ARCEVIA

Loc. Montefortino - contrada Fonte - santuario

 

Nei pressi del sepolcreto gallico, vicino ad una fonte è stata accertata la presenza di un santuario del quale, alla fine del secolo scorso, sono state individuate e scavate alcune stipi votive. l numerosi materiali raccolti attestano la lunga continuità di vita del luogo sacro, in cui è stato praticato un culto fontile a carattere terapeutico e documentano almeno tre fasi distinte della sua frequentazione.
Ad una prima fase (V sec. a.C.), di tipo umbro, attestata, tra gli altri oggetti, dagli ex-voto a figura umana in sottili lamine di bronzo ritagliate con le forbici, ascritti al "Gruppo Segni" e diffusi in area laziale, in ambiente umbro-sabellico e con significative presenze anche in centri etruschi e italici della Pianura Padana, seguono una seconda fase (III-II sec. a.C.), di tipo etrusco - laziale - campano, strettamente connessa alla romanizzazione dell' ager gallicus a cui si riferiscono i votivi anatomici (teste e braccio) e le statuette in terracotta (tra cui un bovide) e una terza e ultima fase (I-II sec. d.C.), di tipo romano, attestata soprattutto dalla presenza di vasi a fruttiera con sostegni fittili, i c.d. labra, di età imperiale, uno dei quali con iscrizione latina, connessi con il culto reso alla latina Bona Dea (l'antica Dea Cupra del pantheon umbro-piceno).

Strettamente connessi alla sfera della vita religiosa e all'ideologia funeraria si rivelano tre cippi in pietra rinvenuti nell' Arceviese e nell'alta valle dell'Esino accomunati da affinità tipologiche e iconografiche, e soprattutto, dalla comparsa sul lato posteriore di una piccola nicchia a destinazione cultuale-sacrale.

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Nell'area del sepolcreto gallico, presso le tombe 8,33 e 30-30 bis, è stato rinvenuto un cippo in pietra calcarea (cm 84x45x34) a forma di casa con pianta quadrangolare e copertura a doppio spiovente. In una delle facce maggiori, quasi al centro, si apre una nicchia quadrata con due fori destinata forse ad ospitare un oggetto rituale ivi deposto e protetto. Sempre da Arcevia, ma da un'altra località, proviene un secondo cippo in pietra calcarea, anepigrafe (cm.80x27x32) con porta d'ITIS entro edicola timpanata. Sulla faccia posteriore, quasi al centro, si apre una nicchia a forma di croce con quattro fori, destinata, come nell'esemplare precedente ad ospitare un oggetto rituale ivi deposto. Per la sua particolare forma a croce la nicchia è stata collegata al mondo celtico, in cui è dato reperire simboli analoghi.

Da Rocchetta di Fabriano proviene un terzo cippo di età tardo-repubblicana in pietra calcarea con porta d'ITIS entro edicola timpanata e con iscrizione latina T (itus) STATORIUS. Anche su questo terzo cippo, sulla parte posteriore compare una nicchia quadrata, con funzione analoga a quella indicata per gli esemplari sopracitati.

Questi tre cippi, a cui si può affiancare un quarto esemplare a falsa porta con coronamento a timpano, dalla necropoli picena di Numana, rivestono un indubbio interesse in quanto attraverso di essi è possibile cogliere retaggi, legami, influenze e sopravvivenze culturali trai diversi gruppi etnici (umbri, piceni e celtici) che costituiscono il sostrato delle popolazioni presunte in età storica nell'ager gallicus ed in particolare nell'agro sentinate.

ML

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