![]() Il Museo Archeologico di Arcevia, pur fregiandosi dell'appellativo di "Statale'' con cui fu a suo tempo istituzionalizzato, nasce in realtà dall'impegno congiunto della Soprintendenza Archeologica per le Marche e dell'Amministrazione Comunale: quest'ultima ha messo a disposizione i locali (attigui al Chiostro di S. Francesco), restaurati e ammodernati e si è assunta i costi dei servizi e consumi. la Soprintendenza, oltre a fornire la progettazione scientifica nonchè - ovviamente - i materiali archeologici ha provveduto all'allestimento e adeguamento dei locali stessi a sede espositiva, e assicurerà il personale di custodia minimo per l'apertura al pubblico, cui collaborerà comunque anche il Comune stesso. La nuova sede museale di Arcevia si propone, nel più vasto ambito degli indirizzi e progammi del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e della Soprintendenza (che riteniamo largamente condivisi dagli Enti locali e territoriali), di creare sul territorio, ove non presenti le maglie di una diffusa rete espositiva che, insieme ai Musei dipendenti da altri Enti opportunamente adeguati costituiscano il riferimento diretto alle aree archeologiche di origine dei materiali ed insieme il rimando al Museo Nazionale delle Marche. Questo ruolo, che spesso comporta il riportare presso i luoghi di provenienza i reperti (indirizzo che, che ove motivato storicamente e scientificamente, non è mai stato osteggiato, ma anzi favorito, dall'Amministrazione dei Beni Culturali) , può svolgersi a più livelli che vanno dal semplice centro di documentazione, all'antiquarium di scavo, al museo di comprensorio: riteniamo che il Museo di Arcevia possa a buon diritto rientrare in quest'ultima tipologia, in quanto offre, già allo stato attuale, un'ampia documentazione di diversi siti archeologici del territorio arceviese, largamente inteso, pertinenti e varie epoche e facies culturali dalla preistoria fino alle soglie dell'età romana. Se, infatti il primitivo progetto limitava l'esposizione a determinati complessi soprattutto preprotostorici si è ritenuto poi anche in vista dell'ampliamento futuro degli spazi (già programmato dall'Amministrazione Comunale), di estendere l'esposizione, comprendendo anche la presentazione di una prima campionatura almeno dei contesti della necropoli e del santuario di Montefortino. Ciò è parso giusto e doveroso, in considerazione del fatto che, se per i cultori dell'archeologia preistorica il nome Arcevia richiama alla mente i complessi prestigiosi di Ponte di Pietra, Conelle, Monte Croce Guardia, solo per fare alcuni esempi per molti altri invece, Io stesso nome evoca le cospicue suppellettili della necropoli gallica di Montefortino, tanto da essere comunemente in uso, nelle tipologie di alcune classi di materiali la denominazione "tipo Montefortino dArcevia". Il nuovo Museo (che dovrà in futuro anche costituire la base operativa per le ricerche sul territorio, che la Soprintendenza intende riprendere e proseguire quanto prima) è completato infine, secondo i più moderni criteri metodologici da un cospicuo apparato esplicativo e didattico, che si avvale anche di mezzi audiovisivi e multimediali nell'intento di offrirsi in primo luogo, al mondo della scuola, nella convinzione che proprio i giovani debbano per primi "riappropriarsi" della storia della loro comunità, nonchè a tutti i cittadini della comunità stessa; ma anche nella speranza di renderlo appetibile e gradevole a quel turismo "intelligente" (che è poi quello che ci interessa), che voglia meglio conoscere le Marche e, in generale, il nostro Paese. Giuliano de Marinis |