi. la necropoli di Montefortino rimane un momento fondamentale per chiarire l'entità e la natura del processo di ellenizzazione ed italicizzazione subito dalla tribù di Galli Senoni che si insediarono in alcuni territori del versante orientale dell'Appennino umbro marchigiano. Inoltre a Montefortino di Arcevia è attestata la presenza di un santuario dove, presso una fonte, veniva praticato un culto probabilmente relativo ad una divinità salutare. Il santuario ha avuto una lunga continuità di vita, in quanto i materiali votivi raccolti (statuette, ex voto a forma di organi umani, unguentari di terracotta e altro vasellame) sono databili fra il V sec. a.C. e la piena età romana. MS
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